Sciopero in università: allarghiamo la mobilitazione!

by / Commenti disabilitati su Sciopero in università: allarghiamo la mobilitazione! / 218 View / 27 luglio 2017

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In queste settimane negli atenei italiani si discute dell’iniziativa di protesta promossa da un gruppo di docenti universitari di sciopero di 24 ore in corrispondenza del primo degli appelli degli esami di profitto di ciascun docente. Tale iniziativa è stata proclamata per chiedere lo sblocco di classi e scatti stipendiali e il riconosciuto ai fini giuridici del blocco delle retribuzioni avvenuto tra il 2011 e il 2015.

Questo sciopero si inserisce nel contesto drammatico in cui versa l’università pubblica, per questo è urgente allargare la mobilitazione a tutte le componenti della comunità accademica già a partire dal mese di settembre per rimettere al centro il ruolo sociale dell’Università.

Per riaprire un dibattito ampio e generale, dopo aver proposto di organizzare in ogni Ateneo assemblee per ogni appello perduto, promuoviamo questo appello unitario per rilanciare e allargare la mobilitazione.

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Appello alla comunità universitaria
Per una università pubblica e democratica: reclutamento, diritto allo studio, retribuzioni

A partire dalla condizione delle retribuzioni della docenza, e dopo mesi di silenzio, è ripreso in queste settimane il confronto sullo stato critico del sistema universitario. Oltre 5000 tra professori e ricercatori strutturati hanno dichiarato la propria volontà di scioperare in concomitanza con la prima sessione di esami della sessione autunnale.

Questa iniziativa provocata dal reiterato rifiuto da parte del governo di concedere un riconoscimento dato ad altri lavoratori, ha innescato un ampio e pubblico dibattito sulle ragioni e modalità dello sciopero. Che l’Università italiana sia soggetta a un costante smantellamento che ne pregiudica la tenuta come sistema pubblico e di qualità è oramai sotto lo sguardo di tutti. Significativi ed emblematici della situazione attuale sono l’esplosione del numero di precari che ha ormai superato l’organico strutturato, la negazione del diritto allo studio e il ricorso sempre più frequente al numero chiuso nei corsi di laurea, una valutazione della ricerca che fa acqua da tutte le parti e, appunto, il blocco/cancellazione delle classi e degli scatti stipendiali per i docenti strutturati contro cui è stato proclamato lo sciopero di cui sopra. Proprio perché questo sciopero si inserisce nel contesto drammatico in cui versa l’università pubblica è urgente allargare la mobilitazione a tutte le componenti della comunità accademica già a partire dal mese di settembre per rimettere al centro il ruolo sociale dell’Università.

Negli ultimi anni gli studenti, il personale tecnico amministrativo, i Lettori/Cel e i precari si sono costantemente mobilitati contro le politiche dei governi, impegnandosi su diversi fronti: dallo stato drammatico del diritto allo studio, al dilagare del precariato in assenza di alcun reclutamento; dagli scarsi finanziamenti al sistema universitario al blocco dei contratti nazionali e alla limitazione della contrattazione integrativa; dal crescente divario territoriale prodotto dalle politiche degli ultimi governi alla conferma delle disparità previste nella recente riforma del Testo Unico del Pubblico Impiego (la cosiddetta riforma Madia).

È giunto il momento di essere all’altezza della situazione drammatica che abbiamo di fronte. Reclutamento straordinario, diritto allo studio, retribuzioni e miglioramento delle condizioni di lavoro per tutti i lavoratori, rinnovo dei contratti, quadro coerente delle diverse condizioni di lavoro: sono tutte questioni che debbono essere affrontate insiemepur nella loro specificità, a partire dal rifinanziamento e dalla sburocratizzazione del sistema universitario e della ricerca.

L’Università è una comunità di ricerca e insegnamento, come tale deve essere vissuta e difesa.

Per questa ragione, e nel rispetto di quanto autonomamente programmato dai firmatari aderenti allo sciopero, noi crediamo che da settembre si debbano mettere in campo una serie di iniziative comuni su tutti questi temi a partire dall’organizzazione di assemblee e dibattiti diffusi in ogni Ateneo.

Tra gli obiettivi comuni ci devono essere:

  • reclutamento straordinario di almeno 20.000 posti di ruolo (4.000 all’anno per cinque anni) così come recentemente ribadito dall’intersindacale
  • finanziamento ed estensione del diritto allo studio universitario
  • lo sblocco dal 2015 delle classi e degli scatti stipendiali dei docenti universitari (e dei Ricercatori degli Enti aventi pari stato giuridico)
  • il riconoscimento del quadriennio 2011-2014 ai fini giuridici
  • il ritiro della nota MIUR del 29 maggio 2017
  • lo sblocco della contrattazione per il personale tecnico-amministrativo e per i Lettori/Cel, con incrementi salariali adeguati e interventi strutturali per l’aggiornamento e la formazione del personale dei nostri atenei
  • una profonda riforma collegiale delle procedure di valutazione e accreditamento.

In questo contesto ci sono forse le condizioni per rilanciare quel fronte comune e unitario che in tutti questi anni ha visto organizzazioni sindacali e di categoria, organizzazioni studentesche e dei dottori e dottorandi di ricerca, movimenti e organizzazioni dei precari lavorare insieme, su priorità comuni e condivise, per la difesa e il rilancio del sistema universitario nel nostro paese

ADI, AIPAC, ANDU, CRNSU, FLC CGIL, LINK, Rete29Aprile, UdU