Solidarietà ai lavoratori di Pomigliano

Solidarietà ai lavoratori di Pomigliano

by / Commenti disabilitati su Solidarietà ai lavoratori di Pomigliano / 4 View / 18 giugno 2010

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L’accordo capestro che la Fiat di Marchionne, con la complicità del governo e di una parte dei sindacati, sta tentando di imporre ai lavoratori dello stabilimento FIAT di Pomigliano d’Arco non è una normale vertenza locale. È palese infatti, il tentativo di far passare, attraverso la vicenda di Pomigliano e in particolare attraverso l’attacco al diritto di sciopero e al diritto alla salute, un nuovo modello di relazioni sociali tra impresa, lavoratori e territorio, ristrutturando sul piano materiale come su quello simbolico i rapporti di forza tra le componenti del mondo della produzione e delle società italiana.
Tale modello, in realtà, non è poi così nuovo: si tratta dell’arbitrio totale dell’azienda sul lavoratore ridotto a merce, asservito a decisioni prese altrove, ricattato tramite la minaccia della delocalizzazione, prigioniero di uno stabilimento-caserma in un territorio desertificato dalla criminalità organizzata, mentre merci, capitali e linee di produzione viaggiano liberamente per il mondo senza barriere della globablizzazione. Un modello già visto: l’Italia che hanno in mente Marchionne e Sacconi, è semplicemente quella di fine ‘800, prima che iniziasse il cammino di liberazione e di conquista dei diritti sociali e civili che ha portato alla Costituzione e allo Statuto dei lavoratori, non a caso due documenti che il governo vorrebbe modificare.

La battaglia è altamente simbolica: sono già tante le Pomigliano, in giro per l’Italia, dalle piccole imprese del Nordest al mondo del lavoro nero nel Sud, dove i diritti costituzionali dei lavoratori, primi fra tutti i migranti, sono stati barattati per la miseria di un salario. Imporre questo ricatto anche in una grande fabbrica storicamente attiva significherebbe legittimare il cambiamento della costituzione materiale in senso classista e autoritario intrapreso da tempo dal governo e da Confindustria. Un tentativo analogo a quello portato avanti dal governo e da Confindustria all’interno della scuola e dell’università, con l’obiettivo di minare le basi di ogni possibile appartenenza collettiva e di privare la nostra generazione della speranza di un futuro migliore.
Ci vogliono riportare a un passato di servitù, noi rivendichiamo un futuro di libertà, il futuro di una società della conoscenza libera, democratica ed eguale, un futuro in cui il motore del progresso non sia lo sfruttamento delle persone e dell’ambiente ma l’investimento sul sapere pubblico e sulla libera ricerca.
Consapevoli che la battaglia contro la crisi come dispositivo di disciplinamento degli uomini e delle donne alla logica del profitto coinvolge tutta la società, gli studenti e le studentesse di LINK-Coordinamento Universitario e dell’Unione degli Studenti esprimono la loro piena solidarietà agli operai di Pomigliano e a tutti gli altri lavoratori che si stanno mobilitando in questi giorni a sostegno di questa battaglia.
Ci appelliamo a tutto il movimento studentesco, ai sindacati, alle associazioni, ai partiti, alla società civile organizzata e ai singoli individui, perché si costruisca al più presto un fronte unitario di resistenza contro la crisi economica, sociale, ambientale e democratica. Rompiamo il muro del silenzio e della complicità, riprendiamo la parola, apriamo, a partire dallo sciopero generale del 25 giugno, una grande stagione di mobilitazione a sostegno dei diritti e della Costituzione.