Torino: Dodici milioni per le borse di studio. E dal 2012 arrivano i prestiti d’onore

by / Commenti disabilitati su Torino: Dodici milioni per le borse di studio. E dal 2012 arrivano i prestiti d’onore / 13 View / 8 novembre 2011

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Mancano ancora sette milioni. E questo potrebbe essere il classico bicchiere mezzo vuoto. Vista alla rovescia, invece, si potrebbe dire che sono stati trovati dodici milioni. E che, se fino a ieri per pagare le borse di studio a tutti gli studenti universitari che ne avrebbero diritto – perché per reddito e condizione rientrano nelle fasce stabilite per legge – bisognava a tutti i costi trovare diciannove milioni di euro, ora siamo a più di metà del guado.

Da qualunque prospettiva la si guardi resta una partita ancora da chiudere, con tempi piuttosto stretti. Altrimenti, per la prima volta dopo un decennio, il Piemonte perderà uno dei suoi primati: essere una delle poche regioni ad assicurare una borsa di studio a tutti gli studenti universitari che ne hanno diritto. Per scongiurare il rischio Roberto Cota, Piero Fassino e Antonio Saitta si sono visti ieri. E hanno convocato anche il rettore dell’Università Pelizzetti, il vice rettore del Politecnico Gilli e il presidente della Compagnia di San Paolo Benessia. Obiettivo: mettere insieme pensieri e azioni, trovare una soluzione e far saltare fuori i 19 milioni mancanti. Dodici sono venuti a galla: cinque li ha racimolati la Regione nelle pieghe del bilancio del Consiglio.

 

Sette verranno stanziati dalla Compagnia di San Paolo. E il resto? Al vertice mancavano la Fondazione Crt e altri enti, nonché le imprese che con gli atenei collaborano. Anche a loro verrà chiesto un aiuto, così come Università e Politecnico potrebbero attingere a una parte dei trasferimenti statali – legati all’internazionalizzazione – per sostenere gli studenti stranieri, cresciuti di molto negli ultimi anni.

Il resto, come ha spiegato il sindaco Fassino a un gruppo di studenti in presidio davanti alla Regione, verrà dopo. Quando, archiviata l’emergenza, «bisognerà cercare soluzioni strutturali per garantire le borse di studio e un’elevata offerta di posti letto». Già, il flusso di iscritti dall’estero e dalle altre regioni è in costante aumento. E con esso il numero dei borsisti: quest’anno se ne sono aggiunti 1500 rispetto all’anno precedente.

Un boom complicato da fronteggiare. Il vertice di ieri è servito anche a gettare le basi per il futuro. L’assessore all’Istruzione del Comune Maria Grazia Pellerino ha portato la sua proposta, che dovrebbe essere sottoposta al ministero e fare di Torino un caso pilota in Italia. Una soluzione ispirata al modello tedesco, che prevede un mix di finanziamenti a fondo perduto e prestiti d’onore fondati su due parametri: reddito e merito. «Oggi le borse vengono erogate sulla base del reddito e dei crediti formativi», spiega Pellerino. «La nostra proposta prevede di considerare la media dei voti, non solo gli esami superati. E adottare un sistema modulare». Tradotto: studenti con redditi bassi ma voti alti godranno di una piccola quota di prestito (da restituire) e di un’alta quota di borsa di studio tradizionale (a fondo perduto); bassi redditi con una media scialba, invece, dovranno rischiare di più di tasca loro, o fare di tutto per migliorare i risultati nello studio. Per le matricole, poi, verrà preso in considerazione il voto di maturità, con un meccanismo che tenga conto delle differenze tra le varie regioni.

Il sistema dovrebbe permettere di raggiungere alcuni obiettivi. Primo: arginare la dispersione che colpisce uno studente su quattro al primo anno. E fa sì che uno su tre di quelli che prendono una borsa di studio non la confermi l’anno successivo. Secondo: aumentare la platea dei borsisti, elevando la soglia dagli attuali 19 mila euro di Isee a 25 mila, «così da dare una risposta alla fascia grigia che oggi non è coperta», ragiona Pellerino. Terzo: responsabilizzare gli studenti, che dovranno restituire il prestito una volta trovato un impiego, con tempi e rate che dipenderanno dal loro stipendio.

 

 

 

(08 novembre 2011) Andrea Rossi – La Stampa