Legge di Stabilità. Quale futuro per i nostri Atenei

by / Commenti disabilitati su Legge di Stabilità. Quale futuro per i nostri Atenei / 358 View / 7 novembre 2016

Share

Con alcune settimane di ritardo, è iniziata la discussione parlamentare sulla legge di stabilità e nel testo proposto dal governo sono presenti importanti novità in materia di Università e Ricerca.

In generale in questo ambito vediamo un’iniezione di risorse non trascurabile, anche se neanche lontanamente sufficiente per risollevare il sistema universitario, che tuttavia viene concentrata in misure non strutturali e dispersa in provvedimenti che più che risolvere le carenze di risorse, organico e iscrizioni delle nostre università, inseguono ancora una volta gli idoli del merito e dell’eccellenza, risultando così inefficaci per un rilancio del settore.

Non viene rifinanziato l’FFO, né viene data una risposta complessiva al problema del reclutamento e del precariato della ricerca.
Dopo il piano di reclutamento previsto l’anno scorso, numericamente insufficiente rispetto all’organico perso dalle università dall’inserimento del blocco del turn over ad oggi, l’assenza di un ulteriore intervento in questo ambito rivela l’assenza di una prospettiva di lungo periodo per il sistema universitario.

In questo contesto di profondo sottodimensionamento, il governo con il decreto Natta, vuole istituire 500 cattedre di nomina governativa. Un’iniziativa estemporanea, che non risolve il problema strutturale di carenza di organico ma che crea ulteriori gerarchizzazioni dentro gli atenei e soprattutto, con la nomina governativa della commissione per la scelta dei 500 professori “eccellenti”, mette a serio rischio la libertà di ricerca e di insegnamento. Inoltre per il finanziamento del provvedimento si erano stanziati 75 milioni, risorse che potrebbero essere riassegnate al reclutamento di ricercatori e professori.

Inoltre si configura uno scenario fortemente critico per il Piano Italia 4.0, in cui non si prevede alcun piano industriale che andrebbe a trasformare alla radice il modello di sviluppo del Paese, ma si continua sulla direzione di piegare competenze accademiche e ricerca ai bisogni delle imprese e continuando a creare forti sperequazioni tra diverse discipline, Atenei ed aree del paese. E’ necessario liberare l’Università dai vincoli della produttività e metterla al servizio della società tutta; per ridare alle Università e alla ricerca un ruolo propulsivo e propositivo nel contesto che le circonda.

Due interventi sono previsti sul piano della ricerca e del finanziamento complessivo agli atenei. In primis la misura dei 3000 euro di finanziamenti a ricercatori e professori associati, misura necessaria per dare ossigeno alle attività di ricerca dei docenti universitari, ma purtroppo vincolata all’utilizzo delle classifiche stilate dall’ANVUR e quindi inserita all’interno di un’ottica che vede la ricerca e la didattica organizzate all’interno di un modello competitivo e non cooperativo. In secondo luogo invece l’ingente finanziamento, ad oggi solo ipotetico, poiché previsto dal 2018, dei 300 “migliori” dipartimenti degli atenei italiani, determinati secondo un ranking che vede in competizione tra loro strutture diversissime, che operano in ambiti di ricerca e discipline completamente disomogenee e diverse tra loro, risulta essere invece un’operazione ideologica, il cui obiettivo è maggiormente quello di legittimare i dispositivi e le strutture della valutazione del sistema universitario, più che rifinanziare e dare ossigeno agli atenei.

Questa linea d’azione si accompagna alla volontà del Governo di assegnare, senza alcun bando di concorso, la gestione degli spazi dell’area EXPO alla Fondazione Human Technopole, gestita completamente dall’Istituto Italiano per la Tecnologia, cui verranno assegnati più di 700 milioni in 7 anni.

DIRITTO ALLO STUDIO: NON SCOMPARE L’IDONEO NON BENEFICIARIO ALLA BORSA

Nonostante i proclami degli esponenti del governo in questi mesi, non c’è un ulteriore investimento nel Fondo Integrativo Statale delle borse di studio, rispetto all’anno scorso, ma la semplice stabilizzazione del Fondo a 217 milioni. Dopo la crisi avvenuta l’anno scorso del numero di idonei dovuta all’introduzione del nuovo ISEE, quest’anno con l’innalzamento delle soglie nazionali di ISEE e ISPE e l’adeguamento delle soglie in moltissime regioni, il numero di idonei si riassesterà ai livelli del 2014/2015, anno in cui gli idonei non beneficiari furono più di 40.000, servirebbe un ulteriore investimento di 150 milioni per evitare di nuovo un fenomeno di queste dimensioni.

Preoccupante a questo riguardo è la modalità con cui il governo propone di rivedere i criteri con cui distribuire il fondo. Sia chiaro: rivendichiamo da sempre il superamento degli attuali criteri premiali di distribuzione del FIS, che concentrano nelle casse delle poche regioni virtuose la maggior parte delle risorse; tuttavia la formulazione troppo generica di una distribuzione in base al fabbisogno, lascia al governo eccessiva delega per una tematica a noi così cara.
Analisi analoga la possiamo fare per quanto riguarda l’organizzazione degli enti per il diritto allo studio: da sempre denunciamo sperperi e sprechi da parte di alcune regioni, riteniamo però rischiosa la norma contenuta nella legge di stabilità che obbliga le regioni a costituire un unico ente regionale per il diritto allo studio entro soli sei mesi. Spesso l’accentramento dell’organizzazione degli enti fa il paio con la riduzione della rappresentanza di Atenei e studenti nei consigli di amministrazione o nella riduzione del ruolo delle stesse rappresentanze a meri organi consultivi.
Quindi, esprimiamo l’esigenza di avere un’organizzazione degli enti, che possa essere anche regionale, ma che tuteli le istanze di tutti gli Atenei, garantendo la presenza della rappresentanza, anche studentesca, dei singoli Atenei e dei loro distaccamenti. In ogni caso è necessario mantenere i presidi territoriali gestionali presenti sulle varie sedi territoriali, che per gli studenti sono interlocutori fondamentali vicini alle istanze del territorio su cui l’Ateneo insiste.

E’ infine positiva la scelta di assegnare il Fondo Integrativo Statale per le borse di studio direttamente agli Enti regionali per il diritto allo studio, perché permette di evitare le lungaggini e i passaggi burocratici nel trasferimento delle risorse dalle Regioni agli Enti, che invece si verificano oggi.

IL MOSTRO IDEOLOGICO DELLE SUPERBORSE

Nonostante il finanziamento del Fondo Integrativo Statale sia ancora del tutto insufficiente, il governo trova le risorse per finanziare 400 superborse, di 15.000 euro annui, distribuite al di sotto di una soglia di reddito, sulla base di criteri di merito rispetto al rendimento degli studenti nelle scuole superiori. E’ evidente che questo intervento sia ristretto a un numero di studenti così ridotto, da essere del tutto irrilevante rispetto al contrasto dei fenomeni dell’abbandono e dello scarso tasso di iscrizione al sistema universitario; si tratta di una vera e propria operazione ideologica, un distillato di Renzismo, che risulta anche offensiva rispetto alle decine di migliaia di idonei non beneficiari che in questi anni hanno visto negato il proprio diritto allo studio. L’impostazione dei criteri di selezione, inoltre, obbligando gli studenti a svolgere le prove INVALSI per poter partecipare al bando, e conferendo potere ai presidi e ai Collegi Docenti di proporre studenti, costituisce uno sfacciato rafforzamento di tutti i dispositivi di controllo, già enormemente rafforzati dalla Buona Scuola, finalizzato alla legittimazione da un lato del sistema delle prove INVALSI dall’altro dell’autorità della figura del Dirigente Scolastico. Il cambio di denominazione della Fondazione per il Merito in “Fondazione articolo 34” è la palese dimostrazione di quanto questa proposta sia propagandistica.

LA “LA NO TAX AREA” IN LEGGE DI STABILITA’

La misura forse più interessante, in questo settore, contenuta nella finanziaria è l’assunzione da parte del governo della proposta di introduzione di una No Tax Area per le fasce più basse della popolazione, frutto di anni di battaglie politiche e di proposte degli studenti, non ultima la Legge di Iniziativa Popolare All-In, e dell’attività in commissione cultura di alcuni parlamentari trasversali alle diverse forze politiche.

Partiamo da un dato di principio: questa proposta è un passo in avanti verso il riconoscimento del principio di gratuità dell’istruzione, per cui da anni come studenti ci battiamo e rappresenta una importante inversione di tendenza dopo anni di politiche che miravano ad aumentare la tassazione, già molto alta rispetto a quasi tutti gli altri stati europei.

La proposta è tuttavia da migliorare e contiene alcuni elementi potenzialmente rischiosi.

Innanzitutto un primo limite è la soglia ISEE prevista, 13.000 euro, è molto lontana rispetto ai 28.000 euro da noi richiesti attraverso la legge di iniziativa popolare; così come le limitazioni alla contribuzione, con una fasciazione che arriva fino a 25.000 euro di ISEE, che lasciano completamente scoperte tutte le altre fasce di studenti, con il rischio che questa riforma si traduca in un aumento dei massimali e della tassazione per coloro che non rientrano in queste soglie. Per questo chiediamo di istituire una tassa massima per tutti gli Atenei pubblici di 2000 euro.

Sicuramente da modificare è la definizione dei “criteri di merito”, individuati in 25 crediti annui a partire dal secondo anno, una soglia decisamente sproporzionata, non adeguata alla funzione di contrastare l’inattività degli studenti e che rischia invece di imporre a tutti gli atenei d’Italia una differenziazione della contribuzione studentesca basata sul merito.

Totalmente sbagliata è invece la penalizzazione dei fuoricorso, del tutto ingiustificata e inutilmente punitiva rispetto a una categoria che già contribuisce ai bilanci degli atenei molto di più di quanto costi a questi ultimi.

PER UN’UNIVERSITA’ NON PER POCHI MA PER TUTTI

Riteniamo quindi necessario rivedere profondamente questa Legge di Bilancio, concentrando le risorse per un rifinanziamento generale dell’università, prevedendo un piano straordinario di assunzioni che mettano fine al blocco del turn over e al sottodimensionamento dell’organico.
Inoltre non è più possibile vivere nel Paese europeo con meno finanziamenti al welfare studentesco e nel terzo Paese con le tasse universitarie più care.
E’ necessario ampliare la no tax area per avvicinarsi progressivamente ad un sistema di istruzione gratuito ed eliminare la figura dell’idoneo non beneficiario alle borse di studio raddoppiando i finanziamenti in tal senso.

Nella manovra non deve esserci spazio per superborse per 400 “geni”, “Cattedre Natta” per 500 superprofessori governativi e finanziamenti per pochi dipartimenti eccellenti!
Il 17 Novembre diremo chiaramente in tutte le piazza del Paese che sul nostro presente #decisiamoNOi, che vogliamo un sistema universitario più democratico, inclusivo e sostenibile, per costruire un’università non per pochi ma per tutti!