Tagli alla Sanità: anche gli studenti di medicina e i giovani medici si mobilitano!

by / Commenti disabilitati su Tagli alla Sanità: anche gli studenti di medicina e i giovani medici si mobilitano! / 151 View / 21 novembre 2015

Puntuale come ogni anno, in occasione della discussione sulla legge di stabilità, si riapre il dibattito sui finanziamenti al sistema sanitario, e come ogni anno sentiamo da più parti polemiche, slogan, frasi fatte sugli sprechi, e pochissimi numeri. Proviamo allora a fare noi un quadro della situazione.

Dal 2010 al 2013 il finanziamento pubblico per la sanità ha subito una diminuzione del -3,5% in termini reali (dai 112,5 mld del 2010 ai 110,0 mld del 2013) con conseguenze come il blocco del turnover del personale, aumento dei ticket, riduzione dei servizi offerti dal sistema sanitario e migrazioni di massa di utenza verso il settore privato.

Questo trend è confermato dall’attuale legge di stabilità in cui, nonostante i 2 miliardi di incremento al fondo sanitario nazionale già previsti nel “Patto per la salute” siglato tra Governo e Regioni lo scorso Luglio, sono previsti tagli per 4 miliardi di euro alle stesse Regioni,il cui principale capitolo di spesa (il 75% circa) è proprio quello destinata alla sanità.

La stessa legge di stabilità prevede un ulteriore aumento del fondo sanitario per il 2016 finanziato per 111 miliardi di euro, 1 mld in più rispetto al 2015, che però sono 4 mld in meno rispetto a quanto stabilito nel Patto per la salute e 1.5 mld in meno rispetto ai livelli di finanziamento del 2010. Aumento che, quindi, non basterà a coprire le maggiori spese per nuovi farmaci e vaccini e l’erogazione di nuovi Lea, il tutto calcolato in oltre 3 mld di euro.

Questa politica di riduzione della spesa sembrerebbe giustificata, sentendo il dibattito pubblico riguardante la Sanità, secondo il quale spendiamo e sprechiamo troppo in questo settore, eppure stando al rapporto “Health at a glance 2015” dell’OCSE, l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil in Italia è dell’ 8,8%, leggermente inferiore alla media dei paesi OCSE che è 8,9%.

Insomma si sta profilando un sistema di definanziamento coatto, ovvero l’imposizione di limiti coercitivi imposti a vari livelli con lo scopo unico del risparmio, prescindendo da qualunque valutazione sul diritto alla salute e sulla qualità del sistema sanitario.

Un ultimo grande esempio di questo concetto è sicuramente il nuovo decreto Lorenzin sull’appropriatezza prescrittiva con il quale si sta cercando di standardizzare i processi diagnostici, senza considerare minimamente la soggettività del paziente e della patologia in quel paziente specifico e riducendo definitivamente il medico ad un prescrittore senza alcuna capacità di giudizio. Il decreto parte dal presupposto che il medico non deve tenere conto soltanto dell’individualità del singolo paziente, ma anche dell’impatto delle singole prescrizioni per il singolo paziente sulla sostenibilità del SSN in quanto amministratore delle risorse pubbliche.

Tale provvedimento non considera in alcun modo che è impossibile classificare una prescrizione come appropriata o inappropriata in quanto la medicina non è una scienza esatta, ma prevede una serie di interpretazioni differenti della stessa patologia, generate spesso dalle stesse linee guida non sempre in accordo tra loro e dalle zone grigie della ricerca scientifica, dalla variabilità della stessa patologia in soggetti differenti e infine dalle esigenze e dalle aspettative dei pazienti.

Si prospetta un danno incalcolabile per tutta la società, una società in cui il Governo decide a tavolino quale sia la spesa sostenibile per la sanità e quali siano le prescrizioni adeguate, offrendo di conseguenza ai malati una sanità standard.

In tutto questo scenario si inserisce inoltre il paradosso del numero delle specializzazioni mediche, diminuito quasi in maniera costante dal 2006, e che stando ai numeri attuali copre circa il 50% dei laureati in medicina, lasciando il restante 50% nell’impossibilità di completare il proprio percorso formativo; tali soggetti non completando il loro percorso risultano in buona sostanza inutilizzabili all’interno dell’SSN se non per incarichi a tempo determinato, con un incredibile spreco di risorse visto che soggetti formati e professionalizzati non possono entrare a far parte del sistema salute pubblica.

Una sistema che va in completa controtendenza con le necessità di personale medico per garantire un sistema pubblico, accessibile e di qualità. Già nel 2012 infatti, come gruppo di LINK Area Medica durante la mobilitazione #SullaSaluteNonSiScherza, avevamo sottolineato che il fabbisogno di professionalità mediche raggiungerà il suo acme nel 2025 con la fuoriuscita di circa 145 mila medici dal SSN. Il turnover dei medici nel giro di 10 anni interesserà il 62% dei Medici di Medicina Generale, il 58% dei Pediatri di Libera Scelta, il 48%degli occupati in regime di dipendenza dai SSR e dalle Università ed il 55% degli Specialisti Convenzionati.

Sono forse questi dati giustificati da un eccesso di medici nel nostro paese? A quanto pare no. Infatti dal 25 Novembre di questo mese, l’Italia si trova a dover mettere in pratica la normativa europea del 2003; questa impone di eliminare i massacranti turni dei medici nelle strutture ospedaliere, adeguando i giorni di attività lavorativa e di riposo alla media europea, un sistema che tra l’altro indirettamente è rivolto a mantenere una certa qualità delle cure tramite l’adeguatezza del personale. Questo adeguamento richiederà l’assunzione di circa 20.000 professionisti per mantenere il livello attuale dell’offerta sanitaria pubblica. Un problema analogo si prospetterà anche nelle professioni sanitarie e in particolare per gli infermieri, anch’essi sottoposti fino ad oggi a turni massacranti; a seguito dell’adeguamento alla normativa europea infatti si stima che saranno necessari circa 60.000 infermieri in più nel settore pubblico.

Ennesima dimostrazione che la qualità del nostro sistema sanitario e i buoni risultati negli indicatori della qualità della sanità non sono di certo dovuti ad un eccesso di spesa o di personale, ma in gran parte al lavoro “gratuito” o non calcolato del personale medico strutturato e in formazione. In assenza di investimenti adeguati e un piano di assunzioni il rischio è che gli effetti di questa normativa siano ammortizzati proprio dal lavoro degli specializzandi.

Come cittadini, studenti di medicina e medici in formazione non possiamo restare in silenzio di fronte a questa situazione, è necessario che il paese tutto prenda coscienza dei rischi che comporteranno ulteriori tagli.

Non si può più rimandare un dibattito veramente pubblico tra tutte le componenti del SSN su quale modello di sanità implementare, come rispondere alle nuove esigenze demografiche che emergono, quale modello di formazione medica sia più adatto a garantire il diritto alla salute in futuro.

Per questo ci mobiliteremo il 28 Novembre insieme alle altre componenti del mondo della Sanità e immagineremo forme di partecipazione allo sciopero del 16 dicembre, perchè la battaglia contro i tagli alla Sanità non è una battaglia di categoria e corporativa ma in difesa di un diritto di tutti!