Specializzazioni mediche: una parziale vittoria, ma non ci si può fermare ora!

by / Commenti disabilitati su Specializzazioni mediche: una parziale vittoria, ma non ci si può fermare ora! / 10 View / 23 giugno 2014

Share

Dopo la parziale vittoria della vertenza sulle borse di specializzazione, l’attenzione si sta finalmente spostando su quello che sarà il dibattito centrale nei prossimi anni, cioè sulla riorganizzazione del sistema sanitario nazionale. Come abbiamo più volte ripetuto, la chiave di lettura non può che essere quella che, attraverso la questione delle specializzazioni, dal numero delle borse alla loro durata, riesca a tenere dentro anche la ricaduta che l’intero percorso formativo dei nuovi medici avrà sul nostro sistema sanitario. Decontestualizzare una qualsiasi delle parti, senza tenere conto di tutto ciò che c’è intorno, trasforma la questione da una lotta per un bene comune come la salute ad una vicenda corporativa.

 Il cambiamento del profilo epidemiologico della popolazione, sempre più spostato sulle patologie cronico-degenerative come il diabete o l’ipertensione, ma anche le stringenti necessità di natura economica, assieme ad un ripensamento su scala globale di cosa sia la salute e quale sia il ruolo del medico per garantire il miglior livello di salute possibile ad una data popolazione, stanno facendo in modo che sempre più spesso il dibattito si sposti attorno alla figura del medico di medicina generale, il medico di famiglia, per intenderci, al ruolo che tale figura deve assumere, e ovviamente a come questi professionisti devono essere formati.

Oramai quasi tutte le fonti e le associazioni concordano su un dato: in Italia, nei prossimi anni, assisteremo ad una carenza di medici, aggravata sicuramente da politiche scellerate come il blocco del turn over, e da anni ed anni di scelte sbagliate perchè non basate su una programmazione corretta. Il numero chiuso e la costante carenza di dotazione di borse di specializzazione chiudono il quadro. E in tutto questo la medicina di base?

I dati dell’Enpam, ripresi anche nel nostro dossier, parlano chiaro: quasi un milione di persone, già dal 2016, potrebbe perdere il medico di base e la situazione è ancora più grave per quanto riguarda i pediatri di libera scelta. Si configura così una situazione drammatica, per la quale l’assistenza, al contrario di quanto si dica al livello mondiale, resta sempre e comunque  ospedalocentrica, in un momento di enorme sofferenza per gli ospedali, sempre più schiacciati tra bilanci e politica.

Inoltre, come già sottolineato altre volte, il corso di formazione specifico in medicina generale non è inquadrato in termini accademici come gli altri, ma demandato alle singole regioni. Gli specializzandi in medicina generale subiscono un trattamento previdenziale differente e svantaggioso, percepiscono uno stipendio molto più basso rispetto ai loro colleghi aspiranti specialisti, ed in cambio ottengono una formazione troppo spesso lacunosa, discrezionale e senza garanzie di sorta. E questo, in una visione di lungo periodo, non può assolutamente continuare.

Nella tanto citata Francia, ad esempio, la medicina generale rientra a pieno diritto tra le varie specializzazioni per le quali è previsto il concorso nazionale ECN, ma sopratutto la metà dei circa 7000 posti disponibili per gli aspiranti specializzandi sono riservate alla medicina generale. La situazione (attuale) italiana è invece completamente diversa: delle 5000 le borse di specializzazione messe a disposizione con l’ultimo decreto, quasi 1000 dovrebbero essere, secondo le disponibilità regionali, quelle riservate alla medicina generale. Inoltre con lo slittamento del test nazionale ad ottobre, potrebbe verificarsi una sovrapposizione tra i due concorsi, creando ulteriore scompiglio proprio in un momento nel quale servirebbero delle scelte chiare e definite.

La partita è tutta ancora aperta, nonostante le rassicurazioni dei ministri di salute ed istruzione e la recente intervista del presidente del CUN e il campo di gioco sarà senza dubbio il ruolo che la medicina di base dovrà assumere per traghettare il nostro sistema sanitario fuori da questa crisi che ormai dura da venti anni. Sicuramente continueremo a farci sentire sul tema, perchè nessun cambiamento sarà mai effettivo e realizzabile senza una discussione franca e partecipata con tutte le parti in causa.