[PISA]: TFA, si continua a lucrare sulle spalle della precarietà!

by / Commenti disabilitati su [PISA]: TFA, si continua a lucrare sulle spalle della precarietà! / 121 View / 23 luglio 2014

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Oggi il Consiglio di Amministrazione ha approvato una delibera che legittima uno scandalo: il 10% della tassa di iscrizione al test di preselezione del TFA (Tirocinio Formativo Attivo, l’attuale modalità di conseguimento dell’abilitazione per l’insegnamento nelle scuole secondarie) passerà direttamente nelle casse della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane); la non convincente e ingannevole motivazione che la CRUI avrebbe coordinato il percorso amministrativo, burocratico e logistico di questo nuovo bando si scontra tanto con il lavoro degli Atenei stessi, che erogano didattica ai tirocinanti, e soprattutto con il principio politico per cui si tende, quando si trattano questioni inerenti al TFA, a creare problematiche su problematiche, aggravando ancora di più la condizione umana e lavorativa di queste persone.

Al versare ad una fondazione una quota monetaria presa direttamente dalle tasche degli studenti, noi opponiamo invece l’esigenza che siano gli enti e le istituzioni pubbliche, primo fra tutte il Ministero dell’Università e della Ricerca, a farsi promotrici di iniziative economiche e organizzative che facilitino coloro che non vogliono nient’altro che abilitarsi per una professione; la tassazione enorme per chi diventa tirocinante – a Pisa, ben 2500 euro, aumentati di 300 euro rispetto allo scorso anno, che, come minimo, dovranno essere rateizzate durante il corso dell’anno -, le mille difficoltà in termini di trasporti e servizi appesantiscono in maniera esponenziale la condizione di precarietà che si trovano ad affrontare i TFA.

Riteniamo assolutamente inaccettabile ed immorale il versamento del 10% della tassa concorsuale alla CRUI e crediamo sia il momento di cambiare rotta sia rispetto alle specificità del TFA e dei PAS – Percorsi Abilitanti Speciali, categoria ancora più bistrattata dei tirocinanti “normali” – sia rispetto al grado di considerazione di valore che deve avere il lavoro della conoscenza, non sommando precarietà a precarietà (ad oggi, sono circa 300.000 i precari presenti nelle graduatorie nazionali), ma valorizzando il mondo dell’insegnamento e chi a questo mondo vuole accedervi, tramite misure concrete -a partire dal finanziamento delle scuole secondarie, fino almeno all’abbassamento drastico della tassazione dei TFA-, respingendo qualsivoglia tipo di guadagno e lucro sulle spalle di questo mondo.