PACE SUBITO

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by / Commenti disabilitati su PACE SUBITO / 16 View / 23 marzo 2011

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Negli ultimi 2 mesi abbiamo gioito e sofferto per le sorti dei nostri coetanei sull’altra sponda del Mediterraneo, in rivolta contro regimi autoritari che andavano finalmente cancellati dalla storia.
Abbiamo visto nelle loro lotte la nostra stessa voglia di cambiamento, il desiderio di prendere in mano il proprio presente e costruire il proprio futuro. Abbiamo condiviso la loro rabbia contro tiranni che hanno asservito i propri popoli agli interessi delle potenze politiche ed economiche occidentali. Non abbiamo alcuna ambiguità: siamo con i popoli liberi, sempre e comunque, a differenza di chi per decenni si è servito di Gheddafi, Mubarak e Ben Alì come cani da guardia per difendere i propri privilegi dalle legittime aspirazioni di quei popoli.

 

 

 

Quelli che ora lanciano la “guerra umanitaria” sono gli stessi che hanno premiato e sostenuto Gheddafi per il suo ruolo di secondino del carcere africano. Nessun intervento “a difesa dei diritti umani” è mai stato all’ordine del giorno quando denunciavamo i suoi crimini contro l’umanità, i campi di concentramento in cui migliaia di migranti venivano sterminati in nome del trattato di amicizia con l’Italia e degli accordi con Ue e Nato.
Neanche le rivolte di questi mesi hanno smosso di un millimetro i governi occidentali. In Yemen e Bahrein i governi sparano sui manifestanti, le transizioni in Egitto e Tunisia sono ancora aperte, Siria e Iran sono polveriere pronte a scoppiare. Eppure in 2 mesi l’Europa non ha mosso un dito: nessuna iniziativa politica, nessun progetto di cooperazione, nessuna azione diplomatica.
Non ci si muove quando Gheddafi stermina i migranti, non ci si muove quando il Mediterraneo chiede democrazia. Ma appena è a rischio la stabilità di un paese centrale dal punto di vista energetico e geopolitico come la Libia, ecco partire aerei militari carichi di bombe e diritti umani. Le vicende di questi giorni, dalla guerra in Libia alla tragedia giapponese, tra petrolio e nucleare, pongono con rinnovata attualità il tema del modello di sviluppo e delle risorse energetiche. 
La vicenda libica dimostra il fallimento (voluto?) della diplomazia e l’inesistenza dell’Europa politica. Gli appelli Onu all’iniziativa diplomatica sono stati ignorati, così come l’invito a soccorrere i profughi. I grandi amici di Gheddafi, colleghi in affari, nelle banche, nel petrolio, nell’edilizia, preoccupati dall’incertezza sugli esiti della rivolta, hanno preferito scaricare il proprio socio e prendersi direttamente il bottino.
La guerra è la sconfitta della politica, e questa guerra, in particolare, seppur mascherata da intervento finalizzato a difendere i ribelli da uno scontato sterminio, apre delle contraddizioni che non si scioglieranno in tempi brevi, e che apriranno una stagione di grossa instabilità di quell’area, nonché una possibile fase neocoloniale tesa a rafforzare gli interessi dell’occidente presenti sul territorio. Le organizzazioni internazionali non hanno preso posizione sullo scenario delle rivolte libiche, rimanendo fin troppo nell’ambiguità, date le relazioni di connivenza con Gheddafi, e non hanno attivato alcun meccanismo di sostegno alle rivolte nei tempi e nelle modalità dovute, che di certo non sono i bombardamenti. Chi lo fa ora, compie un’azione con l’obiettivo di determinare fortemente gli esiti della crisi ed evitare ogni possibile sbocco verso una vera indipendenza nazionale. Chiediamo quindi l’immediato cessate il fuoco da parte di tutti e l’apertura di corridoi umanitari.
Continuiamo a sostenere tutte le rivolte democratiche del Mediterraneo, continuiamo a credere con convinzione che il ripudio della guerra non sia un tema da poter sottoporre a periodi ipotetici, balbuzie e silenzi, continuiamo a chiedere l’accoglienza di profughi e migranti. Ribadiamo quindi la necessità di garantire il diritto d’asilo a tutti. Crediamo l’Italia debba assumersi in Europa, la responsabilità di sostenere lo sviluppo dei diritti umani in questi Paesi. Crediamo serva una grande mobilitazione per risvegliare le coscienze, per ribadire che l’Italia ripudia la guerra e che le rivolte democratiche non devono essere strozzate né dai tiranni africani né dai bombardieri europei.

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