Sciopero dei docenti. Il 4 settembre le prime assemblee a Torino e a Pisa.

by / Commenti disabilitati su Sciopero dei docenti. Il 4 settembre le prime assemblee a Torino e a Pisa. / 149 View / 3 settembre 2017

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Lunedì 4 settembre sono state convocate al Politecnico di Torino e all’Università di Pisa le prime assemblee in concomitanza con l’avvio dello sciopero degli esami universitari.

Mentre a Pisa i docenti scioperanti hanno convocato un’assemblea con l’obiettivo di spiegare a tutti le modalità dello sciopero e le motivazioni che stanno spingendo il corpo docente a questa mobilitazione, al Politecnico di Torino si svolgerà un’assemblea pubblica di Ateneo indetta dai docenti promotori del documento “Per una mobilitazione in difesa dell’Università Pubblica” per discutere delle motivazioni della protesta e delle prospettive della mobilitazione insieme a studenti, dottorandi, assegnisti e personale tecnico-amministrativo: https://politecnicoblog.wordpress.com/

Dopo aver proposto di organizzare in ogni Ateneo assemblee per ogni appello perduto, invitiamo tutti gli studenti e le studentesse a partecipare alle assemblee organizzate dai docenti in mobilitazione, qui la lettera aperta di Alter.Polis ai docenti del Politecnico di Torinoqui Sinistra Per… Pisa che invita gli studenti in assemblea. Di seguito l’appello “Per una mobilitazione in difesa dell’Università Pubblica” sottoscritto da più di duecento docenti del Politecnico di Torino.

Per una mobilitazione in difesa dell’Università Pubblica

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Sono anni che l’Università Pubblica è oggetto di politiche di disinvestimento e di riduzioni progressive dell’autonomia per mezzo della burocratizzazione estrema del nostro lavoro. Noi come singoli docenti ci impegniamo quotidianamente per lavorare al meglio nelle condizioni date, ma riteniamo che la situazione sia oramai insostenibile e sia a rischio la qualità stessa del servizio pubblico che riteniamo doveroso fornire ai nostri studenti e al nostro Paese.

Le rilevazioni internazionali indipendenti indicano le Università italiane come molto produttive dal punto di vista della quantità e qualità delle pubblicazioni scientifiche, purtroppo però riguardo tutti gli indicatori che dipendono essenzialmente dalle politiche dei governi siamo ultimi o nelle ultime posizioni a livello europeo: abbiamo il più basso numero di ricercatori in proporzione al PIL e alla numerosità della popolazione, il più basso numero di laureati, il peggior rapporto numerico docenti/studenti, il più basso investimento in Università e ricerca in proporzione al PIL, stipendi bassi soprattutto in entrata, tasse universitarie alte e investimenti per il diritto allo studio molto ridotti…

Eravamo in una situazione non brillante sotto il punto di vista di tutti questi indicatori già un decennio fa, ma le politiche dei governi che si sono susseguiti in questi anni hanno gravemente peggiorato la situazione. Un dato su tutti: i docenti in servizio nell’Università pubblica a fine 2008 erano il 30% in più rispetto ad ora: siamo passati da oltre 60.000 agli attuali 46.000. Una riduzione di personale che avrebbe messo in ginocchio qualsiasi organizzazione basata sul capitale umano, e non ha precedenti in alcun paese industrializzato in tempo di pace.

Per uscire da questa situazione di emergenza c’è bisogno di un ripensamento globale delle politiche universitarie e in particolare riteniamo fondamentale come minimo:

  • Aumentare significativamente il Fondo di Funzionamento Ordinario (FFO), cercando almeno di avvicinarci alla media europea;
  • Programmare un grande piano straordinario pluriennale di reclutamento di Ricercatori in tenure track per ringiovanire e aumentare la numerosità della docenza universitaria, con l’obiettivo di adeguare il rapporto numerico docenti/studenti del nostro sistema universitario a quello degli altri paesi europei;
  • Riportare una ragionevole equità tra il trattamento economico dei docenti universitari e il resto del personale pubblico non contrattualizzato, in particolare riguardo il recupero dell’anzianità persa in questi ultimi anni;
  • Investire maggiormente nel sostegno al diritto allo studio, nella residenzialità universitaria e in politiche mirate all’aumento del numero dei laureati;
  • Procedere celermente al rinnovo del contratto del personale contrattualizzato dell’Università;
  • Ripensare le modalità della valutazione, evitando l’utilizzo automatico di indicatori e il continuo ricorso a classifiche utilizzate in modo essenzialmente punitivo, che stanno creando un ambiente litigioso e basato sulla contrapposizione invece che sulla collaborazione e la creazione di comunità accademiche capaci di fare sistema.

Intendiamo intraprendere tutte le iniziative possibili per portare all’attenzione dell’opinione pubblica il rischio di disgregazione del nostro sistema universitario nazionale, mettendo in evidenza che il divario culturale, di formazione e di ricerca nei confronti degli altri paesi europei rischia di essere pagato in futuro molto di più dell’investimento necessario oggi a evitarne l’allargamento, soprattutto in un periodo storico che si va definendo come “era della conoscenza”.

In quest’ottica intendiamo aderire allo sciopero degli esami previsto per la sessione autunnale, cercando comunque di minimizzare il disagio per i nostri studenti e impegnandoci in una campagna di informazione sulla situazione del sistema universitario pubblico che possa far comprendere l’importanza delle nostre rivendicazioni e la necessità e urgenza delle nostre azioni.