L’ultima follia targata Giannini: lauree professionalizzanti gestite dai privati, a numero chiusissimo e non abilitanti.

by / Commenti disabilitati su L’ultima follia targata Giannini: lauree professionalizzanti gestite dai privati, a numero chiusissimo e non abilitanti. / 502 View / 29 novembre 2016

Apprendiamo a mezzo stampa che il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca intende emanare in tempi brevi un Decreto Ministeriale che istituisca delle sperimentazioni di laurea professionalizzante, a numero chiuso (solo 50 studenti per corso di laurea) e non abilitanti.

I corsi di laurea da cui partire sono quelli in Ingegneria, con un primo step di 60 nuovi corsi, ma l’intenzione è di sviluppare e moltiplicare questo modello di formazione/lavoro.


Riteniamo che un corso di laurea con soli 50 posti disponibili sia una vera e propria follia, soprattutto alla luce della crescente esclusione dalla formazione universitaria che sta avvenendo in Italia negli ultimi dieci anni. Siamo l’ultimo Paese in Europa per numero di laureati ed anziché implementare il diritto allo studio per permettere a quanti più possibile di iscriversi all’università, si istituiscono corsi a numero chiusissimo con chissà quali criteri di selezione. Bisogna subito invertire la marcia, vogliamo un’università non per pochi, ma per tutti!
L’idea poi che il Consiglio di Corso di questi organi sia per la sua metà composto da privati è inaccettabile: la didattica non può essere scelta dalle imprese, che formerebbe profili professionali non spendibili nel mondo del lavoro, ma utili solo per quella data impresa. Inoltre, essendo parte del Consiglio di Corso, sarebbero le stesse imprese a selezionare gli studenti che possono accedere al corso di laurea, con una manifesta ingiustizia nella parità d’accesso
Come se non bastasse dopo il danno di questa proposta arriva anche la beffa: questi corsi di laurea ideati, tenuti e scelti dalle imprese non sono neppure abilitanti! Saremo quindi pronti a dare battaglia per ottenere il ritiro di questa proposta e l’apertura di un tavolo di discussione serio, che inquadri il rapporto tra mondo del lavoro e formazione universitaria a partire dalle necessità degli studenti e delle studentesse, e non certo delle imprese.