Il nostro tempo è adesso – Studenti contro la precarietà

Il nostro tempo è adesso – Studenti contro la precarietà

by / Commenti disabilitati su Il nostro tempo è adesso – Studenti contro la precarietà / 7 View / 31 marzo 2011

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Un’intera generazione sa per certo che oggi non può accendere un mutuo e domani non avrà una pensione. Un’intera generazione si trova a ritenere normale il lavoro gratuito, a considerare generosi regali i propri diritti fondamentali, a chiamare “gavetta” lo sfruttamento. Chi è soggetto a contratti atipici non ha, di fatto, diritto all’assenza per malattia, allo sciopero, alla cassa integrazione, all’accesso a qualsiasi forma di ammortizzatore sociale.

Sono queste le motivazioni che ci spingono a condividere l’appello “il nostro tempo è adesso” che convoca le manifestazioni per sabato 9 Aprile, contro la precarietà, per un nuovo welfare di cittadinanza e per l’estensione dei diritti nel mondo del lavoro e della formazione.

Gli studenti e le studentesse, i soggetti in formazione, non sono i precari di domani. Già oggi vivono la precarietà in forma propedeutica: nei tempi e negli spazi che ci vengono imposti, nella negazione quotidiana dei diritti, nell’impossibilità di accedere ad un welfare che ci permetta di vivere il nostro percorso formativo in totale libertà e autonomia sociale. Per questo le mobilitazioni degli ultimi anni, come le grandissime manifestazioni studentesche dell’ultimo autunno, hanno posto con forza una questione generazione come grande questione sociale legata alla precarietà nel lavoro, nella formazione e di conseguenza nelle nostre vite. Questa nuova questione generazionale può riaprire la partita solo se rialza la testa, riesce a aggregarsi sulla necessità di una grandissima e permanente mobilitazione contro la precarietà capace di rimettere in discussione i rapporti di forza tra chi produce – merce materiale o immateriale che sia – e chi specula accumulando profitti sfruttando le nostre teste e le nostre braccia.

Per questo la mobilitazione del 9 Aprile è solo l’inizio di un percorso che deve mirare prima di tutto al riconoscimento della nostra generazione in una soggettività – quella precaria – che deve avere l’ambizione di essere soggettività politica e sindacale, cioè capace di praticare conflitto per migliorare le proprie condizioni di studio e di lavoro, con l’obiettivo finale di cancellare la precarietà dalle nostre vite. Per raggiungere questo obiettivo serve anche un’alleanza tra generazioni: da un lato gli studenti e le studentesse, dall’altro chi paga la precarietà da almeno un decennio essendo cavia della precarizzazione come strumento di livellamento verso il basso dei diritti e della qualità della vita di tutti/ e di ciascuno. Il ricatto della delocalizzazione rende precari – come dimostra il caso dei metalmeccanici e dei lavoratori del commercio e dei servizi – anche molti lavoratori a tempo indeterminato, facendo saltare ogni distinzione tra garantiti e non garantiti. La precarietà lavorativa, la mercificazione dei saperi, la delocalizzazione e la privatizzazione di parti sempre più significative della società sono, del resto, parte di un unico processo, cioè la progressiva colonizzazione da parte delle logiche del mercato e del profitto di ogni ambito dell’esistenza umana.

Troppo spesso il tema del precariato è stato affrontato con superficiale giovanilismo, per evitare che ciò succeda sta ai soggetti sociali proporre obiettivi concreti e contenuti di mobilitazione: dalla difesa del contratto nazionale al rifiuto di ogni logica di guerra tra poveri tra precari e “garantiti”, dall’eliminazione delle tipologie contrattuali atipiche che travestono da lavoro autonomo quello subordinato e legalizzano il caporalato, al riconoscimento a tutti i lavoratori e le lavoratrici, a tempo indeterminato o determinato, degli stessi diritti, delle stesse tutele e degli stessi ammortizzatori sociali, dall’istituzione di un reddito di base (fissato al 60% del salario medio nazionale, come stabilito dal Parlamento europeo) e di un reddito per i soggetti in formazione come forme di welfare universale. Come anche la necessità di rilanciare gli investimenti sulla formazione e sulla ricerca per far crescere l’occupazione in quantità e qualità e orientare la produzione verso la sostenibilità sociale ed ambientale.

Per questo saremo in piazza il 9 aprile, per questo daremo vita ad azioni e mobilitazioni sui temi del welfare, della precarietà e dell’accesso ai saperi il 19 aprile, per questo metteremo in campo un percorso verso lo sciopero generale del 6 maggio. Il nostro tempo è adesso, liberi tutti!

Le studentesse e gli studenti della Rete della Conoscenza