Svimez 2018: senza studenti il mezzogiorno muore!

by / Commenti disabilitati su Svimez 2018: senza studenti il mezzogiorno muore! / 193 View / 25 giugno 2018

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L’ultimo rapporto SVIMEZ, presentato oggi al Senato racconta un’Italia dove più di uno studente su quattro lascia il meridione per iscriversi all’università, mentre è inferiore al 2% il fenomeno inverso. Come si legge nel rapporto nell’anno accademico 2016/2017, come mostrato nella Tabella.1, i meridionali iscritti all’Università sono complessivamente 685 mila circa, di questi il 25,6%, pari a 175 mila unità, studia in un Ateneo del Centro-Nord.

Le regioni meridionali che si caratterizzano per i maggiori flussi in uscita in termini assoluti sono la Sicilia e la Puglia, con oltre 40 mila giovani che studiano al nord, mentre in termini di percentuale su totale degli iscritti, i tassi migratori universitari più elevati riguardano le regioni più piccole del Sud, Basilicata e Molise con oltre il 40%, la Puglia e la Calabria con il 32% circa e la Sicilia con il 27%.

La ricerca si concentra poi sugli effetti economici sul breve termine che provoca questo esodo: SVIMEZ parla di un indotto che gli studenti del sud portano al nord superiore a 3 miliardi di euro, pari ad un terzo della crescita economica del mezzogiorno nell’ultimo anno.” – dichiara Andrea Torti coordinatore di Link coordinamento universitario

Ma gli effetti economici sul lungo periodo sono sicuramente maggiori: la fuga dei cervelli svuota città e accademie del mezzogiorno, conducendole ad un declino accelerato dalle politiche universitarie dell’ultimo decennio volte alla creazione di grandi poli universitari  di “eccellenza” in poche città del nord che vedono aumentare di anno in anno i propri iscritti, con affitti e costi per gli studenti fuori sede che salgono alle stelle.

Il sistema universitario, da strumento utile a portare sviluppo economico sostenibile in tutto il Paese capace di contrastare le disuguaglianze sociali e territoriali, è così diventato, proprio negli anni della crisi economica, semplice cartina tornasole dell’acuirsi delle disuguaglianze, incapace di imprimere ai territori e al tessuto produttivo, strutturalmente in crisi, la necessaria spinta innovativa.

Per invertire la rotta si deve investire in istruzione, ricerca e sviluppo e abbandonare le logiche valutative e premiali di distribuzione dei fondi: il sistema universitario deve essere una infrastruttura sociale per tutto il paese, utile a rispondere alla sfide del presente segnato da una crisi economica, sociale e ambientale.

Finanziare l’università e il diritto allo studio nelle regioni del mezzogiorno non significa solo  non costringere centinaia di migliaia di giovani ad allontanarsi dalla propria terra per cercare un futuro migliore altrove ma anche dare al mezzogiorno e a tutto il paese la speranza di un futuro di innovazione e sviluppo sostenibile.