SALERNO: NUMERO CHIUSO A SOCIOLOGIA, escludendo gli studenti non si migliora la didattica!

by / Commenti disabilitati su SALERNO: NUMERO CHIUSO A SOCIOLOGIA, escludendo gli studenti non si migliora la didattica! / 46 View / 3 febbraio 2017

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L’Università degli Studi di Salerno ha inserito, nonostante l’opposizione dei rappresentati di LINK e di alcuni docenti, il numero programmato nel corso di Sociologia. Sono state ignorate, infatti, le diverse proposte per sopperire ai problemi di abbandono del corso e di elevato numero di fuori corso, e con una decisione scellerata si è imposta una ingiusta selezione all’ingresso.
Qui il comunicato degli studenti e delle studentesse di LINK FISCIANO:

Ieri mattina all’Università degli Studi di Salerno abbiamo assistito ad una delle pagine più sconcertanti nella storia dell’Ateneo.
Dal prossimo anno accademico il Corso di Studi di Sociologia dell’Università degli studi di Salerno sarà a numero programmato. La scelta non è frutto di una discussione sui problemi della didattica, ma è l’ennesimo passo avanti nello smantellamento di un sapere di tutti e per tutti.

Da anni il Corso riceve delle valutazioni negative in base ai parametri ANVUR, che incidono sui finanziamenti, ma anche sulla possibilità di mantenere in vita il corso stesso. In particolare i dati preoccupanti sono quelli relativi all’elevato numero di abbandoni tra il primo e il secondo anno, un tasso di inattività allarmante rispetto alla media nazionale e carriere troppo lunghe.
Anziché modificare gli insegnamenti, migliorare l’offerta curriculare ed attivare percorsi di tutoraggio, come da noi rappresentanti più volte proposto, il Consiglio Didattico, sotto l’occhio vigile del Dipartimento, ha deciso di bloccare l’accesso al corso di laurea, istituendo il numero programmato. Una scelta folle e scriteriata, che intesta ad una mancanza di competenze o peggio ancora di volontà degli studenti i problemi che invece si annidano nella scarsa qualità della didattica. Con atteggiamento supponente ed offensivo l’università incolpa gli studenti, anziché interrogare se stessa. Se gli studenti e le studentesse non apprezzano il corso di sociologia, in che modo una loro selezione all’accesso potrebbe risolvere il problema?

La pressione del dipartimento per inserire un blocco all’accesso nel Cds di sociologia è, in realtà, l’emblema di un progetto politico che vede nell’università non più il luogo di costruzione della conoscenza, di sapere critico, di cultura e innovazione, ma uno spazio imprenditoriale, che vede i luoghi del sapere come aziende, in cui il profitto prevale sulla funzione formativa e sociale dell’università.
La rappresentanza studentesca si è sempre opposta, fuori e dentro gli organi, a qualsiasi forma di blocco all’accesso, discutendo con la classe docenti su percorsi alternativi attraverso cui abbattere le mura create dal sistema valutativo, oggi ingiusto e penalizzante.
Ma il Consiglio didattico non ha voluto ascoltare le tante proposte, dettagliate e concrete che abbiamo avanzato, e sotto la spinta del Dipartimento, la proposta del numero chiuso è arrivata in Consiglio Didattico, e davanti ad una spaccatura netta anche tra i docenti, il consiglio di dipartimento ha deciso al posto dell’area didattica, con una maggioranza schiacciante.
Nella discussione che ha portato a questo risultato nemmeno una volta è stata presa in considerazione la collettività studentesca, né come soggetto principale del dialogo, né come oggetto di questa stessa decisione. Il numero programmato è stato presentato come un’azione dettata dall’emergenza, ma non c’è nessuna emergenza nei problemi che si protraggono da anni senza alcuna risposta; è stato presentato come una scelta tecnica, ma è un vero e proprio provvedimento politico, che non affronta i problemi della didattica ma che si piega a quegli stessi criteri premiali che lo hanno messo in ginocchio, facendone subire le conseguenze agli studenti e alle studentesse.

La collettività studentesca tutta è profondamente offesa di fronte alla concezione negativa che i docenti hanno nei confronti degli studenti e delle studentesse di Sociologia. Gli stessi docenti che ci parlano di sapere critico e dell’importanza della cultura, ci giudicano disinteressati e indifferenti. Ma la più grande indifferenza l’abbiamo vista nei nostri confronti quando nemmeno una riga della proposta per la didattica scritta da noi è stata presa in considerazione.

Nonostante la sconfitta e l’amarezza faremo ancora sentire la nostra voce nei corridoi, nelle aule e negli organi, convinti che l’università sia un diritto di tutti e tutte, che non può trovare ostacoli nelle selezioni all’ingresso. Continueremo a lottare per il libero accesso al sapere, per un’università per tutti e di tutti!