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Torino: #17nov – Inizia il nostro tempo

by / Commenti disabilitati su Torino: #17nov – Inizia il nostro tempo / 7 View / 15 novembre 2011

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Il 17 novembre del 1939 gli studenti cecoslovacchi furono vittima di un eccidio nazista. L’intento era quello di reprimere le mobilitazioni contro la guerra. 
Il 17 Novembre 1973 l’occupazione del Politecnico di Atene venne sgomberata dai carri armati dei Colonnelli. 
Il 17 Novembre 1989 le mobilitazione degli studenti cecoslovacchi subirono violente cariche da parte della polizia.
Nel 2003 il Social Forum Mondiale di Porto Alegre in Brasile, e nel 2004 l’Assemblea studentesca mondiale a Mumbai in India, riprendono questa giornata trasformandola da momento prettamente celebrativo, ad occasione di lotta.

Quest’anno, il primo dopo la Riforma Gelmini, gli studenti delle Università Italiane ritornano in piazza per rivendicare a voce alta la necessità di un sistema di Welfare studentesco, in grado di garantire quel futuro che le stesse Istituzioni politiche (ed economico-finanziarie) continuano sistematicamente a precarizzare.
L’attacco al sistema della formazione è stato perpetrato dall’ennesima riforma classista, che riafferma violentemente la sua iniquità nell’Atto di indirizzo 2012 del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). 
L’unico interesse perseguito sembra essere il contenimento e la razionalizzazione della spesa, in linea con quei tagli e quelle misure d’austerity che, su indirizzo della BCE, il dimissionario governo Berlusconi ha imposto e sta imponendo alla nazione.

Il documento diffuso dal MIUR risulta emblematico, fondandosi su una mistificatoria sostituzione dei concetti di diritto e merito. 
Nel presentare il diritto come acquisibile e non garantito s’intende rileggere il concetto stesso di diritto allo studio e limitare di fatto l’accesso all’istruzione terziaria.
La retorica della meritocrazia, punto chiave dell’immaginario Gelmini, permette al ministero di sostenere che “l’introduzione del fondo per il merito rappresenta il nuovo canale con cui promuovere e sostenere gli studi universitari e la mobilità nel sistema universitario ”, riservandolo però ai “migliori studenti della scuola secondaria” e a chi sarà in grado di “mantenere alti standard di risultato”. In questo modo l’Atto, nell’assegnazione delle borse di studio, antepone il curriculum alla valutazione della situazione economica, ventilando (e spacciandola per soluzione d’avanguardia) anche l’introduzione dei prestiti d’onore: in Inghilterra la risposta studentesca a chi “ruba i diritti per rivenderli in comode rate mensili” è stata chiara e precisa.

Con la stessa logica si vuole procedere alla differenziazione dei finanziamenti agli Atenei secondo un distorto criterio di merito: il rapporto tra la produttività (la cui valutazione viene demandata all’ANVUR), e la capacità di contenere i costi (millantata come “miglior utilizzo delle risorse”).
Tale sistema di finanziamento porterà, inevitabilmente, ad una netta divisione tra Atenei “virtuosi”, in grado di poter contare su una mole crescente di risorse, e Atenei di seconda classe, con sempre più difficoltà a garantire qualsiasi tipo di servizio agli studenti.
Nel rifiutare l’ideologia del merito e della razionalizzazione delle risorse è nostro compito promuovere la cultura come motore propulsivo dello sviluppo del Paese.
E’ necessario ribadire la funzione della conoscenza come strumento di crescita della collettività e di arricchimento della persona, come è necessario rifiutare con forza l’indirizzo dominante di chi intende ingabbiare ogni forma di sapere in un percorso direttamente finalizzato alla produzione materiale ed al profitto.
Per questo pretendiamo che lo Stato ritorni a farsi carico delle proprie responsabilità di garante dei diritti provvedendo a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

In questo senso non possiamo accettare che in Piemonte, come nelle altre regioni italiane, gli idonei non ricevano la borsa di studio che spetterebbe loro.
Non possiamo accettare che l’erogazione di questo servizio veda applicate distinzioni in base alla provenienza geografica dello studente.
Non possiamo accettare che vengano tagliati oltre mille posti letto per la sola città di Torino, ponendo un’ulteriore barriera al mondo dell’istruzione universitaria.
Non possiamo accettare che il diritto allo studio venga interpretato come una voce di bilancio da tagliare e non una risorsa su cui investire.
Non crediamo che l’aziendalizzazione dell’Università, il ricorso alle fondazioni private, la conversione della ricerca accademica in produzione materiale rappresentino la strada da percorrere.
Eppure sono proprio queste le tematiche fondanti le “Otto azioni misurabili per l’università, la ricerca e l’innovazione” siglata da CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) e Confindustria: dall’incentivo alle facoltà tecnico-scientifiche, cui corrisponde un simmetrico impoverimento di quelle umanistiche o teorico-scientifiche, ai dottorati in linea con i bisogni delle imprese.

Corteo universitario in occasione della mobilitazione internazionale per il diritto allo studio.

Ore 9:00 Piazza Arbarello

http://vimeo.com/31949014

Studenti Indipendenti Torino