Numero chiuso e titolo non abilitante: in arrivo il decreto sulle lauree professionalizzanti.

by / Commenti disabilitati su Numero chiuso e titolo non abilitante: in arrivo il decreto sulle lauree professionalizzanti. / 434 View / 29 novembre 2016

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Riportiamo l’articolo di Benedetta Pacelli pubblicato da “Il Sole 24 Ore”.

Un numero chiuso non superiore a 50 studenti, una laurea non abilitante, crediti e requisiti per la didattica in formato slim. Questo l’identikit della lauree professionalizzanti che dal 2017 si candidano a diventare quel modello formativo capace di riallineare la domanda di competenze tecnico-professionali e l’offerta di capitale umano.
I principi chiave saranno contenuti in un decreto ministeriale che sarà emanato nelle prossime settimane dal numero uno dell’Istruzione e università Stefania Giannini, in modo da consentire agli atenei di inserire il nuovo corso nella offerta formativa del 2017/18.
Dunque dopo molti mesi di dibatitto che hanno visto il coinvolgimento del mondo accademico, dell’impresa e delle professioni e con il via libera del Miur, si stringe il cerchio attorno al progetto voluto dalla Conferenza dei rettori e finalizzato a ricostruire quel legame, a tratti inesistente, tra università e mondo del lavoro.
I punti chiave.
Per ora il progetto sarà affidato a un’iniziativa pilota che, secondo le ultime indiscrezioni, coinvolgerà circa dodici atenei sparsi su tutto il territorio nazionale (è comunque previsto che non si attivi più di un corso per ateneo per un massimo di 60 corsi), dal Politecnico di Torino all’università di Napoli Federico II, dall’Alma Mater studiorum di Bologna all’università Politecnica delle Marche fino all’università degli studi di Lecce e quella di Modena e Reggio Emilia, alcuni atenei poi si consorzieranno per attivarlo in maniera congiunta come l’università di Udine e Trieste.

Prima sperimentazione.
Il principio guida è quello di avviare una prima sperimentazione per poche classi di laurea intervenendo sugli ordinamenti didattici già esistenti e soprattutto con corsi a numero chiuso che non potranno ospitare più di 50 studenti a corso. Si partirà, quindi, dalla classe di Ingegneria industriale che più si presta ad essere applicata a diverse esigenze formative per i profili tecnici, ma le sperimentazioni, a quadro normativo vigente, e con una minore blindatura dei crediti per i settori base, coinvolgeranno le classi di Ingegneria dell’informazione, Ingegneria civile e ambientale, e poi le Biotecnologie e le Scienze agrarie. La minore blindatura dei cfu caratterizzanti rendera possibile incrementare il peso delle discipline professionalizzanti, delle attività di laboratorio e di quelle dei tirocini disciplinari a cui dovrà essere dedicato almeno 1 anno.
Ad agevolarne inoltre la strutturazione è previsto l’alleggerimento del vincolo per la docenza, fortemente richiesto dalla Crui, che prevederà in sostanza 2 docenti (invece di 3) incardinati per anno di corso, per un totale di 6 per il triennio (invece di 9). Inoltre altro tema cruciale e molto caro alle professioni tecniche, quello dell’abilitazione. Le lauree professionalizzanti non saranno, almeno per ora, abilitanti, quindi non ci si abiliterà contestualmente alla laurea.
Inoltre per raggiungere gli obiettivi si costruirà un modello di governance mista, con un consiglio di corso che non sarà composto solo dai professori universitari, ma, in maniera paritetica, dai rappresentanti del mondo del lavoro e delle professioni.