Torino – comunicato verso il 4 novembre: È scoccata la vostra ora, inizia il nostro tempo

by / Commenti disabilitati su Torino – comunicato verso il 4 novembre: È scoccata la vostra ora, inizia il nostro tempo / 7 View / 31 ottobre 2011

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Nel corso dell’ultimo anno, una nuova volontà di democrazia partecipativa ha scosso l’Europa e il mondo intero: dalle mobilitazioni studentesche cilene e britanniche alle acampadas in Spagna e Portogallo, dal tentativo di occupazione di Wall Street ai ripetuti scioperi in Grecia, un movimento globale, complesso per la sua natura eterogenea ma forte di un grande potenziale propositivo, ha e sta tentando di far sentire le sue migliaia di voci.
In questo senso, l’appello lanciato dagli indignados spagnoli alla data del 15 Ottobre non è caduto nel vuoto, la società civile ha riempito 952 piazze in 82 paesi per riappropriarsi del proprio spazio politico, non solo per chiedere con forza una maggior regolamentazione dei mercati finanziari, ma guardando oltre a un nuovo modello, che rimetta lo stato sociale al centro di un sistema economico in cui è la politica, mezzo dei cittadini e non fine dei politicanti, che governa le dinamiche finanziarie.
La risposta repressiva data dal governo italiano, più che contrastare le dinamiche distruttive messe in scena da una parte minoritaria del corteo del 15, tenta di soffocare quel potenziale ritenuto pericoloso espresso da migliaia dal Circo Massimo alla tangenziale est di Roma.
Ne è la prova lo sgombero degli studenti delle scuole occupate di Trieste, le limitazioni poste al corteo della FIOM del 21 ottobre, le proposte di ordinanze e leggi “speciali” sulle manifestazioni. Sul piano politico, questo governo continua ad approvare manovre drastiche di diminuzione della spesa pubblica , che si tradurranno in tagli alla sanità, all’istruzione, alle pensioni, privatizzazioni dei servizi pubblici, aumenti delle imposte a carico dei cittadini, liberalizzazione dei licenziamenti, riforma del mercato del lavoro, senza nemmeno aver ideato un piano per la crescita credibile.

Come studenti universitari, consideriamo il diritto allo studio come un pezzo fondamentale di quel Welfare State che intendiamo difendere.

Questo diritto ha subito un attacco frontale: l’Edisu, ente per il diritto allo studio piemontese, che l’anno scorso poteva vantare la copertura totale delle richieste di borse di studio, quest’anno ha conosciuto un netto taglio ai fondi della Regione, che non garantiscono più l’accesso a tutti all’Università, creando la vergognosa situazione degli idonei non riceventi borsa di studio. Ad aggravare la situazione c’è anche la risposta dell’amministrazione comunale che a questo problema intende porre rimedio con l’istituzione del famigerato prestito d’onore, un vero insulto per gli studenti che ad una domanda di aiuto, si vedono rispondere dallo Stato con la possibilità di indebitarsi.
A questo si aggiunge un aumento indiscriminato delle rette universitarie, che già quest’anno gli studenti di Veterinaria hanno potuto sperimentare sulla propria pelle, come annunciato dall’ultima lettera di intenzioni di manovra economica del governo e come già verificatosi in altri paesi europei: se finora ogni ateneo poteva ricevere dalle tasse studentesche il 20% del valore del fondo di finanziamento statale, l’intenzione sembra proprio quella di rimuovere questo vincolo, creando un’ulteriore sbarramento dell’accesso all’Università per gli studenti in difficoltà economica.
Un altro effetto dei tagli lo stanno vivendo gli educatori professionali: la Regione ha comunicato la cancellazione del finanziamento dei tirocini e il supporto alla didattica universitaria per il loro corso di laurea. Gli educatori professionali sono quelle figure che andranno ad occuparsi all’interno dei servizi sociali e sanitari di bambini, adulti, anziani, specialmente di coloro che vivono in condizioni di difficoltà per motivi economici, di salute o di emarginazione sociale. Una minore preparazione degli studenti comporta con certezza una minore competenza degli operatori nei Servizi alla persona, quindi, minori garanzie per il riconoscimento dei diritti di tutti i cittadini.

Queste sono solo alcune delle conseguenze nefaste che questa manovra porterà all’interno dell università.

Decidere di non investire sul diritto allo studio e sull’istruzione non significa “solo” minare i progressi della ricerca, aumentare le diseguaglianze sociali e limitare gli accessi ai saperi. Significa anche portare l’austerity dentro le scuole e le università per poi dare spazio a derive aziendalistiche, che le amministrino secondo i parametri dell’utile e della produzione. E’ una decisione politica, in cui vediamo una logica che vuole indebolire il mondo della conoscenza per abbattere una delle sue funzioni principali: la formazione di una coscienza critica e civile, l’acquisizione delle competenze necessarie per non restare in silenzio.

Il 4 Novembre noi studenti scenderemo in piazza.

È scoccata la vostra ora, inizia il nostro tempo.

4 novembre, h 9:00, Piazza Arbarello

Studenti Indipendenti – Torino