Legge di stabilità: Restano i tagli del Governo sull’Università.

by / Commenti disabilitati su Legge di stabilità: Restano i tagli del Governo sull’Università. / 28 View / 11 novembre 2011

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La legge di stabilità appena approvata fa emergere la schizofrenia delle politiche in materia di Università nel nostro paese.

I 400 milioni di euro destinati al Fondo per il Funzionamento Ordinario dell’Università sono solo un reintegro parziale rispetto a quelli tagliati dalla Legge 133/08 . Fondi assegnati ormai annualmente che non permettono una reale programmazione economico-finanziaria da parte delle singole Università che, per far fronte alla loro difficile situazione, hanno aumentato le tasse e ridotto i servizi agli studenti.

Anche l’intervento aggiuntivo di 150 milioni sul Diritto allo Studio, sebbene parzialmente migliorativo rispetto ai 25 milioni previsti dalla precedente Legge di Stabilità, non rappresenta una risposta realmente incisiva per le migliaia di studenti idonei non beneficiari di borsa di studio che rimarranno tali in quanto lo stanziamento necessario sarebbe, invece, di 400 milioni di euro.

Anche in questo caso non si permette una reale previsione sul futuro poiché, a partire dal prossimo anno, si ritornerà ad un fondo previsto di 13 milioni di euro.

In questo contesto, inoltre, non possiamo che condannare le azioni di un Governo, ormai commissariato de facto, che sostiene una formazione più che mai elitaria. La recente lettera di impegni firmata da Berlusconi e inviata alla BCE e le esternazioni del Commissario UE dei giorno scorsi prevedono la liberalizzazione delle tasse universitarie che, sulla falsa riga del modello inglese che ha portato in piazza ieri gli studenti londinesi, darà il colpo di grazia al sistema pubblico di formazione universitaria.

Per questo crediamo necessario continuare a rilanciare la mobilitazione degli studenti e delle studentesse, a partire dal prossimo 17 novembre. Per rivendicare ancora una volta politiche di diritto allo studio, una Università pubblica e di qualità e per manifestare la nostra contrarietà a queste politiche imposte da istituzioni non legittimate democraticamente.