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Trump rilancia: “Valuto il ritiro delle truppe Usa dall’Italia”. Nuove tensioni con Meloni e ultimatum all’Iran

Il presidente Usa torna ad attaccare Roma e avverte Teheran: “Accordo subito o reagiremo con più forza”.

Donald Trump torna a scuotere gli equilibri internazionali e riapre un dossier delicatissimo nei rapporti tra Washington e Roma: il possibile ritiro delle truppe americane dall’Italia. In un colloquio esclusivo con il Corriere della Sera, il presidente degli Stati Uniti ha confermato che l’ipotesi è ancora sul tavolo, accompagnando le sue parole con un duro affondo nei confronti del governo italiano guidato da Giorgia Meloni.

Donald Trump (ANSA) – linkcoordinamentouniversitario.it

Le dichiarazioni arrivano in un momento già segnato da forti tensioni geopolitiche, tra il fragile cessate il fuoco con l’Iran e le nuove sanzioni americane contro aziende accusate di sostenere l’apparato militare di Teheran.

Trump attacca l’Italia: “Non c’era quando serviva”

Il presidente americano non ha nascosto il proprio malcontento verso Roma. Rispondendo alle domande della giornalista Viviana Mazza, Trump ha ribadito più volte che l’Italia avrebbe mancato di sostegno nei confronti degli Stati Uniti nei momenti più critici.

“L’Italia non c’era quando avevamo bisogno di lei. Io invece ci sono sempre stato per l’Italia, così come il mio Paese”.

Parole pesanti, pronunciate all’indomani della visita a Roma del segretario di Stato americano Marco Rubio. Anche quando è stata evocata la possibilità che l’Italia possa contribuire con dragamine per garantire la sicurezza marittima dopo il cessate il fuoco in Iran, Trump ha interrotto il discorso tornando sullo stesso concetto: secondo lui, Roma avrebbe mostrato scarso sostegno strategico a Washington.

Dietro le dichiarazioni del tycoon si intravede una possibile revisione della presenza militare americana in Europa, tema già affrontato durante il suo primo mandato e oggi tornato centrale nel dibattito geopolitico.

Ultimatum all’Iran: “Accordo subito o useremo più forza”

Parallelamente allo scontro diplomatico con l’Italia, Trump continua a mantenere alta la pressione sull’Iran. Il presidente americano ha spiegato che Washington attende una risposta definitiva da Teheran sull’ultima proposta di accordo per mettere fine alla guerra.

Lasciando la Casa Bianca, Trump ha annunciato che, in caso di mancata intesa, gli Stati Uniti sono pronti a riattivare l’“Operazione Libertà”, il dispositivo militare destinato a garantire la sicurezza delle navi nello Stretto di Hormuz, area strategica per il traffico energetico mondiale.

Pur confermando che il cessate il fuoco resta formalmente valido, il leader statunitense ha lanciato un messaggio durissimo alla leadership iraniana, definita senza mezzi termini “guidata da pazzi”.

Trump ha inoltre ribadito che gli Stati Uniti non permetteranno mai all’Iran di ottenere armi nucleari e ha assicurato che, se l’accordo non verrà firmato rapidamente, la risposta americana sarà “ancora più violenta e potente”.

Nel frattempo, i tre cacciatorpediniere coinvolti nelle recenti operazioni nel Golfo Persico hanno completato il passaggio nello Stretto di Hormuz, tornando a unirsi al blocco navale statunitense che Trump ha descritto come un vero e proprio “muro d’acciaio”.

Sanzioni contro aziende cinesi e rete internazionale pro-Teheran

Sul fronte economico, Washington ha compiuto un nuovo passo contro l’apparato militare iraniano. Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato sanzioni contro dieci aziende e individui accusati di aver sostenuto il programma di armamenti di Teheran.

Tra i soggetti colpiti figurano società con sede in Cina, Medio Oriente ed Europa orientale, ritenute coinvolte nella fornitura di tecnologie e materiali destinati alla produzione dei droni Shahed e dei missili balistici iraniani.

Nel mirino dell’Ofac, l’ufficio del Tesoro che si occupa delle sanzioni internazionali, sono finite in particolare:

  • Yushita Shanghai, accusata di aver aiutato il Center for the Progress and Development of Iran nell’acquisizione di tecnologie avanzate;
  • Hitex Insulation Ningbo, ritenuta coinvolta nel programma missilistico iraniano.

Secondo Washington, una rete di società con base tra Hong Kong, Dubai e Bielorussia avrebbe inoltre facilitato l’acquisto di sistemi di difesa aerea Manpads, mascherando i collegamenti diretti con Teheran.

Gli Stati Uniti hanno anche minacciato nuove “sanzioni secondarie” contro istituti finanziari collegati alle raffinerie indipendenti cinesi, accusate di importare petrolio iraniano e russo a prezzi scontati.

Le misure arrivano a pochi giorni dall’incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping a Pechino, segnale di un clima internazionale sempre più teso e di una strategia americana che punta a isolare economicamente e militarmente l’Iran.

Antonio Russo

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