QUALE CAMBIAMENTO? NELLA LEGGE DI STABILITA’ SI PROGRAMMA UN’UNIVERSITA’ SOTTOFINANZIATA

by / Commenti disabilitati su QUALE CAMBIAMENTO? NELLA LEGGE DI STABILITA’ SI PROGRAMMA UN’UNIVERSITA’ SOTTOFINANZIATA / 2 View / 2 novembre 2018

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A quanto pare sull’istruzione universitaria poche sono le misure intraprese nella Legge di Stabilità e tutte le promesse fatte si stanno rivelando semplici spot elettorali. L’articolo 78 prevede che nel periodo 2019-2025 le risorse per coprire il fabbisogno delle università dovranno crescere nella stessa misura del Pil reale, così come previsto dalla Nota di aggiornamento del Def e che nel calcolo del fabbisogno saranno scorporate le voci per gli investimenti e la ricerca. Ciò in altre parole significa che il fondo di finanziamento ordinario potranno aumentare solo in ragione ed in parte uguale alla crescita del prodotto interno lordo. Il Governo si dimentica forse che per la crescita del nostro Paese è necessario guardare al fabbisogno delle Università svincolato da qualsiasi limite: solo dall’Università può partire una crescita di lungo periodo.

Nessuno è in grado di assicurare ad oggi un tasso elevato e costante di crescita del PIL reale al netto delle intenzioni e degli slogan: ciò significa che potrebbe accadere che i tassi di crescita siano anche pari allo zero o comunque molto bassi perciò l’ammontare del Finanziamento rimarrebbe pressoché invariato, cristallizzando la situazione degli Atenei e continuando a vedere una competizione sfrenata degli stessi Atenei se non Dipartimenti per l’accaparrarsi risorse scarse. Legare l’aumento dei fondi dell’FFO al tasso di crescita del PIL significa anche non riconoscere all’Università un ruolo centrale come già detto nella crescita e quindi una priorità da cui far ripartire il nostro Paese e non riconoscere i bisogni che il sistema universitario stesso vive: non solo si limita notevolmente la crescita di finanziamenti, ma non si mette in discussione il sistema fortemente premiale e competitivo esistente.

Senza un aumento massiccio dell’FFO risulta impossibile un innalzamento della no tax area per aumentare il numero degli studenti esonerati dal pagamento delle tasse, il superamento del numero chiuso che più volte il Governo ha ribadito come proprio obiettivo, costruire un piano di reclutamento serio e capace di rispondere alle esigenze degli Atenei, di costruire spazi e mettere in sicurezza e a norma quelli esistenti.

Secondo un prospetto di stime, infatti, in tre anni il Fondo di Finanziamento aumenterebbe tra i 200 e i 300 milioni- qui per vedere le tabelle con le proiezioni e con le differenze rispetto agli anni passati drive.google.com/folderview-, nulla né rispetto alle necessità esistenti né rispetto ai fondi investiti da Francia e Germania, rispettivamente 24 e 30 miliardi. Inoltre, si nota come negli ultimi tre anni, ad eccezione del 2017, il tasso di aumento dell’FFO sia stato in gran parte di molto maggiore al tasso di crescita del Pil, eppure notevolmente insufficiente. Oltretutto, c’è da considerare anche la logica competitiva e su base premiale che negli ultimi anni ha visto caratterizzare la ripartizione dei finanziamenti, vedi i super dipartimenti, sulla quale il nuovo Governo ha ancora non ha aperto una riflessione se non cambiando qualche parametro all’interno del costo standard, su cui ci siamo già espressi- http://linkcoordinamentouniversitario.it/ffo-2018-nonostante-piccoli-cambiamenti-e-necessario-un-totale-ripensamento-e-rifinanziamento-dellffo/”.- continua Alessio Bottalico.

 

 

Ancora una volta il cambiamento risulta una formula retorica e privo di ogni sostanza: inaccettabile il silenzio da parte del Ministro dell’Istruzione e le vane promesse di Di Maio all’incontro con gli studenti. Come studenti e studentesse saremo in piazza il 16 Novembre e saremo in stato di agitazione permanente in tutti gli Atenei affinchè non vedremo risposte concrete alle nostre richieste.