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Borse di studio, anche le Regioni chiedono di allargare la platea

by / No Comments / 75 View / 18 febbraio 2016

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Proprio in questi giorni abbiamo denunciato il calo di oltre il 20% in meno di idonei all’accesso ai servizi al sistema di diritto allo studio universitario. Attraverso un countdown, partito in questi giorni, abbiamo chiesto l’emanazione da parte del MIUR del decreto di fissazione delle soglie Isee ed Ispe per l’accesso ai servizi. Di seguito trovate un articolo, apparso oggi su Il Sole 24 Ore, che riporta la posizione delle Regioni. Ministra Giannini è il tuo turno! 

Qui la nota stampa su Regioni.it

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L’impatto del nuovo Isee «ha sicuramente ridotto la platea di coloro che hanno fruito delle borse per il diritto allo studio universitario». È quanto assicura la vicepresidente della Regione Toscana, Monica Barni – referente per l’Università nell’ambito della Commissione Istruzione e Lavoro della Conferenza delle Regioni – che ieri è intervenuta in una audizione informale convocata presso la commissione Cultura della Camera che sta esaminando alcune risoluzioni (Ghizzoni, Pannarale e Vacca) sul diritto allo studio universitario connesso al nuovo metodo di calcolo dell’Isee.

Allargare la platea dei beneficiari
La Barni non parla di percentuali e non dà stime sulla riduzione della platea dei beneficiari per effetto della tagliola Isee. Ma nella sua audizione riconosce che «le proteste degli studenti hanno un fondamento». Nel mirino l’effetto del combinato disposto tra le nuove modalità di calcolo dell’Isee e l’Ispe (l’indicatore sul patrimonio) che ha fatto emergere i beni immobiliari delle famiglie e anche alcune «furberie dichiarate in passato», avverte la Barni. Che non critica tout court le nuove modalità di calcolo Isee che anzi consentono di «leggere meglio la ricchezza mobiliare delle famiglie» rivalutando la componente immobiliare, ma in ogni caso «comportano una riflessione su una eventuale migliore taratura dei meccanismi» aggiunge poi la Vicepresidente della Toscana. La Barni porta l’esempio della Toscana dove in base alle ultime stime dell’Irpet (Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana) «il 34% delle famiglie che hanno richiesto le borse di studio nell’anno accademico 2014-2015 sono proprietarie di seconde case». «Ma il tema fondamentale – ha proseguito – è che si dovrebbe puntare ad un allargamento della platea degli aventi diritto con uno spostamento e un coinvolgimento maggiori verso le famiglie a basso reddito che invece, secondo i dati che ha prodotto oggi il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, non si avvalgono per niente delle borse di studio».

Le misure in Toscana
La Vicepresidente della Toscana ha poi assicurato di voler portare il tema dell’impatto del nuovo Isee sul diritto allo studio universitario all’attenzione della Commissione Istruzione della Conferenza delle Regioni per un approfondimento puntuale. «È infatti utile – ha dichiarato – conoscere i diversi interventi compensativi adottati nelle Regioni». A questo scopo la Vicepresidente della Toscana ha fatto riferimento ad azioni messe in campo o in corso di realizzazione, oltre che nella sua Regione (dove la soglia Isee è stata aumentata a 22mila euro e quella Ispe a 45mila), in Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Umbria, Puglia, Piemonte (che è intervenuta sulle soglie) e Sardegna. «Per quanto riguarda la Toscana e per fare un esempio significativo le domande per borsa Dsu, nello scorso anno accademico, sono state 17.687 rispetto a 12.638 aventi diritto: una differenza di 5.050 unità di cui 1.850 sono soggetti che non hanno più il merito e 3.100 sono soggetti esclusi per motivi economici. Di questi ultimi 1.020 avevano usufruito della borsa per il diritto allo studio l’anno precedente. Anche per questi motivi nella nostra Regione – ha concluso Barni – abbiamo fatto ricorso al sistema della borsa servizi con contributi aggiuntivi per studenti in sede, studenti pendolari e studenti fuori sede».

Marzio Bartaloni su Il Sole 24 Ore 

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