A che punto è la notte? Il punto sulla protesta dei ricercatori

A che punto è la notte? Il punto sulla protesta dei ricercatori

by / Commenti disabilitati su A che punto è la notte? Il punto sulla protesta dei ricercatori / 9 View / 24 settembre 2010

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Nota pubblicata su Facebook da Alessandro Ferretti della Rete 29 Aprile.

 

Agli indisponibili torinesi, e in copia a tutti gli altri.

Carissim*, purtroppo le cose da fare sono talmente tante e i tavoli aperti cosi’ numerosi che ultimamente non riesco ad informarvi di tutte le attivita’ che abbiamo in progress.. ma ora e’ giunto il momento di colmare (almeno parzialmente!) questa lacuna.

La situazione della protesta a livello nazionale: attualmente la Rete 29 Aprile e’ riconosciuta come portavoce piu’ autorevole della protesta dei ricercatori, piu’ delle associazioni sindacali e ovviamente anche piu’ del CNRU. La sua forza sta nel fatto che e’ composta da 35 atenei (trovate la lista qui http://www.rete29aprile.it/dalle-universita/2.html ) e che rappresenta la voce dei ricercatori indisponibili, che hanno eletto i suddetti referenti.

I contatti con vari esponenti politici sono frequenti, e attualmente abbiamo in programma un’audizione ufficiale alla commissione cultura della Camera per l’inizio della settimana prossima, in cui esporremo le motivazioni della protesta e le richieste dei ricercatori indisponibili.

D’altra parte, e’ ovvio che la vera forza della Rete non sta nei contatti con i politici (quelli ci vuole poco a farseli.. oddio, non proprio pochissimo ma è una cosa fattibile!) ma nell’indisponibilita’ alla didattica. L’incubo del ministero (trovarsi una mobilitazione di ricercatori e studenti uniti per difendere l’universita’ pubblica dai propositi smantellatori) si sta concretizzando giorno dopo giorno: le defezioni di alcuni colleghi negli atenei mobilitati da piu’ lungo tempo sono state compensate dall’arrivo di nuovi indisponibili (da Pisa, Bologna, Milano Politecnico) che hanno mantenuto i numeri degli indisponibili a livelli molto elevati: continuiamo ad essere circa 10000 sui 24000 RU italiani, come potete vedere dalla tabella online qui, costantemente aggiornata, nonostante tutti (soprattutto i soliti presidi e rettori sfascisti) preconizzassero che la mobilitazione si sarebbe squagliata come neve al sole.

Gli uccelli del malaugurio sono stati serviti anche per quanto riguarda l’assemblea di venerdì 17 settembre: nonostante la data scaramanticamente sconsigliata, oltre a dare una buona risonanza mediatica alla protesta (due servizi sul TG3, vari pezzi sulle edizioni nazionali), l’assemblea e’ valsa ad un passaggio assolutamente fondamentale: ovvero, a intessere e consolidare una specie di “protocollo di intesa” con le organizzazioni studentesche, anche esse grandemente interessate alla difesa dell’universita’ pubblica e in grado di informare e muovere gli studenti praticamente in tutti i maggiori atenei italiani, facendo leva proprio sulle nostre indisponibilita’. Infatti, la nostra protesta mette in luce come sara l’universita’ italiana a partire dall’anno prossimo, con l’emarginazione dei ricercatori attuali e con il taglio dei corsi previsto dalla nota ministeriale.

E’ difficile rendersi conto dell’estensione e dell’importanza della protesta dall’interno, soprattutto quando si e’ circondati da una pletora di bugiardi e pessimisti interessati che ripetono incessantemente il mantra “e’ tutto inutile, noi siamo inutili, non contiamo niente, nessuno ci ascoltera’”: un lavaggio del cervello degno di miglior causa, ma soprattutto assolutamente falso.. gli iscritti alla mailing list nazionale sono in continuo aumento, e dopo l’assemblea nazionale anche la pagina FB (che vi invito come sempre a consultare.. http://www.facebook.com/pages/Rete-29-Aprile/112432852141113 ) ha avuto un’impennata di iscritti. Non solo: sulla pagina FB potete constatare come si si susseguano i rinvii degli anni accademici (ultimo in ordine di tempo nientemeno che la Sapienza di Roma!) evidente indice dei gravi disagi provocati dall’indisponibilita’ alla didattica da parte dei colleghi.

Tanto per darvi un’idea dell’aumentato interesse della stampa e dei media sulla protesta, oggi ho parlato con sei giornalisti: ben tre della Stampa, uno di Repubblica, uno di GRP piemonte (cha ha fatto un servizio che verrà trasmesso tra le 20:30 e le 22:30 di venerdi’ 24) e uno del Manifesto… cose impensabili fino a solo qualche giorno fa: ma è proprio ora che i nodi vengono al pettine, e possiamo capitalizzare un immenso lavoro fatto da tutti noi per confrontarci, informare e proporre iniziative in sostegno all’indisponibilità.

Ulteriore riprova della giustezza della nostra strada: dopo l’annuncio del blocco della didattica a Sapienza, proprio oggi anche il mitico duo Gelmonti-Tremini (!) in conferenza stampa ha dovuto finalmente ammettere che si prepara un anno accademico travagliato. In perfetto stile berlusconiano continuano sulla loro strada, e sperano che bastino quattro promesse di un contentino e qualche minaccia a far rientrare, demoralizzare e deprimere quanti piu’ indisponibili possibili, ma proprio la conferenza stampa di oggi ci dà la misura di quanto al governo siano preoccupati (è in corso di stesura un comunicato stampa della Rete in risposta alla conferenza stampa di oggi, dovrebbe essere pronto domattina).

Quindi, siamo ormai pronti per quello che sarà il punto focale dellla nostra iniziativa. E’ chiaro che il governo comincia, ancor prima che partano i corsi, a spegnere la protesta garantendo il classico “contentino”: tutti professori, in un’università che affonda nel dirigismo e nei tagli di risorse e di personale. Ma quest’offerta dell’ultimo minuto ci fa capire che con le indisponbilità abbiamo centrato in pieno, ed è il momento di giocarci le nostre carte per ottenere qualcosa in più di un vuoto titolo di professore in mezzo alle macerie.

E’ a questo punto ovvio che coinvolgendo gli studenti nella protesta la nostra iniziativa potra’ avere i risultati cui puntiamo: qualcosa di piu’ di un semplice contentino per una piccola parte di colleghi.. il ruolo unico, un precariato dal volto umano temporalmente limitato e con garanzie e prospettive, un governo di ateneo democratico e non nelle mani di privati e rettori, un diritto allo studio vero, e non tradito dagli aumenti delle tasse.

Ovviamente nessuno di noi e’ massimalista, e tutti siamo pienamente consapevoli che un conto e’ chiedere il ruolo unico, ed un altro e’ ottenerlo: ma sappiamo anche che è il momento di tirare fuori il massimo dalla situazione massimamente favorevole in cui ci troviamo, perchè non ci sarà occasione di dare nuovamente le indisponibilità l’anno prossimo: siamo arrivati a questo punto, gettare ora tutto dalla finestra non è solo suicida, è anche molto difficile da capire.

Ad esempio, è cruciale incammininarsi nella direzione del ruolo unico, in modo da mettere in discussione i superpoteri degli ordinari. Come abbiamo purtroppo toccato con mano in questi mesi di mobilitazione, questi poteri troppo spesso vengono usati per mantenere l’esistente tran tran sonnacchioso e fallimentare sia per quanto riguarda la ricerca che la didattica, mentre l’unica speranza di cambiamento per gli atenei sta nel rendere i ricercatori parte attiva a tutti i livelli della gestione degli atenei, della didattica, dei fondi di ricerca: molto piu’ di quanto si faccia oggi.

Con l’approssimarsi dell’inizio degli anni accademici la lunga notte sta finendo, e già intravvediamo le prime luci dell’alba: stiamo arrivando al punto di svolta. Saranno fondamentali le date del 4-5-6 ottobre, che dovremo dedicare ad informare gli studenti, in collaborazione con gli studenti stessi, tramite lezioni sostitutive delle lezioni normali (nel caso che i corsi partano) e con presentazioni apposite nel caso i corsi vengano ulteriormente rinviati, durante le quali gli studenti potranno essere informati del perche’ l’A.A. parte con gravi disagi (o non parte proprio). Ovviamente, queste presentazioni dovranno essere seguite da assemblee che facciano incontrare ricercatori e studenti, in modo da immaginare, progettare e realizzare iniziative di informazione e di protesta rivolte alla intera cittadinanza, per diffondere la consapevolezza di che cosa c’è realmente dietro al mantra meritocratico, antibaronale ed efficientista della legge Gelmini.

Stiamo preparando, in collaborazione con gli studenti, un file ppt che serva da guida per queste presentazioni, per rendere coscienti gli studenti e le loro famiglie del grave pericolo cui ci opponiamo. Per mettere in movimento l’Onda è bastato molto meno.. e questa volta il movimento promette di essere proprio quello di cui ora l’Italia ha bisogno: un risveglio collettivo delle coscienze, la riscoperta del potenziale e della dignità dei lavoratori della conoscenza, una prospettiva nuova di speranza per superare il pantano della crisi e supplire alle carenze di una politica che non sa guardare lontano e rinuncia alle strutture fondamentali di un paese civile, quali università, ricerca, istruzione.

Siamo in un momento storico: qualcuno di voi si ricorda di un movimento così partecipato e autoorganizzato come il nostro tra chi lavora all’Università? E’ un segno dei tempi, ma anche un’occasione da non perdere. Tutto quello che dobbiamo fare è semplicemente tenere duro con le indisponibilità, consci che qualunque disagio sarà molto più che compensato da ogni singola briciola che riusciremo a strappare al tavolo delle trattative e dal ruolo di protagonista che i ricercatori sono riusciti a costruirsi, con mesi e mesi di oscura ma tenace fatica.

E se invece siete lì lì per mollare, a causa delle minacce e delle pressioni di coloro che non sanno neppure cosa sia il bene pubblico e pensano solo ottusamente a cercare di salvare dalla tempesta i loro miseri orticelli, ricordatevi che se lasciate e la protesta fallisce ci sarà sempre, dentro di voi, una vocina che non vi farà stare tranquilli. Una vocina che vi dirà che l’università sfasciata, elitaria, dirigista e tutta tesa al profitto finanziario che ci ritroveremmo è anche vostra responsabilità.

Pensiamo quindi ai nostri figli, e all’università che desideriamo per loro, e facciamo tutto ciò che è in nostro potere per realizzarla: il momento giusto, se mai ve n’è stato uno, è ADESSO. E se non ci riusciremo, potremo comunque andare a testa alta consci del fatto che, perlomeno, ci abbiamo provato: fino all’ultimo, fino in fondo, con tutte le nostre energie e tutto il nostro amore per la nostra, e di tutti, università statale pubblica.

Un grandissimo abbraccio a tutti voi e a presto!

Alessandro