Se la fretta mal consiglia i voti (e i fondi) alla ricerca

Se la fretta mal consiglia i voti (e i fondi) alla ricerca

by / Commenti disabilitati su Se la fretta mal consiglia i voti (e i fondi) alla ricerca / 5 View / 2 novembre 2011

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È stato pubblicato di recente il bando per la valutazione della qualità della ricerca (Vqr) nell’ambito delle attività dell’Agenzia nazionale per la valutazione della università e della ricerca (Anvru). All’Anvur la legge Gelmini delega la valutazione a tutto tondo: dai criteri per i reclutamenti, agli accreditamenti per i dottorati di ricerca, fino al riconoscimento di quali strutture fanno ricerca e non fanno ricerca e di che livello è questa ricerca.

La Vqr è una vera montagna da scalare. Panel di esperti valuteranno tre prodotti di ricerca per ciascun ricercatore in servizio alla data del bando. Un’operazione biblica: saranno più di 200mila i prodotti da valutare. Una operazione cruciale per il sistema della ricerca pubblica: le valutazioni dei prodotti dei singoli ricercatori serviranno “bottom up” a valutare dipartimenti, aree disciplinari, e università e quindi a ripartire quote di finanziamenti.

 

 

Nell’analizzare il bando mi sono sorte due perplessità e una preoccupazione. Vediamo le perplessità. Il modello “tre prodotti a testa” ha il vantaggio della semplicità, ma appiattisce differenze significative: in genere gli scienziati pubblicano paper mentre gli umanisti pubblicano book. Per i paper esistono parametri più o meno oggettivi e più o meno affidabili e un confronto principalmente – quando non esclusivamente – internazionale, per i libri e in generale la produzione di area umanista la soggettività della valutazione è molto più marcata e il confronto è spesso nazionale. La scelta di valutare sia scienziati sia umanisti con tre prodotti in sette anni rischia di appiattire le differenze e potrebbe portare a confronti non congruenti perché tipo e “densità” di produzione scientifica sono molto diversi. La quantità di prodotto di qualità è un elemento importante della valutazione dell’area tecnica e scientifica e sette anni sono lunghi.

Il secondo elemento di preoccupazione viene dalla considerazione data ai team work. L’umanista, il giurista, l’economista lavorano da soli più spesso che no. Libri, o anche articoli a più mani sono rari. Gli scienziati lavorano in gruppo, spesso collaborano con altri gruppi all’interno della stessa struttura, o di altri dipartimenti o di altri Paesi. La scienza funziona così, si condividono strumentazioni e risultati e soprattutto esperienze, a volte con laboratori dall’altra parte del mondo, a volte con laboratori diversi nello stesso dipartimento. Individuare criteri di “proprietà” dei risultati in lavori di gruppo non è semplice e può portare a confronti impropri tra aree.

Ma un terzo punto – più pratico – preoccupa. La Vqr opera sul principio che una struttura sia valutata come somma della valutazione dei docenti e ricercatori che la compongono. Ora la maggior parte degli atenei è nel pieno della transizione richiesta dalla legge 240. Statuti a parte (la commissione sta lavorando ai testi presentati dalle università), molti degli attuali dipartimenti sono destinati a sparire vuoi mediante fusione con altri dipartimenti affini e vicinali vuoi per fissione e riaggregazione in strutture diverse. Come conseguenza un numero consistente di docenti “cambierà casa”.

Anche se il trasloco avverrà per lo più in maniera virtuale con cambio di comunità di riferimento più che spostamento di uffici e laboratori, le strutture dipartimentali cambieranno composizione. Per essere di utilità agli atenei sarebbe importante che la Vqr fornisse una fotografia dei dipartimenti attivi al momento della chiusura dell’esercizio di valutazione non di strutture che non esisteranno più quando l’esercizio sarà terminato.

C’è da chiedersi se non sarebbe più sensato puntare direttamente alla valutazione dei dipartimenti che risulteranno dalla legge 240 che non di quelli attuali (non foss’altro che per prevenire chi vorrà poi dire «la Vqr non si può usare… adesso è tutto diverso»). Non è una proposta per guadagnare tempo, è esattamente il contrario: è una proposta per poter riversare subito il risultato della Vqr nelle politiche di attribuzione delle risorse senza se e senza ma.

 

(02 novembre 2011) Dario Braga – Il Sole 24 Ore