Un contro-questionario per rispondere al ministro Profumo

by / Commenti disabilitati su Un contro-questionario per rispondere al ministro Profumo / 16 View / 19 aprile 2012

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Da qualche settimana è comparso sul sito del MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) un questionario in cui è possibile dire la propria rispetto all’eventualità di abolire il valore legale del titolo di studio. Qualche mese fa il Governo Monti ha provato a far passare una norma che aboliva il valore legale all’interno del cosiddetto “pacchetto semplificazioni”, ma in seguito alle numerose proteste provenienti dal mondo accademico e alle contestazioni studentesche, il governo ha ritirato la proposta, rilanciando con una consultazione popolare sul tema per uscire dall’impasse.

Il questionario è stato però da subito oggetto di critiche, sia per il suo contenuto, considerato troppo complesso a dispetto della genericità del pubblico cui è rivolto, sia per i limiti metodologici e tecnici rilevati nella compilazione.

Studenti, dottorandi, precari, così come docenti strutturati che hanno a cuore il futuro della nostra sempre più sgangherata istruzione superiore pubblica, si sono incontrati a Bologna il 24 marzo scorso nell’assemblea “Università Bene Comune”. Nel corso dell’assemblea è stata proposta l’idea di realizzare un contro-questionario, per raccogliere dati indipendenti rispetto a quelli del Ministero, e poter quindi proporre in seguito una analisi e un resoconto dei dati e delle opinioni raccolte.

 

Il contro-questionario ha il pregio di essere organizzato in due distinti sondaggi, per poter mantenere separati il sottocampione degli utenti istituzionali (possessori di un dominio di posta elettronica riferibile ad atenei ed enti di ricerca) e quello degli utenti “comuni”, non necessariamente interessati direttamente al tema ma di cui comunque è importante conosce l’opinione. Il contro-questionario, snello e di facile compilazione, è compilabile a questo indirizzo fino al 15 Maggio prossimo. A differenza di quello del MIUR, che, per stessa ammissione del Ministero necessita approssimativamente di un’ora per essere compilato.

Mi ritrovo molto nelle parole scritte dall’assemblea Università Bene Comune nel lancio del contro-questionario: “l’abolizione del valore legale del titolo di studio avallerebbe ed aumenterebbe il divario già esistente tra gli atenei, differenziandoli tra università di serie A e di serie B: alcuni atenei costosissimi e accessibili a pochi e altri con una formazione di bassa qualità, amplificando notevolmente le disuguaglianze sociali“.

L’abolizione del valore legale del titolo di studio è, a mio avviso, veramente l’ultimo dei problemi da affrontare per risanare l’università italiana che, si direbbe a Roma, sta “andando al cassone”. Umiliata dai continui tagli ai finanziamenti (non si capisce perché l’Europa diventa un riferimento imprescindibile solo quando si parla di rigore e di tagli, e non rispetto – ad esempio – ai livelli di investimenti pubblici per l’università e la ricerca, che vede l’Italia ben al di sotto della media EU), senza un progetto di reclutamento serio che ha portato alla creazione di un esercito di precari senza futuro (passati da 33.000 a 13.400 solo nell’ultimo anno secondo l’ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani), sottoposta a sistemi di valutazione complessi e in molti casi inutili allo scopo.

Per adesso, l’opposizione al governo riparte sulla Rete, e ci si sfida a colpi di questionario. La battaglia è aperta. Vedremo chi vincerà.

(19 aprile 2012) Emanuele Toscano – L’Espresso