Università, fuga di cervelli e clientelismo: guardiamo alla luna e non al dito.

by / Commenti disabilitati su Università, fuga di cervelli e clientelismo: guardiamo alla luna e non al dito. / 178 View / 25 settembre 2016

Le parole di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, confermano quanto da anni denunciamo a proposito dei fenomeni di nepotismo e corruzione all’interno di molte università. 

Come avviene ormai da anni questo argomento ha suscitato le attenzioni di tutti i principali media, solitamente molto poco attenti alle vicende riguardanti la politica universitaria, che hanno affrontato l’argomento in maniera parziale e ricercando il clamore e lo scandalo, concentrandosi su singoli casi di giovani talenti penalizzati dalla scarsa trasparenza del sistema universitario e fuggiti all’estero.

Cantone ha ragione quando solleva il problema della scarsa trasparenza nelle procedure di reclutamento degli atenei e condividiamo la valutazione per cui la riforma Gelmini abbia peggiorato il problema invece che risolverlo, concentrando ulteriormente il potere nelle mani di pochi all’interno degli atenei. Non possiamo pretendere inoltre da Cantone un’analisi complessiva dei difetti del sistema universitario che, come egli stesso ha sottolineato, non è sua competenza.

Tuttavia il problema dell’espulsione di massa che da anni avviene nelle nostre università e che riguarda sia chi non si iscrive all’università per via delle politiche insufficienti sul diritto allo studio, sia chi non trova modo di mettere a disposizione le proprie competenze come ricercatore nell’università pubblica, non può essere ridotto a un semplice problema di corruzione e scarsa trasparenza.

 

Se non si parte da questo dato, causato innanzitutto dall’assenza di adeguati finanziamenti, non si può leggere il fenomeno della migrazione verso l’estero di ricercatori e studenti, fenomeno che tra l’altro sarebbe assolutamente fisiologico in un sistema in grado di ricevere un flusso in entrata di ricercatori stranieri pari a quello in uscita.

Negli ultimi 10 anni infatti il sistema universitario italiano ha subito una riduzione del 20% delle proprie dimensioni, forzata dai tagli avvenuti dal 2008 in poi (oltre un miliardo di tagli sul Fondi di Finanziamento Ordinario).

Sono circa 50.000 le immatricolazioni annue in meno rispetto a dieci anni fa (321.000 nel 2005-06 e 275.000 nel 2015-16) e il tasso di abbandono tra primo e secondo anno è vicino al 15% in un contesto caratterizzato dall’assenza del diritto allo studio (più di 30.000 studenti ogni anno non ricevono la borsa di studio pur essendo idonei) e da una tassazione tra le più alte d’Europa.

Allo stesso tempo sono più di 10.000 le posizioni di ruolo perse dal sistema accademico dal 2008 ad oggi, soprattutto dagli atenei del sud Italia, con un blocco del turn over folle e il contemporaneo dilagare delle figure di ricercatore precarie, in primis l’assegno di ricerca e il ricercatore a tempo determinato.

Solo con la consapevolezza di questi numeri si può analizzare il problema dell’assenza di prospettive per chi non ha le risorse per affrontare un percorso di istruzione superiore nel nostro paese e dei tantissimi ricercatori e ricercatrici che non trovano spazio nel mondo della ricerca in Italia; problema di cui la migrazione verso l’estero è solo la punta dell’iceberg.

Da anni non vi è la volontà da parte dei governi che si sono succeduti di porre rimedio, e spesso le soluzioni proposte sono puramente propagandistiche oppure inefficaci a causa di una impostazione ideologica incentrata su concetti ambigui e scivolosi come “merito” ed “eccellenza” e del tutto inadatta a cogliere le necessità reali del nostro sistema universitario.

Non sfugge a questa critica l’attuale governo che invece di finanziare adeguatamente il Diritto allo Studio e ridurre la tassazione per i meno abbienti propone le superborse dello Student Act e invece di promuovere un piano di reclutamento per dare ossigeno ai nostri atenei concentra le (troppo) poche risorse investite sulle 500 postazioni per “supericercatori” stranieri del fondo Natta.

Il problema della corruzione non è da trascurare, ma non deve distogliere l’attenzione da ciò che serve alle Università, che non torneranno a funzionare solamente modificando le procedure di reclutamento. Solo rendendo gli atenei luoghi veramente democratici, distribuendo il potere invece che accentrarlo, azzerando le gerarchie ad oggi esistenti e riformando i sistemi su cui queste si basano, si potrà raggiungere l’obiettivo della trasparenza.

Guardiamo alla luna, non al dito, a questo paese serve un’università di massa, libera e adeguatamente finanziata, servono molti più laureati, molta più istruzione e molti più ricercatori e docenti, non cattedrali nel deserto di presunta eccellenza accademica.