CATANIA – UNIVERSITA’ BANDITA: VOGLIAMO UN’UNIVERSITA’ DEMOCRATICA E FINANZIATA!

by / Commenti disabilitati su CATANIA – UNIVERSITA’ BANDITA: VOGLIAMO UN’UNIVERSITA’ DEMOCRATICA E FINANZIATA! / 327 View / 28 giugno 2019

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E’ di oggi la notizia di 9 docenti e del Rettore dell’Università di Catania sospesi con un provvedimento di interdizione dai pubblici uffici. I reati sono quelli di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta.

I meccanismi di corruzione riguarderebbero il conferimento degli assegni di ricerca, delle borse di studio e dei dottorati, ma anche per l’assunzione di personale tecnico-amministrativo, per la composizione degli organi statutari dell’Ateneo (consiglio di amministrazione, nucleo di valutazione, collegio di disciplina) e per l’assunzione e la progressione in carriera dei docenti universitari.

Il ‘sistema delinquenziale’ secondo gli investigatori della polizia di stato, non è ristretto alla sola università di Catania, ma si estende ad altri atenei i cui docenti sono stati selezionati per fare parte delle commissioni esaminatrici: in particolare è emerso che questi ultimi si sarebbero sempre “preoccupati di non interferire sulla scelta del futuro vincitore compiuta preventivamente favorendo il candidato interno che risultava prevalere anche nei casi in cui non fosse meritevole”.

Non volendo in alcun modo discutere le responsabilità penale della vicenda, che solo i processi giudiziari potranno accertare, riteniamo che in questo momento ci troviamo di fronte a gravissime responsabilità politiche ed è inaccettabile che l’amministrazione del nostro Ateneo sia affidata a chi è già stato sospeso – non solo indagato – dall’autorità giudiziaria, a conferma del fatto che sono già stati trovati riscontri sui fatti. Per questo il Rettore ha la responsabilità morale di fronte a tutta la comunità accademica di dimettersi, e rimettere il suo incarico e la gestione del nostro Ateneo ad una politica più trasparente. La stessa responsabilità sta secondo noi in capo ai Direttori di Dipartimento e a chi ricopre incarichi apicali, che in questi anni ha favorito e promosso la proliferazione di un sistema di corruzione e di controllo delle ordinarie logiche democratiche.

Un altro aspetto da considerare è che in questo momento nel nostro Ateneo ci sono 27 docenti che hanno ottenuto la loro cattedra per via di concorsi truccati. Questi docenti in questo momento stanno svolgendo regolarmente le loro attività, tra cui gli esami agli studenti che tentano gli appelli in questa sessione. Riteniamo inaccettabile tutto questo, per questo chiediamo che questi docenti si autosospendano dall’incarico, finché la magistratura non farà luce sulla vicenda. Ci auguriamo che questa pagina opaca per la nostra università non influisca negativamente con le esigenze e i bisogni di noi studenti e che l’amministrazione dell’Ateneo faccia di tutto per garantire il regolare svolgimento di tutti gli appelli e che l’offerta formativa non ne venga inficiata.

Negli ultimi anni l’Università è stata molto spesso al centro di vicende di questo tipo, di mancanza di trasparenza, di forme di corruzione riguardanti in particolar modo le procedure di reclutamento e affidamento di incarichi all’interno degli atenei.
E’ gravissimo che oggi all’interno delle nostre università esistano delle vere e proprie forme consolidate di scambi di favori, malaffare e baronato, concentrazione di potere e decisioni nelle mani di pochi a cui troppo è permesso.

E’ tuttavia necessario riflettere sulle cause di questi meccanismi, su come le politiche universitarie degli ultimi anni – spacciate come forme di lotta alla corruzione e al baronato – abbiano solo aggravato tali procedure e di come oggi un’Università depauperata di risorse materiali ed umane si presti maggiormente ad episodi di questo genere.

Prima causa tra tutte, infatti, va individuata nella riforma Gelmini, la quale, invece di risolvere il problema lo ha profondamente aggravato, concentrando ulteriormente il potere nelle mani di pochi all’interno degli atenei del Paese. Ancora più grave da questo punto di vista, sarebbe un suo completamento, annunciato da Valditara e in generale dal Governo negli ultimi mesi, che sembra andare nella direzione di un ulteriore restringimento degli spazi di democrazia nelle università.
La seconda questione riguarda l’espulsione di massa che da anni avviene dalle nostre Università, sia rispetto a chi non si iscrive per via delle politiche insufficienti sul diritto allo studio, sia rispetto a chi non trova modo di mettere a disposizione le proprie competenze come ricercatore nell’università pubblica.

E’ necessario dunque partire da questi dati e non relegare il fenomeno solo ad un problema di corruzione e scarsa trasparenza.

Negli ultimi 10 anni, infatti, il sistema universitario italiano ha subito una riduzione del 20% delle proprie dimensioni, forzata dai tagli avvenuti dal 2008 in poi (oltre un miliardo di tagli sul Fondo di Finanziamento Ordinario).

Allo stesso tempo sono più di 10.000 le posizioni di ruolo perse dal sistema accademico dal 2008 ad oggi, soprattutto dagli atenei del sud Italia, con un blocco del turn over folle e il contemporaneo dilagare delle figure di ricercatore precarie, in primis l’assegno di ricerca e il ricercatore a tempo determinato.
Solo con la consapevolezza di questi numeri si può analizzare il problema dell’assenza di prospettive per chi non ha le risorse per affrontare un percorso di istruzione superiore nel nostro Paese e dei tantissimi ricercatori e ricercatrici che non trovano spazio nel mondo della ricerca in Italia.
Da anni non vi è la volontà da parte dei governi che si sono succeduti di porre rimedio, e spesso le soluzioni proposte sono puramente propagandistiche oppure inefficaci a causa di una impostazione ideologica incentrata su concetti ambigui e scivolosi come “merito” ed “eccellenza”, del tutto inadatte a cogliere le necessità reali del nostro sistema universitario in termini di finanziamenti e assunzioni strutturali.

ll problema della corruzione e del malaffare resta gravissimo, ma non deve distogliere l’attenzione da ciò che serve alle Università. Solo rendendo gli atenei luoghi veramente democratici, distribuendo il potere anziché accentrarlo, azzerando le gerarchie ad oggi esistenti e riformando i sistemi su cui queste si basano, si potrà raggiungere l’obiettivo della trasparenza.

A questo paese serve un’università di massa, libera e adeguatamente finanziata, servono molti più laureati, molta più istruzione e molti più ricercatori e docenti.

Ci vediamo oggi alle 20:00 in Piazza Università.