Lettera al mio professore di economia

by / 1 Comment / 4610 View / 7 Maggio 2017

Venerdì sera, per introdurre il Panel finale del Critical Economics Summit che si sta tenendo in questi giorni a Bologna ( https://events.unibo.it/critical-economics-summit-2017) è stato fatto un discorso che vogliamo pubblicare tradotto in italiano.

Il discorso è stato tenuto da Cristina Re, coordinatrice locale di Rethinking Economics Bologna e studentessa magistrale di economia politica all’università di Bologna.

Gentile professore,
Le scrivo per provare a spiegarle lo scopo del Critical Economica Summit. Il motivo principale che ci ha portato a progettare questo evento è legato al fatto che otto persone detengono la stessa ricchezza di metà della popolazione mondiale. Eppure lei ci continua a parlare di un trade off tra efficienza ed equità. Al fatto che oggi in Italia la disoccupazione giovanile ha superato il 40% ma lei continua ad insegnarci, utilizzando modelli di pieno impiego, che la disoccupazione è legata alle rigidità nominali o alla presenza di sindacati. Al fatto che siamo entrati nel decimo anno di crisi e lei continua a usare modelli di equilibrio economico generale. Al fatto che il cambiamento climatico sta distruggendo l’ambiente e lei continua ad utilizzare modelli di crescita infinita.

La lista potrebbe continuare all’infinito ma fondamentalmente tutto ciò è riconducibile ad un problema: quando ci siamo iscritti alla facoltà di economia, ci aspettavamo un’educazione diversa. Riprendo qui la risposta che diede l’economista italiano Achille Loria. Quando gli chiesero: “cosa ti ha spinto a diventare un economista?” lui rispose “il dolore umano”. Proprio lo stesso dolore che ha spinto molti di noi ad intraprendere questi studi.

Quando è scoppiata la crisi economica, avevo 14 anni. Speravo che lo studio dell’economia mi avrebbe portato a comprendere maggiormente il mondo che mi circonda e ad aiutare la società in cui vivo e che vedo soffrire quotidianamente. E come me tanti altri ragazzi e ragazze avevano la stessa aspirazione.

Eppure più studiamo e più ci rendiamo conto del distacco che c’è tra ciò che ci viene insegnato dai libri di testo e ciò che avviene fuori dalle aule.

Gentile professore, sono passati 10 anni dallo scoppio della crisi economica e ancora non mi ha spiegato cosa è successo nel 2007. Non sarò così naif come la regina Elisabetta la quale chiese agli economisti della London School of Economics perché non erano riusciti a prevedere la crisi; so che non è così. Piuttosto vi chiedo di spiegarmi come è possibile che coloro che avevano detto che la situazione era fortemente instabile e che una crisi era in arrivo non sono stati ascoltati. Vi chiedo perché gli economisti non abbandonano teorie che si sono rivelate e si rivelano così manifestamente incapaci di prevedere?

Gentile professore, le volevo chiedere: secondo lei, questa rigidità nel cambiamento e questa impermeabilità alle critiche sono forse legate a condizionamenti politici?
Sa, non posso non pensare a come l’università in generale abbia perso la capacità di sviluppare pensieri critici e svolga il ruolo di legittimare certe pratiche politiche.
E proprio questo è il punto centrale. Sin dal primo anno di studi viene rimandato ad un momento futuro ed incerto il tempo in cui poter esprimere un pensiero critico: prima alla magistrale, poi al dottorato. I pochi che ci arriveranno però si renderanno conto di non essere altro che degli ingegneri sociali stressati dall’ansia di dover pubblicare, in un ambiente sempre più competitivo, e con ben poco tempo ed energia per poter sviluppare una autonomia di pensiero.

Gentile professore, ora diciamo basta. Per questo abbiamo deciso di organizzare il Summit. È arrivato il momento in cui studenti e professori si confrontino per poter arrivare a definire un cambiamento che ormai è necessario e non si può più rimandare.

Noi, futuri economisti del 21esimo secolo, saremo chiamati a risolvere problematiche enormi e lei semplicemente non ci sta fornendo la giusta preparazione. È arrivato il momento di cambiare l’educazione economica.

Questo è il motivo per cui abbiamo organizzato il Critical Economics Summit.

Con la speranza che colga queste critiche come critiche costruttive, mi auguro che parteciperà in modo utile al dibattito e che ascolterà ciò che noi abbiamo da dire.

Cordiali saluti,

Cristina Re

*una lettera a un generico professore mainstream

One Comment

  1. Finalmente! Complimenti ragazzi avete ragioni da vendere e e continuate così non vi fermerà nessuno. Sono colui che apii tutto questo annunciando appunto la crisi ben due anni prima, sottolineando anche la Questione Ecologica, che badate bene si basa anche sulla logica di Malthus; non dimenticate mai, quest’ultimo aspetto, perchè i Vostri avversari sono fortissimi proprio in quanto perfettamente consapevoli e il loro ruolo è confondere non infondere cultura. Così come l’Economia è e resta una disciplina umanistica per eccellenza, sappiate che la Filosofia si può distinguere in due tronconi, la Filosofia Speculativa e la Filosofia Scientifica, ovvero la prima si è sempre basata sulla Logica Formale, poni una premessa quel che segue è logicamente concatenato ma il risultato ottenuto sarà falso se falsa la premessa; questo serviva dunque per affermare verità di comodo, smascherati alfine resistono ancora., inquinando anche il mondo scientifico. Mentre ancora ammorba quello del Diritto… Tenete ancora presente che l’inquinare meno, il filtrare, il consumare meno, il riciclare, sono espedienti inventati dalla Conservazione e tengono appunto bloccato deviandolo ogni discorso su cosa è Ecologia da almeno 50 anni! Ricordatevi che tutte queste fuffe di Teorie Economiche servono a non far capire mai niente, mentre l’unica cosa certa è che un sistema che abbia successo prepara inevitabilmente il suo insuccesso e questo per eccesso di successo e non è un giro di parole! Vi invito pertanto onesti, bravi, intelligenti e opportuni ragazzi a leggervi una pietra miliare dell’Ecologia, “Malthus di J. – M. Poursin e G. Dupuy prefazione di Giorgio Nebbia, Laterza 1974”; così come incipit ma anche come giusto faro, esatta freccia da seguire… Bisognerà che studiate la Storia e l’Antropologia, l’Etnologia, la Storia della Scienza e della Tecnica, ovvero necessiterà capire come e perchè ci sono dei Sistemi Sociali ovvero come questi derivino da fatti storici, climatici, geografici e soprattutto tecnologici e come questi espedienti nuovi poi rimangano addirittura come religioni immutabili ma non più giustificati dalle nuove acquisizioni tecniche. Libertà, Uguaglianza, Fraternità rappresentano rispettivamente il mondo della Cultura, quello della Giustizia e dell’Economia, meditate ora questo ultimo aspetto che vi pongo nei suoi risvolti e tenete conto in ultimo che questi sono anche come i tre cavalli della stessa carrozza, devono procedere nella stessa direzione ed alla stessa velocità… Scusatemi Vi ho segnato una serie di punti che se riuscirete a sviluppare saranno la soluzione della Questione Sociale che rimane connessa alla Questione Ecologica. Bravissimi, se riuscirete nell’intento senza farVi incantare dagli altri e specialmente dai Professori, opererete la Rivoluzione necessaria, ah dimenticavo smettete di associare il concetto di rivoluzione a lotte e ribellioni, Rivoluzione è termine preso in prestito dalla Fisica e significa appunto che l’Uomo proprio come un pianeta parte e torna sempre sullo stesso punto ma… Con la coscienza delle cose e Libertà non è fare il cavolo che ci pare ma riconoscere liberamente la necessità delle cose… Bravissimi ragazzi attenti dunque, siete pericolosissimi, state molto attenti molto attenti molto attenti…

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