L’invisibile minaccia che si trova nell’acqua, microplastiche molto pericolose per gli umani

L’invisibile minaccia che si trova nell’acqua sono le microplastiche, particelle di plastica di dimensioni ridotte ma altamente pericolose per la salute umana, rappresentando un rischio crescente per l’ambiente e per la nostra salute.

Microplastiche pericolose per umani
Microplastiche pericolose per umani

Le microplastiche, ormai presenti in vari ambienti, si rivelano essere una minaccia anche per la salute riproduttiva delle donne. Mentre si discuteva della loro presenza nei vasi sanguigni e nel cuore, uno studio presentato al Congresso Nazionale della Società Italiana di Riproduzione Umana (SIRU) solleva nuove preoccupazioni, evidenziando la presenza di queste sostanze nei fluidi follicolari delle donne sottoposte a Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

Microplastiche molto pericolose per gli umani

Il team di ricerca, guidato da Luigi Montano e altri studiosi, ha condotto uno studio innovativo che ha rilevato la presenza di nano e microplastiche nei fluidi follicolari, con concentrazioni significative. Questo studio non solo ha evidenziato la presenza di queste particelle, ma ha anche dimostrato una correlazione con alcuni parametri legati alla funzione ovarica delle donne.

Secondo Luigi Montano, UroAndrologo dell’ASL di Salerno e Coordinatore del progetto di ricerca EcoFoodFertility, le microplastiche possono agire da vettori per altre sostanze tossiche, mettendo a rischio ulteriormente la salute riproduttiva femminile. La scoperta delle microplastiche nei fluidi follicolari segue ricerche precedenti che le avevano individuate nelle urine e nello sperma.

Microplastiche
Microplastiche

Le implicazioni dell’infertilità di coppia e le sfide nel trattamento

L’infertilità è un problema diffuso in Italia, coinvolgendo circa una coppia fertile su cinque. La SIRU si impegna a fornire un approccio multidisciplinare nel trattamento dell’infertilità, recentemente pubblicando linee guida basate su evidenze scientifiche per migliorare i percorsi diagnostici e terapeutici.

Ma il rinvio dei trattamenti di riproduzione medicalmente assistita solleva preoccupazioni. Antonino Guglielmino, socio fondatore della SIRU, sottolinea che il ritardo può ridurre ulteriormente le possibilità di successo dei trattamenti, specialmente considerando l’età avanzata delle donne che cercano assistenza. Durante il periodo di sospensione delle attività dovuta al lockdown, è emerso che anche un ritardo di 12 mesi può significare una significativa diminuzione delle probabilità di gravidanza.

In un contesto in cui l’Italia registra uno dei tassi di fecondità più bassi d’Europa, la riproduzione assistita potrebbe rappresentare un’opportunità per contrastare il declino demografico. Ma è fondamentale consultare un medico prima di intraprendere qualsiasi terapia.

La scoperta delle microplastiche nei fluidi follicolari rappresenta una nuova sfida nella ricerca sulla salute riproduttiva femminile. Affrontare questa emergenza richiederà sforzi congiunti da parte della comunità scientifica e delle autorità sanitarie per proteggere la fertilità delle donne e garantire loro accesso ai trattamenti necessari.

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