Influenza aviaria e mercato sotto pressione
Il cuore del problema è rappresentato dalla diffusione dell’influenza aviaria, che nel corso del 2025 ha causato abbattimenti massicci e restrizioni negli allevamenti europei. Questo ha ridotto drasticamente il numero di capi disponibili, comprimendo l’offerta e spingendo verso l’alto le quotazioni.
I dati più recenti parlano chiaro: le uova da allevamento a terra hanno registrato aumenti fino al +27%, mentre quelle in gabbia segnano incrementi superiori al 20%. In parallelo, il prezzo medio ha superato i 2,40 euro/kg, con una crescita marcata anche su base annuale. Se il confronto si allarga agli ultimi due anni, il rincaro complessivo arriva a sfiorare il 45%.
A rendere il quadro ancora più complesso è la crescita dei consumi. Gli italiani continuano a scegliere le uova come alimento base grazie al loro valore nutrizionale e alla versatilità in cucina: la domanda è aumentata di circa il 7%, mentre la produzione nazionale è rimasta quasi stabile. Questo squilibrio ha ridotto l’autosufficienza del Paese e aumentato il ricorso alle importazioni.
Non è però solo l’aviaria a incidere. L’aumento dei costi energetici e delle materie prime sta pesando sull’intera filiera, dai mangimi alla distribuzione. Il rischio è un effetto domino che coinvolge altri prodotti alimentari, ampliando l’impatto dell’inflazione sulle famiglie.
Nel frattempo, l’Italia prova a reagire puntando sulla prevenzione, con campagne di vaccinazione negli allevamenti più esposti. Una strategia che potrebbe stabilizzare il settore nel medio periodo, ma che nel breve lascia ancora aperte molte incognite. Per i consumatori, la situazione richiede maggiore attenzione: scegliere prodotti locali, sostenere filiere certificate e ridurre gli sprechi diventano azioni concrete per affrontare un mercato sempre più instabile.
