Sono Sebastiano, ho 22 anni. #Iovoglio fare l’avvocato!

by / Commenti disabilitati su Sono Sebastiano, ho 22 anni. #Iovoglio fare l’avvocato! / 221 View / 7 novembre 2014

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A breve finirò il mio percorso di studi e la prospettiva della libera professione rimane, nonostante in questi anni abbia perso gran parte della sua attrattiva, uno dei principali sbocchi lavorativi.

Tuttavia quello che attende chi fa questa scelta non è certo un futuro semplice: dopo la sudata laurea quinquennale mi aspetta un periodo di 18 mesi di praticantato privo di qualunque tipo di tutela e retribuzione, che inoltre non dà neanche la garanzia di poter intraprendere la professione forense.

Mentre gli imprenditori del paese stanno cercando di rifarsi una verginità, affrancandosi dal termine di “padrone”, c’è un settore in cui il titolo di “dominus” viene rivendicato con orgoglio: l’avvocatura.

Come ormai è noto, nella maggior parte dei casi lo svolgimento del praticantato è al limite dello schiavismo e non garantisce minimamente un percorso di formazione all’aspirante avvocato; quasi sicuramente, infatti, i praticanti si trovano a svolgere negli studi professionali meri compiti di segreteria, che ben poco hanno a che fare con la futura professione. Come se non bastasse, tutto questo viene svolto senza che sia prevista alcuna tutela: niente contributi previdenziali, ferie retribuite, maternità, congedi, indennità di malattia, né è previsto alcun preavviso in caso di licenziamento o dimissioni (ognuna delle parti può interrompere il rapporto di tirocinio senza preavviso o onere alcuno). Inutile anche aggiungere che per il praticante non è prevista alcun tipo di retribuzione minima. Per un anno e mezzo dunque siamo costretti a lavorare gratuitamente, facendoci mantenere dai nostri genitori o, per chi non ha questa fortuna, a inventarci altri lavoretti nel fine settimana o la sera che almeno ci assicurino qualcosa per campare.

Ma non è finita qui! Dopo il periodo di praticantato, ci attende un esame di stato privo di qualunque garanzia di trasparenza e gestito dall’Ordine stesso, una delle caste più potenti del Paese, che di certo non ha nessun interesse a permettere l’accesso all’avvocatura alle nuove generazioni.

Per concludere, la legge prevede per me la possibilità di anticipare 6 mesi (su 18) della pratica forense durante il mio percorso universitario. Tuttavia questa opportunità è subordinata ad una convenzione tra i Direttori dei Dipartimenti di Giurisprudenza e l’Ordine degli avvocati: ad oggi non solo baroni e dominus non si sono ancora messi d’accordo, ma nell’unica proposta presentata sono previsti requisiti d’accesso assurdi che escluderanno la grandissima maggioranza degli studenti e che non trovano riscontri in analoghe convenzioni fatte da altri ordini professionali.

Il 14 novembre incrocerò le braccia e scenderò in piazza per difendere il mio diritto a minime tutele di civiltà e alla reale possibilità di accedere alla professione forense, ma anche perché dalla tutela dei praticanti e dalla qualità del nostro percorso formativo dipende la qualità della difesa dei diritti che la Costituzione garantisce ad ogni cittadino.