24 cfu per l’accesso all’insegnamento: facciamo chiarezza!

by / Commenti disabilitati su 24 cfu per l’accesso all’insegnamento: facciamo chiarezza! / 31 View / 17 settembre 2017

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Dopo l’uscita estiva del decreto sull’acquisizione dei 24 cfu in materie antropo-psico-pedagogiche necessari per poter accedere al prossimo concorso FIT per l’abilitazione all’insegnamento, le università del paese si stanno adeguando alla nuova normativa. Pensiamo sia necessario fare chiarezza sui dubbi che ancora attanagliano il nuovo sistema, per evitare disparità tra atenei e garantire a tutti e tutte la qualità del percorso di abilitazione.

Per poter accedere al concorso, attualmente previsto per il 2018, è necessario aver acquisito la laurea magistrale ed i 24 cfu in almeno tre delle quattro aree disciplinari previste nell’allegato.
Per far ciò è quindi necessario ed urgente che gli atenei attivino i corsi in questione, anche in collaborazione con altri atenei, ed aprano alla possibilità di conseguire crediti extracurriculari, permettendo sin da subito la modifica del piano di studi.

Per gli studenti in corso e per i dottorandi, che acquisiscano i 24 cfu al di fuori del piano curriculare (crediti extracurriculari), il decreto prevede un semestre bonus, in cui la propria carriera viene prolungata di un semestre senza alcuna spesa per lo studente e senza risultare fuori corso.
La legge, infatti, prevede che non sia “dovuta alcuna contribuzione per l’acquisizione dei crediti curriculari e aggiuntivi, presso le istituzioni statali”. Inoltre, si ha diritto anche nel semestre bonus a tutti i servizi attinenti al diritto allo studio (mensa, posto alloggio, sconti trasporti etc..).
Alcuni atenei vorrebbero prevedere una rata di tasse per questo semestre. L’università di Pisa, ad esempio, vorrebbe prevedere l’iscrizione ad un quarto anno non fuori corso (non previsto da alcuna legge, SIC!), per cui andrebbero pagate le tasse. Ma la legge parla chiaro e impone che non ci sia alcuna contribuzione da parte degli studenti e delle studentesse. La ratio del decreto sta infatti nella gratuità dei 24cfu per gli iscritti e nel costo contenuto per i laureati: se gli studenti dovessero pagare la tassazione per un intero anno, non converrebbe loro acquisire i crediti post laurea? Non sarebbe questa una contraddizione gravissima e inaccettabile del decreto?
Insomma, cari Rettori, non fatevelo insegnare da noi: in claris non fit interpretatio.

Per gli studenti e le studentesse già laureate che dovranno acquisire comunque i 24 crediti in questione (se non dovessero averli già acquisiti durante il percorso di laurea), la legge prevede un costo massimo di 500€ per le università statali, e la possibilità di conseguire massimo 12 cfu in modalità telematica. Ci stiamo battendo in ogni università affinché ci sia la totale gratuità dei corsi anche per i già laureati, ma gli atenei, già in difficoltà da anni di tagli non sono disposti a prevederla. Consideriamo, contrariamente a quanto indicato rispetto al semestre bonus, un dato positivo il regolamento approvato dall’università di Pisa. Sull’argomento, infatti, è stata prevista una fasciazione dei costi per i crediti conseguiti post lauream in base al reddito (con la gratuità totale per i laureati con ISEE inferiore a 13mila euro) e un costo massimo per i tre esami di 320€ (410€ se si svolgessero 4 esami).

Sicuramente la battaglia per garantire a tutti e tutte, a prescindere dalle condizioni economiche di partenza, la possibilità di abilitarsi per l’insegnamento è ancora lunga. Siamo pronti a vigilare sulle scelte dei nostri atenei, a mobilitarci per ottenere tutti i miglioramenti possibili e a continuare le attività informative e di confronto della campagna #iovoglioinsegnare. Chiediamo che il Ministero intervenga per chiarire definitivamente l’applicazione del decreto.