Uno sguardo sulle proteste universitarie nel mondo

by / Commenti disabilitati su Uno sguardo sulle proteste universitarie nel mondo / 393 View / 27 marzo 2015

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Abbiamo tradotto questo articolo di Rebecca Ratcliffe uscito sul The Guardian Mercoledì 25/03

Proteste universitarie in tutto il mondo: una lotta contro la mercificazione.

Docenti e studenti in Canada, Paesi Bassi e Regno Unito spiegano perchè stanno prendendo posizione contro le loro istituzioni

Gli studenti della University of the Arts di Londra, hanno occupato l’area di ingresso della loro università giovedì scorso, per protestare contro la proposta di tagli ad alcuni corsi. Questo fatto rende la UAL una delle ultime istituzioni nel mondo toccata da occupazioni e scioperi di staff e studenti. Le cause di queste proteste sono svariate: alcune riguardano le condizioni di lavoro dei dottorandi, altre puntano il dito contro la mancanza di trasparenza nella gestione dell’università. Un tema chiave è la mercificazione dell’istruzione superiore, che secondo molti ha portato le dirigenze universitarie a dare priorità agli obiettivi finanziari e non ai bisogni di lavoratori e studenti.

Abbiamo parlato con il personale universitario e gli studenti in Canada, Paesi Bassi e Regno Unito, per capire le ragioni di questa presa di posizione.

 

Università di Toronto, Canada

Cosa sta accadendo? Gli studenti della magistrale dell’Università di Toronto sono in sciopero da tre settimane.

Cosa ha provocato lo sciopero? Gli studenti della magistrale e gli assistenti  sono un elemento essenziale per l’attività di insegnamento dell’Università di Toronto. Ma sono pagati con un salario minimo di C$15,000 – molto meno rispetto al necessario per sostenere il costo della vita canadese.

“La retribuzione di base dei dottorandi non ha visto alcun aumento in più di sette anni, lasciandoli insegnare e fare ricerca vivendo con più di C$8,000 sotto la soglia di povertà. Docenti a contratto, docenti a chiamata ed assistenti rappresentano più del 60% degli insegnanti dell’Università di Toronto, ma solo il 3.5% del bilancio d’ateneo è assegnato a loro.

Per risolvere questo problema, ai dottorandi dovrebbe essere garantito uno stipendio minimo che si collochi al di sopra della soglia di povertà ed aumenti in base all’inflazione ed al costo della vita in crescita.  Invece, la dirigenza ha cercato di aumentare il numero di iscritti, undergraduate e dottorandi – soprattutto studenti internazionali – per poter accrescere in questo modo i profitti dell’università. Invece di affrontare le gravi necessità finanziarie dei suoi studenti, l’amministrazione universitaria ha speso settimane rifiutandosi di riaprire un tavolo di discussione. L’ultima recente rinegoziazione del contratto d’ateneo ha fallito nel tentativo di affrontare l’impatto negativo del lavoro precario in ambito universitario che ha aperto allo sfruttamento di personale accademico precario.

Per prevenire ulteriori azioni da parte dei lavoratori ed interruzioni dei servizi che colpiscono tutti gli studenti nei campus canadesi, le amministrazioni universitarie dovranno affrontare queste serie carenze strutturali che hanno abbassato la qualità dell’educazione e della ricerca presso le università pubbliche canadesi ed in tutto il Nord America.”

Omar Sirri è un dottorando di Scienze Politiche presso l’Università di Toronto.

London School of Economics and Political Science (LSE), Regno Unito

Cosa sta accadendo? Una sala del rettorato è occupata dagli studenti dal 18 marzo.

Cosa ha causato la protesta? L’occupazione è una reazione contro la mercificazione dell’educazione.

“La LSE rappresenta l’epitome dell’università neoliberista. E’ amministrata ed organizzata attorno ad interessi corporativisti, che promuovono l’elitismo e perpetuano condizioni di diseguaglianza. OccupyLSE pensa che dovrebbero essere invece gli studenti, i docenti ed i lavoratori a gestire un’università – e abbiamo scelto di chiamare questo progetto Free University of London (Libera Università di Londra).

Stiamo occupando la principale sala delle riunioni amministrative per interrompere simbolicamente la gestione manageriale della Scuola, che è responsabile della spinta neoliberale della nostra educazione. Abbiamo usato questo spazio per rivendicare la nostra educazione ed incoraggiare una partecipazione politica che parta dall’insegnamento ed apprendimento reciproco. Con questo vogliamo dichiarare il nostro rifiuto alla commercializzazione dell’educazione – vogliamo imparare gratuitamente e liberamente.

Stiamo utilizzando lo spazio occupato ed i seminari per focalizzare ed affinare le rivendicazioni che stiamo portando avanti come movimento rispetto ai temi di educazione libera e gratuita, diritti dei lavoratori, democrazia, governance ed etica universitaria. Il potere delle occupazioni si è dimostrato nell’effetto domino avuto: e questo è solo l’inizio.”

Natalie Fiennes frequenta un master in sociologia politica ed Ellen Lees è una studentessa di antropologia sociale, entrambe presso la LSE.

 

Università di York, Canada

Cosa sta accadendo? Assistenti, dottorandi e contract faculty dell’Università di York sono in sciopero dal 3 marzo.

Cosa ha provocato lo sciopero? I lavoratori e gli studenti in sciopero hanno una serie di richieste, che includono: più finanziamenti per i dottorandi e per gli assistenti ricercatori e migliori diritti d’impiego per i lavoratori LGBTQ.  Vogliono inoltre il “rafforzamento del linguaggio di indicizzazione delle tasse”, ovvero che qualsiasi aumento nelle tasse per i dottorandi venga accompagnato da un aumento dei loro finanziamenti.

Un tempo considerata un’istituzione radicale, anche York oggi persegue aggressive tattiche di crumiraggio “divide et impera”.  Il 9 marzo, l’università ha posto un’offerta finale che allettava ampiamente i contract faculty più anziani , un chiaro tentativo di dividere il sindacato. Assistenti e dottorandi hanno rifiutato l’offerta e sono rimasti legalmente in sciopero.

York sta ora riprendendo i corsi nonostante lo sciopero, ponendo gli studenti nella posizione di dover superare linee di picchetto sempre più tese per arrivare a lezione, ed ha anche invitato i lavoratori a boicottare lo sciopero.

Nonostante queste mosse, cresce la solidarietà sia dalla docenza che dagli studenti, e molti stanno esercitando il loro diritto di non oltrepassare i picchetti.  

In quanto dottorandi, non siamo solo studenti che pagano le tasse regolarmente, ma anche docenti “frontline”. In breve, paghiamo per il “privilegio” del nostro lavoro precario.  Non potremmo inseguire le nostre carriere senza il pieno/totale finanziamento.

Cosa significa questo per gli studenti lavoratori? Uno studente internazionale ha recentemente twittato un’immagine Kafkiana di un assegno di  C$0.00 pagato dall’università, ovvero tutto quel che è rimasto del loro finanziamento dopo aver pagato le tasse internazionali. In università, questo lo chiamiamo “getting York’d” (letteralamente “essere Yorkato”)”

Jessica Lee è una dottoranda al quarto anno di Discipline Umanistiche e Darren Patrick è un dottorando al quarto anno di Studi Ambientali, entrambi presso l’Università di York.

 

Università di Amsterdam, Paesi Bassi

Cosa sta accadendo? Gli studenti stanno occupando il Maagdenhuis, il principale edificio amministrativo dell’università, reclamando la democratizzazione dell’istituzione.

Cosa ha causato la protesta? Coloro che hanno aderito alla protesta vogliono maggior trasparenza e partecipazione  nei processi decisionali e chiedono che ci si fermi a ripensare il piano universitario di ristrutturazione, tagli e svendite.

“In che modo puoi protestare contro le burocrazia? In che modo puoi fare un lavoro contro la finanziarizzazione e il managerialismo che è penetrato nell’università, forzandoci a dare priorità a efficienza/rendimento, a razionalizzazione e profitto, piuttosto che a creatività, educazione e pensiero critico?

Ad Amsterdam abbiamo iniziato occupando gli edifici universitari più simbolici, organizzando manifestazioni pubbliche e scendendo in strada in massa. Abbiamo scritto articoli, siamo apparsi in televisione ed in radio ed abbiamo pubblicato lettere aperte.

Ma la resistenza ha molte facce. In quando via di critica e di cambiamento, ci siamo ripresi il nostro spazio di lavoro. Abbiamo lasciato un segno nell’ambiente corporativo in cui lavoriamo – solo linee dritte, spazi uniformi, cemento impenetrabile, acciaio infendibile – con voci alternative, idee in movimento (thoughts-in-the-making) ed argomenti per il dibattito.

Abbiamo aderito con i nostri studenti ad una momento di discussine settimanale per riflettere sugli effetti del managerialismo e della finanziarizzazione e su come, quando non vi è altra scelta, possiamo disobbedire in atti di resistenza quotidiana.

Facendo eco alla famosa affermazione di Bertold Brecht ‘Stell dir vor, es ist Krieg, und keiner geht hin’ (Un giorno faranno una guerra e nessuno vi parteciperà), immaginiamo cosa ne resta della burocrazia quando nessuno compila i moduli. Quando abbiamo rifiutato di cooperare con il sistema che ha preso il controllo della nostra università, ci siamo mossi per rivendicare e rifondare l’università. Non è visibile ai più, ma queste forme di protesta giocando un ruolo nel ricreare l’università come spazio di conoscenza e scoperta.”

Julie McBrien è un assistente universitario di antropologia all’Università di Amsterdam.