#cambieRAI – Un appello contro la discriminazione nei media italiani

by / Commenti disabilitati su #cambieRAI – Un appello contro la discriminazione nei media italiani / 135 View / 8 Aprile 2021

Aderiamo e sottoscriviamo la lettera che i movimenti antirazzisti hanno mandato a giornalisti e dirigenti della RAI:

 

Carissima RAI – Radiotelevisione italiana S.p.A.

Siamo cittadinə di questo Paese, siamo contribuenti di un servizio pubblico sempre meno rappresentativo e rispettoso della società plurale di cui siamo parte.

Ti scriviamo per ricordare a te e ai tuoi dirigenti che ogni giorno scegliete chi essere davanti a milioni di persone con il vostro palinsesto e a noi, pare, abbiate dimenticato quale grande responsabilità comporti.

Sei pubblica. In qualità di società che gestisce il servizio pubblico radiotelevisivo in esclusiva, dovresti rappresentare un’istituzione in grado di fare informazione, promuovere cultura e spettacolo in modo plurale ed inclusivo, poiché sei sostenuta dal canone che tuttə paghiamo.

Sei informazione e educazione. Milioni di persone, attraverso i tuoi canali, traggono la propria conoscenza del mondo che, spesso, rappresenti con stereotipi e luoghi comuni, senza restituire la complessità della società contemporanea.

Sei intrattenimento e cultura. Hai il potere di entrare nelle case di milioni di persone che vogliono divertirsi ed è inaccettabile che questo venga fatto veicolando messaggi razzisti e violenti.

L’informazione che produci non racconta di noi, della società in cui viviamo e di cui siamo parte. Al contrario, proponi troppo spesso modelli razzisti, sessisti, etnocentrici, cattocentrici ed eteronormati, costruendo un grottesco e fittizio palcoscenico della realtà, come nel caso di trasmissioni quali “Tale e Quale Show”.

Quando acconsenti con leggerezza, e strumentalizzi pretestuosamente l’abitudine di presentatori e concorrenti di dipingersi la faccia di nero per imitare alcuni personaggi non bianchi (“blackface”), umili e offendi migliaia di persone che ti guardano e per cui la pelle nera non è intrattenimento, né avanspettacolo, né celebrazione, né solidarietà, ma parte integrante della vita di tutti i giorni.

Se non obietti quando un ospite utilizza il termine ne*ro/ne*ra per associarlo ad uno standard di bruttezza, come nel più recente caso di Valeria Fabrizi, o quando lo stesso termine viene usato per sminuire chi non è bianco, insulti pubblicamente parte della popolazione che vive nel tuo stesso Paese,
normalizzando epiteti razzisti e messaggi violenti. Parole che pesano come macigni e che affondano le proprie radici in una storia coloniale ed eurocentrica negata e non sufficientemente approfondita.

Questi non sono “scivoloni”, né tantomeno casi isolati: sono esempi di come il razzismo sistemico venga costantemente alimentato in Italia. Siamo ancora costrettə ad assistere a episodi di razzismo tanto gravi quanto le reazioni che suscitano: ilarità, indifferenza, dissimulazione, o negazione. Nel 2021 e’ intollerabile promuovere questo tipo di informazione e intrattenimento, sapendo che migliaia di persone possono interiorizzare e replicare i tuoi messaggi.

Cara RAI, ci rivolgiamo proprio a te, in modo che queste riflessioni arrivino ai numerosi soggetti che devono agire un deciso e necessario cambiamento nelle forme e nei contenuti del palinsesto, senza espedienti facili, avendo il coraggio di prendere una posizione chiara, a cui seguano scelte concrete. Chiedere scusa non basta più.

Cara RAI, sei dotata di un codice etico che afferma, testualmente, di voler garantire:
“Un elevato livello qualitativo della programmazione informativa caratterizzata da una visione europea e internazionale, dal pluralismo, dalla completezza, dall’imparzialità, dall’obiettività, dal rispetto della dignità umana, dalla deontologia professionale, dalla garanzia del contraddittorio adeguato, effettivo e leale al fine di garantire l’informazione, l’apprendimento e lo sviluppo del senso critico, civile ed etico della collettività nazionale(…)”.
Con i tuoi contenuti infrangi costantemente questo codice e offendi una moltitudine di utenti, contribuenti, ma, in primo luogo, persone.

Questo appello non è rivolto solo a te, ma a tutti i media italiani, non solo mainstream, ai vari gruppi editoriali e rispettivi dirigenti. Normalizzare un linguaggio razzista, ridurre le persone non bianche in oggetti di scherno, mere statistiche o quote di cui fare mostra all’occorrenza, significa perpetuare forme di violenza. E’ ora di aprire un confronto franco con la società reale. Non vogliamo essere vittime silenziose ne’ silenziate, strumentalizzate o sbandierate come trofeo di una fantomatica “inclusività”.

Vogliamo essere parte di una narrazione e di un linguaggio in cui rifletterci davvero, e a cui poter contribuire con le competenze che evidentemente mancano. Siamo a disposizione per iniziare a ragionarci insieme.