Università britanniche, caccia a un posto Quasi 200 mila ragazzi resteranno fuori

by / Commenti disabilitati su Università britanniche, caccia a un posto Quasi 200 mila ragazzi resteranno fuori / 19 View / 20 agosto 2011

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LONDRA – Il futuro è a un passo appena, ma forse troppo lontano: in questi giorni 640 mila studenti britannici ed europei sono alla caccia dei 450 mila posti disponibili per l’accesso alle università, e le delusioni sono molte. In tv compaiono scene di ragazzi che si abbracciano e saltano giubilanti, oppure lacrime, facce tristi, sconvolte: lo scenario è quello di un passaggio importante nella vita. Su cento studenti, 27 hanno ottenuto il massimo dei voti al test di ammissione: è un segno che non viene considerato positivo dagli esperti, perché indica un “livellamento”. L’anno scorso è stato introdotto un asterisco per indicare  –  con A* – i ragazzi migliori. Ma oggi le A con asterisco sono già l’8,2 per cento degli ammessi.

E quest’anno la speranza di entrare nelle università è diffusa fra più persone che nel passato per tre elementi, scrive il Financial Times: il primo è la debolezza del mercato del lavoro fra i giovani, con la disoccupazione che tocca il 18 per cento fra le persone di 18-24 anni, contro un dato complessivo del 7,9 per cento. E com’è ovvio l’università tradizionalmente garantisce più possibilità in un mercato difficile. Il secondo elemento è il baby-boom che raggiunse il massimo nel 1992, e che oggi porta a contare un numero più alto di giovani nell’età dell’accesso e quindi di richieste. Il terzo elemento, non meno importante

degli altri due, è il forte aumento delle tasse universitarie previsto per l’anno venturo: anche chi potrebbe rimandare preferisce iscriversi quest’anno per risparmiare oltre cinquemila sterline.

Il massimo dell’interesse è senz’altro nella scienza: matematica, fisica, biologia, ingegneria e tecnologia sono considerati l’orizzonte più promettente per gli studenti del Regno Unito. La sola Matematica ha registrato un aumento del 7,8 per cento fra gli studenti che hanno ottenuto l’ammissione. Dal 2005 l’aumento totale per la matematica è pari al 57 per cento, il salto più robusto se si considera che l’incremento generale del settore scientifico è stato attorno al 17 per cento, contro un 11 per cento complessivo. Un po’ meno lusinghieri i dati che riguardano la Fisica: secondo Alan Smithers, docente di Didattica all’università di Buckingham, oggi i voti massimi sono 33mila, contro i 56mila registrati nel 1982.

Secondo Imran Khan, direttore della Campagna per la scienza e l’ingegneria, c’è un aumento di attenzione verso i soggetti scientifici, “sempre più importanti per l’economia e per la nostra società”. In diminuzione invece gli studi umanistici: fra tutti, un declino netto è registrato dall’interesse per la lingua Francese, mentre il Cinese, prevedibilmente, è in fase di boom. A ottenere il massimo dei voti nei test per la facoltà di Lingue sono stati 34mila studenti.

Un tema di polemica è anche la proporzione degli studenti provenienti da scuole private: lo stesso ministro per l’Università, David Willetts, ha espresso preoccupazione sul tema. Il punto è che gli studenti delle scuole pubbliche potrebbero essere spinti a scegliere facoltà diverse da quelle preferite, proprio per la diversa valutazione di ingresso. Alla fine, le università saranno comunque costrette a lasciar fuori anche molti richiedenti che hanno superato i test d’ingresso: l’anno scorso erano stati 52mila studenti a fare richiesta per i 46mila posti rimasti dopo la prima selezione, quest’anno, ha detto al “Times” la responsabile del Servizio di ammissione all’università e al college, Mary Curnock Cook, saranno 136.500. In pratica, gli studenti idonei ma esclusi saranno 90mila

 

(19 agosto 2011) Giampaolo Cadalanu, “LaRepubblica”