PRONTI I POLI DI ECCELLENZA. Ennesimo attacco all’Università pubblica.

by / Commenti disabilitati su PRONTI I POLI DI ECCELLENZA. Ennesimo attacco all’Università pubblica. / 449 View / 20 aprile 2017

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Dopo la misura inserita in legge di stabilità rientrante nel piano Calenda industria 4.0, contenente misure circa l’istituzione di super-finanziamenti (20 milioni per il 2017 e 10 milioni per il 2018) per pochissimi atenei per costituire veri e propri centri d’eccellenza, e la netta contrarietà espressa dalla componente studentesca, il ministero fa orecchie da mercante e continua verso la direzione tracciata in legge di bilancio.

Infatti, apprendiamo che nei prossimi giorni il ministero per lo sviluppo economico dovrebbe disciplinare attraverso decreto le modalità di costituzione e di finanziamento dei “competence center”, centri ad alta specializzazione che avrebbero lo scopo a detta loro di “promuovere ricerca applicata e trasferimento tecnologico”.

Dopo anni di tagli finanziari all’Università e alla ricerca che hanno prodotto una gravissima riduzione di personale, il blocco del turn over, un calo delle immatricolazioni del 20% dal 2010 ad oggi e la sparizione di corsi di studio, non accettiamo che qualcuno pensi di promuovere la ricerca dirottando notevoli fondi pubblici per inventare la “ricerca eccellente”, destinando cioè i fondi per una piccola parte degli atenei e una piccolissima parte delle ricerche.

Con la logica premiale dei finanziamenti per pochi “centri” non si farà altro che divaricare le disuguaglianze tra atenei del nord e atenei del sud (costretti ormai alla fame) ed esasperare dipartimenti e atenei con la logica della competizione al posto di garantire alti livelli di didattica e ricerca in tutte le università italiane, così da apportare innovazione e sviluppo sostenibile su tutto il territorio.

Il governo pensa, inoltre, di far decollare il trasferimento tecnologico verso la quarta rivoluzione industriale, lasciando libero accesso ad aziende ed enti privati di accedere alla scrittura e definizione dei progetti e degli obiettivi, nella forma del partenariato pubblico-privato.  
Non possiamo accettare un piano che ha come esplicita volontà quella di finanziare solo qualche Politecnico per rispondere alle esigenze di produzione di qualche specifica industria.

Oggi, alla luce di una cronica crisi industriale del Paese, pensiamo sia necessario rivedere alla radice il rapporto tra università e territorio ed università e imprese, rilanciando su tutto il territorio il sapere appreso in università e la libera ricerca per determinare nuovi paradigmi produttivi, compatibili con l’ambiente e la vita, innovando i processi produttivi e ripensando il modello di sviluppo.”

Ricordiamo, infine, al Ministro Calenda che, per rilanciare la ricerca in Italia, alla luce della quarta rivoluzione industriale, fuori dalla retorica, bisognerebbe innanzitutto stabilizzare gli oltre 40.000 ricercatori precari dell’università italiana.