Un referendum dal basso per l’istruzione in Cile

Un referendum dal basso per l’istruzione in Cile

by / Commenti disabilitati su Un referendum dal basso per l’istruzione in Cile / 8 View / 6 ottobre 2011

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Vuole che esista un’istruzione pubblica, gratuita e di qualità a tutti i livelli, garantita dallo stato?

Vuole che le scuole e i licei non siano più di competenza comunale ma tornino a dipendere dal Ministero dell’istruzione in modo decentralizzato, partecipativo e autonomo?

Vuole che sia proibito lucrare sull’istruzione usando fondi pubblici?

Vuole che esistano referendum d’iniziativa popolare vincolanti?

 

Sono i quattro quesiti del referendum che si svolgerà domani e dopodomani in Cile. Non si tratta di un referendum come quelli per i quali abbiamo votato il 12 e 13 giugno in Italia, anche perchè la legge cilena non lo prevede. Si tratta di un referendum dal basso, organizzato dal mondo della conoscenza: sindacati, associazioni di docenti, di genitori e naturalmente dalla Confech, il sindacato studentesco che negli ultimi mesi ha portato migliaia di studenti in piazza a richiedere una riforma strutturale dell’istruzione cilena.
Il governo di Sebastian Piñeda, profondamente in crisi a causa delle proteste, sta cercando di reprimere il movimento sociale più importante che il Cile abbia visto dal ritorno della democrazia, attraverso durissime leggi contro le occupazioni di scuole e università e la minaccia di intervenire con le forze dell’ordine, in un paese che si porta ancora addosso i segni di 16 anni di dittatura militare. La risposta del movimento è stata semplice: dimostrare che le istanze portate avanti nelle occupazioni e nelle manifestazioni di questi mesi godono del consenso dalla maggioranza dei cileni, dare la possibilità a tutti di esprimersi e dire come vogliono sia l’istruzione nel loro paese.
Appena letti i “quesiti referendari” possono sembrare richieste semplici, banali. Ma non è così in Cile, laboratorio prediletto per le sperimentazioni neoliberiste durante la dittatura di Pinochet, dove tutti coloro che possono permetterselo studiano nelle scuole private, dove la scuola pubblica è sinonimo di emarginazione sociale e l’università, pubblica o privata che sia, è un lusso che pochi si possono permettere. Chiedere in Cile un’istruzione pubblica, gratuita e di qualità significa mettere in discussione un modello sociale ed economico che neanche il ritorno della democrazia è riuscito a scalfire.
Ma, riflettendo meglio, forse queste rivendicazioni non sarebbero così banali neanche in Italia, dove la privatizzazione del sistema educativo è un processo in atto ormai da anni e dove il referendum esiste, ma la necessità di rassicurare i mercati può valere di più del voto di 26 millioni di italiani. Forse a Santiago, a Valparaiso, a Temuco sta succedendo qualcosa che riguarda anche un po’ noi.