Scuole di specializzazione: la luce in fondo al tunnel?

by / Commenti disabilitati su Scuole di specializzazione: la luce in fondo al tunnel? / 220 View / 8 maggio 2015

Sembra, da indiscrezioni giornalistiche ed istituzionali, che il numero delle borse di specializzazione che saranno messe a bando nel prossimo concorso nazionale sarà di circa 6500. Non possiamo che essere contenti di questo dato, ma sicuramente, anche alla luce di tutti i ritardi che si stanno susseguendo per l’uscita di questo bando, non possiamo di certo essere soddisfatti a pieno.

Dopo aver bruciato la scadenza del 28 febbraio 2015 (scadenza scritta nero su bianco nel precedente regolamento, approvato meno di un anno fa) per l’uscita del bando, e dopo aver bruciato anche la scadenza del 30 aprile 2015, diramando l’avviso dell’approvazione del nuovo regolamento (che prevede che entro il 30 aprile di ogni anno debba essere bandito il concorso), il MIUR prova a recuperare credibilità attraverso lo stanziamento di fondi aggiuntivi, ma che per quanto possano fornire una boccata d’aria al sistema (ricordiamolo, le richieste annuali delle regioni superano le 8000 unità, ma ogni anno entrano in specializzazione tra i 4500 e i 5500 medici) di certo non risolvono l’enorme problema che si è accumulato negli anni e che è esploso al concorso dello scorso anno.

Continuiamo a chiedere trasparenza in merito (abbiamo presentato anche alcune mozioni presso il CNSU su questo tema), che cioè risulti chiaro, da subito e non all’ultimo momento, quali istituzioni ed in che percentuale stiano finanziando e quante borse di specializzazione siano disponibili, in modo tale da implementare quei processi di partecipazione e di accountability della pubblica amministrazione di fronte ai cittadini (che sono comunque i fruitori del sistema sanitario nazionale).

L’obiettivo, ovviamente, resta la piena copertura delle borse, in modo tale che non solo ciascuno studente di medicina (che ha già affrontato una durissima selezione all’ingresso) possa proseguire i propri studi, ma in modo tale che l’intero sistema sanitario sia costantemente dotato di giovani professionisti.