L’UNIVERSITA’ COSTA UN PATRIMONIO? FACCIAMO LA PATRIMONIALE!

by / Commenti disabilitati su L’UNIVERSITA’ COSTA UN PATRIMONIO? FACCIAMO LA PATRIMONIALE! / 183 View / 3 Dicembre 2021

Nella Legge di Bilancio in discussione in Parlamento ancora troppo poche sono le misure messe in campo per garantire l’accessibilità all’istruzione universitaria: non c’è alcuna prospettiva di aumento della NoTax Area e non ci sono nemmeno le briciole sul diritto allo studio. Nel frattempo, però, le spese militari sono incrementate di quasi il 6%, e la riforma fiscale dell’IRPEF va ad avvantaggiare maggiormente ancora le classi di reddito alto rispetto ai redditi medi e bassi, con un investimento di oltre 3 miliardi e mezzo di euro per abbassare le tasse a chi ha redditi maggiori di 30 mila euro, a beneficio di chi ha redditi tra 50 e 60 mila euro in termini di risparmio assoluto.  E’ chiaro che nel nostro Paese ci sia un definito progetto politico su quali siano i comparti da finanziare e le categorie da tutelare, e purtroppo non sono né lз studentз universitariз, né lз giovani in generale, specialmente chi economicamente meno avvantaggiato.

Solo per ottenere l’Università gratuita servirebbe un maxi finanziamento di 1,6 miliardi di euro, e ne servono altrettanti aumentare le soglie di accesso e gli importi delle borse di studio garantendole anche a chi ora viene esclusə, per colmare il digital divide, per investire in nuove residenze universitarie e ristrutturare le vecchie, e per elargire contributi affitto per lз fuori sede. In tutto, come studentз, abbiamo bisogno di 3 miliardi e mezzo di euro.

Sembrano tanti? Non lo sono. In primo luogo, perché investire in Università comporta un investimento in termini di esternalità positive per il Paese tutto, in termini di aumento della popolazione altamente istruita e di forte spinta all’ascensore sociale, fermo da troppi anni. In secondo luogo, un rifinanziamento all’Università va pensato all’interno di una riforma complessiva nel Paese anche dal punto di vista fiscale: beni pubblici come le università e diritti come quello all’istruzione dovrebbero essere garantiti e sostenuti dalla fiscalità generale, e non comprati come se fossero merci e servizi “a carico dell’utente”.

In Italia, l’1% della popolazione possiede il 25% della ricchezza complessiva da solo. Perché non redistribuire? Sarebbe sufficiente inserire un’imposta unica progressiva sui grandi patrimoni per creare un forte sistema di redistribuzione che non appesantisca ulteriormente, come altri sistema fanno, le tasche della popolazione che, pur avendo bassissimi redditi, possiede piccoli patrimoni (come le case). In questo modo, nelle casse statali entrerebbero almeno 4 miliardi di euro. Sarebbe altresì necessario, come proposto dalla rete Sbilanciamoci!, della quale facciamo parte, rimodulare le aliquote Irpef sugli scaglioni di reddito, che comporterebbe per lo Stato delle entrate di 2 miliardi di euro. Assoggettando a Irpef le rendite finanziarie (esclusi i titoli di Stato), si potrebbero ottenere poi altri 2 miliardi e mezzo di euro. Infine, riducendo la franchigia sulle tasse di successione e inserendo misure progressive per i redditi più alti, entrerebbe quasi un miliardo di euro. Ecco, i soldi ci sono!

Non possiamo accettare che le spese universitarie pesino sulle spalle degli studenti, sottolineando che questo peso è distribuito solo nei pochi che possono permettersi di iniziare gli studi universitari e di portarli a termine. Ancora troppo basso è, infatti, il numero di immatricolati, ancora troppo alto è, invece, il tasso di abbandoni.

Studiare ci costa troppo. Non possiamo permettere che nel nostro Paese l’Università resti un luogo di classe, accessibile solo ai più ricchi o ai pochi che hanno la fortuna di accedere agli spiccioli dati dalle borse di studio, vivendo poi in situazioni di forte ansia nel non sapere se il prossimo anno si potrà ancora studiare.

Il primo passo per l’accessibilità è la gratuità dell’iscrizione all’università: bisogna abolire le tasse. Va fatto per tuttз, garantendo a ogni studentə di autodeterminarsi nella scelta di studiare all’Università, di cosa studiare, e di affrancarsi dalla famiglia d’origine.

Per realizzare tutto ciò, serve tassare i grandi patrimoni e redistribuire la ricchezza, da chi ha più a chi ha meno, dal privato al pubblico. Non per noi, ma per tuttз!