Roma: Profumo e Fornero contestati all’università!

by / Commenti disabilitati su Roma: Profumo e Fornero contestati all’università! / 10 View / 9 marzo 2012

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8 Marzo – Roma – Contestati i ministri Profumo e Fornero all’Università dentro e fuori il convegno di AlmaLaurea. I Ministri spaventati da una possibile contestazione decidono di non presentarsi.

Oggi 8 marzo come studentesse e studenti di questo ateneo abbiamo deciso di organizzare un assedio sonoro,  in previsione della vostra prima visita ufficiale a La Sapienza, per riportare nuovamente all’attenzione pubblica la nostra voce, perché, come abbiamo sempre ribadito in questi anni, non poteva solo essere la caduta del Governo Berlusconi e della Gelmini a determinare un miglioramento della situazione dell’università italiana e della situazione del nostro paese.

Voi avete dichiarato più volte di essere un Governo di tecnici e di professori, che le vostre scelte sono frutto di elaborazioni teoriche ed accademiche e non di valutazioni politiche. Noi a questa tesi non abbiamo mai creduto, proprio perché conosciamo bene il mondo accademico e siamo convinti che ogni impostazione teorica influenzi delle scelte politiche precise, soprattutto quando si parla di università e di politiche del lavoro.

Il convegno di oggi, inoltre, discute nel merito dei risultati di AlmaLaurea, dati allarmanti che abbiamo avuto modo di leggere pochi giorni fa, ma che non aggiungono nulla rispetto ad una realtà che ben conosciamo: l’aumento della disoccupazione e della precarietà giovanile, i divari tra Nord e Sud, la riduzione dei salari per laureato, i divari salariali tra uomini e donne.

Com’è possibile sostenere che un quadro così drammatico possa essere risolto attraverso le politiche di austerity che l’Unione Europea continua a imporci, con l’imposizione del ricatto del debito? Com’è possibile che la chiave di volta della crisi sia tutta nel far scendere lo spread di qualche punto?

Noi non dimentichiamo ciò che era scritto nella lettera di Draghi e Trichet, non dimentichiamo quello che l’Europa sta sperimentando in Grecia, per questo non accettiamo che ci si riempia la bocca di belle parole in convegni come questo.

Non è con l’austerity che usciremo dalla crisi, non ci fidiamo delle valutazioni di qualche agenzia di rating. Se i problemi dell’Italia nascono dal debito pubblico, pretendiamo un audit pubblico e trasparente per capire in che modo il nostro debito pubblico si è generato, quali politiche lo hanno generato e soprattutto chi deve pagarlo! Ripartire da un meccanismo realmente democratico come l’audit è l’unica strada per uscire veramente dalla crisi, numerosi esempi sono lì a dimostrarlo.

Questo perché non crediamo alle favole di chi dice che il nostro debito nasca dall’eccessiva spesa pubblica in welfare o poliche sociali. Sappiamo bene che la spesa pubblica nel nostro paese è stata di molto inferiore alla media europea, così come sono inferiori sono state le tasse su patrimoni e rendite. Impossibile sostenere che l’istruzione italiana abbia vissuto nel lusso: noi negli ultimi anni, qui all’università abbiamo visto solo tagli , tagli e ancora tagli: il debito non l’abbiamo certo creato noi che studiamo in aule troppo affollate perché la Gelmini ha bloccato il turn over, che non riceviamo più la borsa di studio perché hanno tagliato di più del 50% il fondo nazionale o che non abbiamo più biblioteche per studiare. Non l’abbiamo creato noi, che facciamo sacrifici per pagare gli affitti altissimi, spesso a nero.

Lei in un’intervista ha dichiarato “Ripartiamo dalla Riforma Gelmini”, bene Ministro per noi è inaccettabile qualunque dialogo che nasca a partire da una riforma che abbiamo contestato per mesi, con l’appoggio di tutto il paese e che è stata approvata da un Parlamento di corrotti, pochi giorni dopo aver comprato un voto di fiducia. Non c’è dialogo senza  un rifinanziamento serio di tutto il sistema d’istruzione, non si risolve nulla  con provvedimenti come l’abolizione del valore legale della laurea ed i prestiti d’onore, se non accentuare le difficoltà di accesso al diritto allo studio.

Siamo inoltre convinti, caro ministro Fornero, che non si esca dalla crisi con una riforma del lavoro che mette al centro gli interessi delle imprese, quelle stesse imprese che stanno esternalizzando la produzione in paesi come la Serbia o la Cina, dove i costi della manodopera sono più bassi e non ci sono i diritti dei lavoratori. Non accetteremo che si cancellino diritti fondamentali come l’art 18 in nome di fantomatici diritti per noi giovani. Non accetteremo scambi:  vogliamo che si cancellino le 46 forme precarie previste, ma vogliamo anche un reddito per tutti e vogliamo che si estendano le tutele dei lavoratori garantiti anche ai non garantiti. Ci rivolgiamo inoltre a lei, Ministro Fornero, anche per la sua delega alle Pari Opportunità e visto che oggi si ricorda l’8 marzo,  le chiediamo in che modo si possa parlare dei diritti delle donne in Italia se le conseguenze delle politiche di austerity e la precarietà (si pensi ai provvedimenti sulle dimissioni in bianco) colpiscono soprattutto le donne, costrette sempre più a fare scelte obbligate tra lavoro e lavoro di cura.

Per questi motivi domani noi studenti e studentesse e precari, scenderemo in piazza con le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici, perché, come loro, sappiamo bene, che non c’è democrazia senza diritti e garanzie nel proprio lavoro e altrettanto non c’è paternale né diktat che tenga difronte al fatto che la disoccupazione nel nostro paese non dipende dalla mancanza di lavoro, ma dall’assenza di investimenti, di liquidità disponibile, di una vera ridistribuzione della ricchezza.

Studenti e studentesse della Sapienza in mobilitazione