VOGLIAMO POTERE – manifesto dei saperi contro la crisi

VOGLIAMO POTERE – manifesto dei saperi contro la crisi

by / Commenti disabilitati su VOGLIAMO POTERE – manifesto dei saperi contro la crisi / 27 View / 20 settembre 2010

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La crisi che stiamo vivendo è allo stesso tempo economica, sociale, ambientale e democratica. È la crisi di un modello di sviluppo perverso, basato sullo sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente in nome di un astratto interesse economico. Dopo 30 anni di egemonia del profitto e della competizione individuale sulle forze della solidarietà collettiva, sono ora evidenti a tutti le contraddizioni del modello economico dominante e le fratture profonde da esso generate nella società.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un’Italia in cui la retorica del merito e dell’innovazione nasconde il perpetuarsi di logiche feudali, nell’alleanza tra potentati vecchi e nuovi, basata sulla paura del diverso, sulla diffidenza verso il futuro, sulla guerra tra poveri. Un’Italia disperata, la cui cifra dominante è la mancanza di futuro: il lavoro umiliato da precarietà e disoccupazione, l’ambiente deturpato da grandi opere utili solo a chi le costruisce, i migranti sfruttati due volte, prima sul posto di lavoro e poi sull’arena della competizione politica, i diritti civili negati dall’ossequio alle gerarchie vaticane. Un delitto perfetto, la cui vittima è il futuro della nostra generazione, condannata all’immobilismo sociale e, come un secolo fa, all’emigrazione.

Nella società della guerra tra poveri, dei ricchi sempre più ricchi serve una nuova redistribuzione: da un lato una redistribuzione dei redditi tra ricchi e poveri che elimini privilegi e diseguaglianze, dall’altra una redistribuzione temporale. Se è vero che hanno saccheggiato il passato, depredano il presente, privando di speranze e risorse il futuro, allora è necessaria una redistribuzione temporale da chi ieri a sperperato risorse a chi domani non ne avrebbe. Le contraddizioni di un’intera epoca ci vengono scaricate addosso in maniera irresponsabile, e finora ne siamo stati schiacciati.

È il momento di reagire, di fare uno scatto di maturità, di prendere in mano con decisione il nostro presente e mettere in campo la proposta concreta di un futuro diverso.

Il potere per noi è un verbo, e non un sostantivo. Non reclamiamo poltrone né ci prestiamo a una ridicola guerra tra poveri con i nostri genitori. Ciò che vogliamo è poter alzare la testa, giocare un ruolo finalmente attivo nella nostra società, avere gli strumenti necessari a costruire un mondo all’altezza dei nostri sogni. La precarietà, intersecando questione sociale e questione generazionale livella verso il basso le nostro prospettive di vita, ci impedisce di programmare un orizzonte di miglioramento collettivo. Contro tale schiavitù è necessario mettere in campo il ruolo della cultura, della conoscenza, del ruolo dei saperi.

Dalle scuole, dalle università, dalle accademie, dai centri di ricerca, lanciamo 10 idee, 10 proposte dai saperi contro la crisi, 10 strumenti con cui i soggetti in formazione possono prendere in mano il proprio presente e costruire un futuro diverso per tutti e per tutte.

1.VOGLIAMO POTERE sapere, vogliamo poter coltivare le nostre capacità, crescere in un sistema di educazione che venga considerato un investimento sul futuro e non un ramo secco da tagliare. La grande opera che chiediamo è un massiccio piano di finanziamenti su scuola, università e ricerca, che porti l’Italia al livello di investimenti degli altri paesi europei, all’interno di un generale processo di ripubblicizzazione dei saperi.

2.VOGLIAMO POTERE compiere le nostre scelte di vita in maniera autonoma, liberi dai condizionamenti della famiglia e delle discriminazioni sociali. Serve un nuovo modello di welfare, e in particolare una legge quadro nazionale sul reddito di formazione, strumento di liberazione e autonomia ormai presente nella quasi totalità dei paesi europei.

3.VOGLIAMO POTERE mettere le nostre competenze al servizio del futuro, immaginando e costruendo ogni giorno nuovi mondi grazie al nostro studio e alla nostra capacità creativa. Chiediamo un piano per l’innovazione scientifica e tecnologica. Vogliamo essere liberi di condividere competenze e conoscenze, e vogliamo poterne fruire altrettanto liberamente. Chiediamo che il mondo della formazione pubblica assuma politiche di adozione delle licenze Creative Commons, o di altre forme che esulino dal diritto d’autore.

4.VOGLIAMO POTERE respirare. La crisi ambientale pone un ultimatum all’umanità, e l’ostaggio siamo noi. È ormai urgente ripensare un modello di sviluppo costruito sull’ossessione della crescita e sull’angoscia della competizione. Il primo passo nella transizione verso un’economia a misura d’uomo e di ambiente è l’assunzione di indici alternativi al PIL. Vogliamo processi partecipativi tramite cui i territori, le singole comunità e i soggetti sociali possano avere voce in capitolo su cosa produrre e come.

5.VOGLIAMO POTERE scegliere di avere un lavoro dignitoso, liberi dalla schiavitù della precarietà, mezzo di subordinazione delle nostre vite alle logiche del profitto, di divisione tra i lavoratori italiani e stranieri, di frammentazione esistenzale. Rifiutiamo la logica razzista della guerra tra poveri e chiediamo che venga restituita al lavoro la sua funzione di emancipazione sociale, inserendo la battaglia contro tutte le forme di precarietà in un ambito ampio di politiche sociali e di promozione dell’integrazione.

6.VOGLIAMO POTERE considerare i nostri coetanei europei fratelli e non concorrenti. L’Europa deve diventare uno spazio politico, capace di costruire nuovi diritti sociali e di cittadinanza. La piaga della delocalizzazione e del dumping sociale tra i popoli del continente può essere sconfitta solo dall’unificazione progressiva dei sistemi di protezione. Chiediamo un sistema europeo di tutele sociali e del lavoro, un sistema di servizi, partendo dalla mobilità e dalla distribuzione delle ricchezze e dei redditi, finanziato da una politica fiscale europea.

7.VOGLIAMO POTERE vivere la nostra identità liberamente. Chiediamo che i luoghi della formazione e del lavoro possano essere laboratori di un modello diverso di vivere la socialità . La crisi culturale che stiamo attraversando è portatrice di sottoculture omofobe, razziste, violente, autoritarie e machiste. Riteniamo necessario costruire un piano di diritti e di tutele in grado di rispettare e valorizzare le differenze identitarie. Vogliamo creare una cultura, a partire dalle scuole e dalle università, che trasformi l’attuale società in un luogo collettivo fatto di inclusione sociale e rispetto dei diritti.

8.VOGLIAMO POTERE partecipare alle scelte sul nostro futuro. Rifiutiamo un modello di politica basato sulle gerarchie feudali, sulla fedeltà ai leader e sull’impermeabilità ai movimenti della società. Chiediamo una nuova politica, con l’introduzione di strumenti di democrazia partecipata a tutti i livelli, dai luoghi della formazione a quelli di lavoro, fino alle istituzioni pubbliche.

9.VOGLIAMO POTERE vivere le nostre città in maniera libera e attiva, liberi dai modelli securitari e repressivi ormai egemoni, attivi nella costruzione di relazioni sociali e culturali autonome rispetto ai circuiti commerciali. Reclamiamo città aperte alle libertà personali nel senso più ampio, contro ogni discriminazione. Promuoviamo la restituzione al pubblico di spazi sociali aperti alle realtà attive della cittadinanza, come laboratori per la produzione culturale e artistica innovativa e per la costruzione di un’alternativa di società solidale e partecipata.

10.VOGLIAMO POTERE disporre delle risorse e degli investimenti necessari per la realizzazione di queste proposte, passi necessari per la costruzione di un futuro diverso per tutti e per tutte. Chiediamo la costituzione di un fondo per il futuro, finanziabile tramite il taglio delle spese militari, la tassazione delle rendite finanziarie e delle transazioni internazionali, la lotta all’evasione fiscale, l’emersione del vasto campo dell’economia sommersa e una nuova imposta di scopo, fortemente progressiva, la «tassa per il futuro».

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