Contro il numero chiuso, per un’altra idea di formazione!

Contro il numero chiuso, per un’altra idea di formazione!

by / Commenti disabilitati su Contro il numero chiuso, per un’altra idea di formazione! / 24 View / 5 settembre 2011

Share

In questi giorni, mentre è in discussione la manovra finanziaria dettata dalle banche e dai grandi gruppi finanziari, con cui il governo decide di tagliare quel poco di welfare e diritti rimasti ormai in Italia, privando così migliaia di giovani del proprio diritto al futuro, migliaia di studentesse e studenti nel nostro paese dovranno superare un test per provare a dar vita ai loro sogni, al loro desiderio di vedersi, fra qualche anno, architetto, medico, infermiere, psicologo…

Fa riflettere come, col passare del tempo, si stia assistendo ad un progressivo aumento dei corsi a numero programmato, ad un aumento del livello di sottofinanziamento dell’Università Pubblica, ad un crescente attacco al sistema di diritto allo studio, ad un innalzamento della contribuzione studentesca; in sintesi ad un progressiva rinuncia, dello Stato, ad investire nella formazione qualitativa e quantitativa della popolazione.

Tante le scuse; su tutte la crisi, la difficoltà di garantire i requisiti logistici (sedi, laboratori, aule, sale studio, biblioteche, ecc..), la presunta necessità di creare corsi di laurea sempre più professionalizzanti, e l’esigenza di far coincidere la “domanda con l’offerta”. Di fronte a queste assurde prese di posizione che hanno come denominatore comune logiche economiche tese esclusivamente ad escludere tantissimi studenti dal percorso di studi per rientrare nei parametri del ministero e avere accesso a più fondi, in un periodo di tagli stringenti e miopi, non possiamo che evidenziare come dotarsi del numero chiuso equivalga a ridurre l’offerta, così da mantenere alta la domanda al punto tale da creare un enorme deficit sul ricambio generazionale di alcune figure professionali (medici su tutti) oltre a fortificare ed incentivare le lobby ed il corporativismo.

Riteniamo che i saperi debbano essere liberi e che quindi l’accesso ad una facoltà e il conseguente percorso formativo debba essere privo di qualsiasi ostacolo, che sia di natura economica o sociale o di natura logistica e che il legislatore debba assumere l’obbligo di rimuoverli e non introdurre forme di privazione della libertà dell’individuo.

Riteniamo fuori da ogni logica, inoltre, pensare che con poche domande a crocette si possa veramente valutare se una persona abbia le capacità di intraprendere un determinato percorso di studi anche considerando la dubbia efficacia del testare delle conoscenze che si dovranno acquisire durante il primo anno di formazione.

E’, per noi, inaccettabile vivere una condizione in cui gli studenti che non superano il test di ammissione si ritrovino ad un bivio fra l’iscriversi ad al iscriversi ad altri corsi di laurea (molto spesso con poca determinazione) o rinunciare alla carriera universitaria.

Essendo, questi due effetti prodotti dal numero programmato, fortemente lesivi della libertà dell’individuo e un danno alla collettività tutta riteniamo che il numero programmato vada eliminato. Crediamo invece molto più giusto che ci sia una valutazione seria delle conoscenze acquisite durante i corsi, con prove di valutazione in itinere rigorose, che non guardino alle conoscenze ma alla conoscenza!
Mentre si discute la manovra economica nelle nostre scuole e nelle nostre università emergono sempre più evidenti i danni della riforma Gelmini e dei tagli di questo governo: scuole fatiscenti che cadono a pezzi, disservizi e meno insegnanti e oltre duecentomila “studenti fantasma” che rischiano di essere espulsi dall’università grazie al taglio del 94,71% al diritto allo studio che insieme al taglio alle Regioni, previsto nella manovra tutt’ora in discussione, segnano la fine del diritto allo studio.

Al posto delle borse di studio, il ministro Gelmini vuole introdurre un test nazionale per gli studenti diplomati con almeno 80/100, che assegni, senza tener conto del reddito familiare, prestiti da 10.000 € per pagare le spese degli studi e da restituire una volta laureati.

Gli studenti non possono essere i fantasmi di questo paese: mentre si discute della manovra finanziaria e del futuro della nostra nazione, ribadiamo con forza che questo autunno, i conti, il governo dovrà farli anche con noi.

Siamo universitari, vogliamo studiare, avere una formazione di qualità e avere un futuro non precario, non possiamo accettare la logica del tutti contro tutti che ci viene imposta dall’attuale sistema formativo. Per questo oggi gli studenti di LINK -Coordinamento Universitario hanno manifestato contro i tagli all’università e il numero chiuso in oltre 20 atenei italiani e domani saremo al fianco dei lavoratori nelle piazze dello sciopero generale. Non resteremo invisibili, stiamo arrivando.