TECO: se, come e perchè usare questo strumento

by / Commenti disabilitati su TECO: se, come e perchè usare questo strumento / 313 View / 3 giugno 2015

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Di seguito riportiamo il documento che porteremo all’attenzione del Comitato Consultivo dell’Anvur, nella seduta dell’8 giugno, riguardo alla sperimentazione TECO.

E’ in corso, in più di venti atenei italiani, la sperimentazione TECO, proposta dall’Anvur per la prima volta nel 2013. In qualità di rappresentanti degli studenti in molti atenei siamo stati coinvolti nelle procedure di preparazione del test e nelle attività di informazione e coinvolgimento degli studenti idonei. Riteniamo fondamentale aprire un confronto che sia interno al Comitato Consultivo dell’Anvur ma anche rivolto alla comunità accademica circa la metodologia e la finalità con cui vengono svolti questi test.

Questo perchè in quanto componente studentesca riteniamo essenziale per i diversi atenei poter confrontare i metodi didattici e l’apprendimento dei propri studenti, con il fine di migliorare l’efficacia dell’insegnamento ma per ottenere questo risultato riteniamo essenziale che ci sia un dialogo attivo tra il valutatore , chi insegna e chi apprende.

Entrando nello specifico ci sono alcuni punti che vorremmo analizzare:

1) La tipologia di test: ci chiediamo se la tipologia di test standardizzato sia quella migliore da adottare con il fine di migliorare la qualità dell’insegnamento nei corsi di studio; essa risente infatti di un grave effetto distorsivo dovuto alle condizioni di partenza degli individui, poichè è provato ( tra l’altro dagli stessi risultati dei test Teco 2013) che il contesto socio – culturale di provenienza di chi si sottopone al test ne influenza moltissimo i risultati. Questa tipologia di test non consente di capire il valore aggiunto che frequentare il corso universitario ha dato alla formazione dell’ individuo e misura lo stesso dato su popolazioni di partenza disomogenee, di conseguenza il risultato che se ne ottiene rischia di non avere valore scientifico nel caso dovesse essere usato per statistiche e analisi. Inoltre sebbene le competenze generaliste siano di sicuro una parte di una formazione completa dello studente non riteniamo siano una priorità rispetto alle competenze relative al percorso di formazione scelto dallo studente;

2) L’utilizzo dei risultati dei Teco. La finalità di questo strumento dovrebbe essere quella di portare un generale miglioramento della qualità dei contenuti e delle metodologie didattiche utilizzate nei diversi corsi di studio. Un test di questo tipo però non sembra essere adatto a soddisfare questa esigenza. Da un lato, a causa delle disparità del contesto di partenza, i risultati quantitativi ottenuti sono difficilmente confrontabili, dall’altro esso dà informazioni solo sul ‘prodotto finito’ dell’apprendimento che sono poco utili nel momento in cui un docente voglia modificare i contenuti dei propri insegnamenti o i metodi didattici utilizzati. Sarebbe forse più utile implementare dei sistemi di confronto tra atenei dei contenuti degli insegnamenti e dei metodi utilizzati per insegnare, favorendo dei processi di autovalutazione, di natura non strettamente quantitativa, che comprendano il confronto tra studenti e docenti appartenenti anche ad atenei differenti.

3)  La relazione tra valutazione della didattica, le risorse e gli stakeholders: considerata la natura di ciò che si vuole provare a valutare e cioè l’apprendimento di uno studente, riteniamo che in questo caso il concetto di valutazione non possa essere sovrapposto a quello di misurazione. In questo senso i risultati dei test Teco, per come è strutturato attualmente, non possono essere utilizzati ai fini di costruire ranking delle università in campo didattico. Sebbene convinti della necessità della continua interazione tra mondo universitario ed il territorio che lo circonda e quindi della necessità di restituire alla società un’idea del percorso di formazione che si svolge all’interno degli atenei, crediamo che semplici numeri e classifiche non restituiscano al territorio la complessità della formazione universitaria e che rischino di creare un’ immagine falsata di questa realtà che può danneggiare alcuni atenei. Inoltre tali classifiche si prestano all’utilizzo dei risultati della valutazione al fine della ripartizione dei fondi, scelta che sarebbe dannosa e che è stata oggetto di critiche anche da parte di fonti autorevoli nella ripartizione della quota premiale degli ultimi anni.

4) La platea di studenti coinvolti nella sperimentazione: ci chiediamo infatti, per quale motivo vengano selezionati solo gli studenti iscritti al terzo anno immatricolati tre anni prima nello stesso ateneo. Se si vuole valutare le competenze degli studenti in uno specifico momento del loro percorso di studi basterebbe mettere la soglia dei crediti, peraltro già prevista (75% del totale nelle lauree triennali, 90 CFU nelle lauree a ciclo unico). La decisione di selezionare gli idonei anche in base alla durata del percorso di studi pare a questo punto ingiustificata poichè porta con sè un notevole restringimento della platea che non permette quindi di capire quale è l’effettivo livello di competenze degli studenti di un determinato corso di studi.