Valutazione e altri rimedi: l’Università ai tempi dell’ANVUR

by / Commenti disabilitati su Valutazione e altri rimedi: l’Università ai tempi dell’ANVUR / 484 View / 29 maggio 2018

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Pubblichiamo la riflessione di Link Siena sull’Università investita dai meccanismi valutativi, elaborata in occasione della visita dell’ANVUR presso l’Università degli Studi di Siena. 

 

Nei giorni scorsi, nel nostro Ateneo si è svolta la visita dell’ANVUR per l’accreditamento periodico della Sede e di alcuni Corsi di Studio. L’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca è stata istituita nel 2006 per definire criteri e parametri non solo per la valutazione dei requisiti di qualità dei Corsi di Studio, ma anche per la valutazione dell’efficacia dei programmi di finanziamento delle attività didattiche. La visita della scorsa settimana rientra nel sistema AVA (Autovalutazione – Valutazione periodica – Accreditamento) e si concluderà con un giudizio formulato entro sessanta giorni dalla conclusione delle interviste.

La valutazione è un tema, però, che ci pone davanti a delle riflessioni di sistema, relative cioè a tutto il mondo accademico. Quando si parla di requisiti di qualità, efficacia, efficienza, sostenibilità economico-finanziaria dei corsi, sembra di essere lontani dal mondo dell’istruzione, della formazione e della ricerca. Il lessico utilizzato, tuttavia, non è casuale, ma rientra nell’ambito di scelte politiche che hanno ristrutturato il mondo universitario in senso aziendalistico.

Oltre la perdita di più di due miliardi di finanziamenti in pochissimi anni, la spinta verso l’adozione forzata di una razionalizzazione nell’utilizzo e nella gestione dei fondi a disposizione, l’Università ha visto modificarsi anche gli stessi criteri di attribuzione dell’FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario). L’introduzione della VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca) ha contribuito a scatenare una competizione sfrenata dapprima tra atenei e, successivamente, tra i dipartimenti di ogni singolo ateneo, per riuscire ad accaparrarsi i sempre minori finanziamenti che consentono la sopravvivenza della didattica e della ricerca.

A queste dinamiche è strettamente legata la creazione di un sistema di valutazione della “qualità” che, basandosi sul controllo della produttività e della performance, ha inserito il mondo accademico all’interno di una catena di montaggio obliterando definitivamente la concezione dell’Università come luogo di elaborazione di saperi, nonché di costruzione di un pensiero critico sul reale. Quello a cui abbiamo assistito è stata una crescente burocratizzazione dei procedimenti valutativi, una indicizzazione e quantificazione di dati volte a incardinare i Corsi di Studio all’interno di parametri “meccanizzati” che, spesso, non rendono merito della complessità o della peculiarità delle diverse situazioni che vengono analizzate.

Se elementi quali il coinvolgimento degli studenti nei processi relativi alla didattica possono essere utili per costruire un orizzonte maggiormente inclusivo, sarebbe necessario ripensare la valutazione come parte di un sistema universitario organico non aziendale.

Inoltre, ripercussioni negative di questo tipo di valutazione si sono riscontrate anche nelle settimane precedenti e durante la visita ANVUR. Da un lato, infatti, abbiamo assistito all’emergere di preoccupazioni e raccomandazioni da parte dell’Ateneo affinché si tenesse un corretto atteggiamento durante le interviste dei valutatori e affinché si potesse costruire la migliore immagine possibile da restituire all’esterno; dall’altro lato, invece, abbiamo constatato come l’ANVUR sia stata avvertita dagli studenti come l’interlocutore al quale rivolgersi per ottenere soluzioni ai problemi relativi alla didattica e per avanzare osservazioni e lamentele nei confronti della nostra università.

L’impressione che deriva da tutto ciò è quella di una comunità accademica sofferente e frustrata, che non riesce più a sentirsi coesa ma che, al contrario, risulta frammentata nelle sue parti e priva di un baricentro critico. La conseguenza più immediata di tutto questo insieme di elementi è la perdita della coscienza di appartenere a una comunità che dovrebbe essere luogo non di competizione, bensì di confronto dialettico e avanzamento di pensiero.

Volendo utilizzare espressioni care all’ANVUR, ci sono ancora, in realtà, best practices che possono essere messe in comune e condivise per fermare il corso che gli eventi hanno preso da quando all’Università sono stati imposti spending review e rimodellamento forzato. Spetta, però, alla comunità accademica nel suo insieme prendere consapevolezza di quanto sta accadendo, attuare quelle pratiche virtuose che ancora resistono e opporre un sistema di pensiero e un modello diverso a quello eccessivamente burocratizzato che oggi soffoca le nostre Università.

È nostro imperativo morale provare a invertire la tendenza.

Link Siena