Torino: Diritti in prestito [risposta all’articolo de La Stampa del 26 ottobre]

by / Commenti disabilitati su Torino: Diritti in prestito [risposta all’articolo de La Stampa del 26 ottobre] / 13 View / 28 ottobre 2011

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Il comunicato degli Studenti Indipendenti in risposta alla proposta bipartisan di sperimentazione di sistema di DSU ibrido borse+prestiti d’onore annunciata da un tavolo tra Regione Piemonte, Provincia e Comune:

Chi di questi tempi studia o lavora in Ateneo non può non aver notato come anche nei corridoi universitari si respirino gli effetti della crisi economica e istituzionale che l’Italia, e non solo, sta attraversando.

Le recenti riforme, infatti, mettono in grave difficoltà il futuro dell’istruzione e della ricerca nel nostro paese, in quanto sintomi di un progetto di smantellamento dell’Università pubblica, in perfetta sintonia con il più ampio quadro di rottamazione del Welfare State (dalla scuola alle pensioni, dai servizi alle famiglie ai trasporti pubblici). Un progetto che ci sembra, al di là delle poche eccezioni, in larga misura bipartisan.

L’11 ottobre Marco Meloni, responsabile dell’area Università e Ricerca per il Partito Democratico ha negato con forza l’adesione del proprio partito a questo progetto pubblicando una lettera su l’Unità ed indicando, ad esempio, la proposta, in sede di discussione della legge, di inserire alcuni vincoli al legislatore delegato riguardanti “borse di studio per tutti gli aventi diritto [ … ] assistenza sanitaria, trasporti, alloggi per gli studenti. Un vero e proprio welfare studentesco”.

Inoltre il Dott. Meloni ci tiene a sottolineare l’intenzione del Pd a mantenere vivo il dialogo con i movimenti attivi nelle Università.
Ma basta dare un’occhiata al passato (neanche troppo remoto) per rendersi conto che il Partito non è della stessa opinione.

Il 20 Maggio 2011, l’on. Pietro Ichino, come primo firmatario, presenta un’interrogazione parlamentare in cui invita il governo a prendere ispirazione dal rapporto Browne per risolvere i problemi finanziari dell’Università. Come? permettendo agli atenei di innalzare le tasse d’iscrizione degli studenti. Ma“cosa fare invece per gli studenti meno abbienti? […] dare ai poveri un’università gratis ma di pessima qualità è una truffa. Sono loro gli studenti maggiormente interessati ad atenei ben finanziati ”: per questo, spiega Andrea Ichino, fratello di Pietro e vera “mente” e “paladino” del progetto, è necessario garantire loro dei prestiti d’onore.

Fortunatamente il PD, nella persona di Meloni, prende ufficialmente le distanze da questa proposta iperliberista. Purtroppo le posizioni ufficiose sembrano di altro tono.

Il 25 ottobre a Torino si è svolto un tavolo istituzionale che ha visto coinvolti, tra gli altri, il Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota (della Lega Nord), il Presidente della provincia Antonio Saitta ed il Sindaco Piero Fassino (entrambi del PD). Tra i temi trattati vi è quello del finanziamento al diritto allo studio in un contesto di tagli. Da un articolo pubblicato il giorno seguente su La Stampa e firmato Andrea Rossi emerge l’intento condiviso di tutti gli attori di sopperire al problema delle “risorse limitate” varando “un progetto pilota sul sistema universitario, a cominciare dal diritto allo studio”. L’obiettivo? “Sperimentare una nuova formula che coniughi reddito e merito” spiega Fassino. Ingrediente chiave di questa ricetta sarebbero i sopracitati prestiti d’onore, in cui amalgamare atenei, imprenditori e fondazioni bancarie sotto l’egida della neonata “Fondazione per il Merito”, appena sfornata dalla Legge Gelmini.

Il sapore di queste dichiarazioni sembra cozzare con i nobili intenti espressi da Meloni pochi giorni prima: come si è passati dalla rivendicazione di un “vero e proprio welfare studentesco” ad un sistema di indebitamenti assimilabile a quello che negli Stati Uniti ha generato una bolla finanziaria comparabile alla bolla sui mutui che ha dato i natali alla crisi odierna?

Secondo Meloni, il PD ha “voluto criticare con forza quella retorica della riforma che ha portato a una violenza linguistica infarcita di parole come “merito” …”. Meloni forse condivide la nostra opinione in merito: se vi piacciono gli studenti meritevoli, fate in modo che tutti i giovani possano diventarlo, garantendo loro accesso all’istruzione. D’altronde, non è che l’Ente per il Diritto allo Studio Universitario abbia mai regalato borse ai fannulloni: già dal primo anno di università gli studenti che non soddisfino dei requisiti di merito non ricevono alcuna borsa. Siamo dunque dinnanzi all’ennesima strumentalizzazione del mantra della meritocrazia, anche da parte di esponenti di quello stesso partito che metteva in guardia proprio da questi abusi retorici!

Proprio mentre Rossi mandava in stampa il suo articolo il movimento degli studenti borsisti a Torino era in presidio sotto al Consiglio Regionale per far sì che venissero stanziati i fondi per le borse di studio per cui erano stati dichiarati idonei (ossia: soddisfano i parametri richiesti dalla legge per averne diritto) ma non beneficiari (ossia: la borsa non ve la diamo lo stesso).

Nei prossimi giorni il mondo politico è chiamato a dare delle risposte a questa legittima richiesta; da questa risposta capiremo qual è l’idea di università sottesa dalle forze politiche. Rispondere alla domanda di diritto allo studio offrendo agli studenti la possibilità di indebitarsi tradisce un ideale di università come “negozio di servizi”, la cui funzione è di vendere formazione ai ricchi o ai poveri che accetteranno di ipotecare il loro futuro; insomma una raccapricciante versione elitista della CEPU. Non abbiamo dubbio che percorrere questa strada inasprirebbe la già marcata differenza tra ceti più o meni abbienti e scoraggerebbe moltissimi giovani ad intraprendere gli studi universitari; e in un paese in cui la percentuali di giovani laureati tra i 25 e i 34 anni rasenta a stento il 20% (tra le più basse in Europa, la cui media è del 35%) significherebbe di fatto rinunciare a priori ad ogni prospettiva di innovazione.

Riconoscere l’importanza delle borse di studio significa comprendere e valorizzare il ruolo dell’istruzione superiore come risorsa del paese, come bene comune che promuove l’arricchimento culturale ed economico di tutta la società, e che pertanto tutta la società dovrebbe difendere.

È un peccato che la Regione Piemonte parli delle borse di studio come uno spreco piuttosto che come una risorsa. Ma che la Lega Nord non abbia simpatia per gli studi era già risaputo. Ancor di più ci rammarica constatare come questo progetto sia difeso anche dal Presidente della Provincia e dal Sindaco di Torino, in barba alle dichiarazioni d’intenti del collega Meloni.

Forse ai politici nostrani farebbe bene ricordare con quale “entusiasmo” gli studenti inglesi hanno accolto il rapporto Browne. Nel caso in cui lo avessero dimenticato e decidessero di attentare al diritto allo studio sostituendo le borse con i prestiti d’onore saremo ben lieti di ricordargli cosa succede a rubare i diritti ad una generazione per poi rivenderglieli in comode rate mensili.