Roma: studenti e precari sbarcano a Labuan

Roma: studenti e precari sbarcano a Labuan

by / Commenti disabilitati su Roma: studenti e precari sbarcano a Labuan / 20 View / 9 maggio 2011

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Il comunicato

In questi mesi di mobilitazione abbiamo rivendicato la centralità dei saperi e il protagonismo delle studentesse e degli studenti nel sistema della scuola e dell’università pubblica e nella nostra società.

Oggi mettiamo in pratica questa centralità e la mettiamo al servizio della collettività.  A Roma, in Via Tiburtina 695, presso alcuni spazi in disuso dell’ex ITIS Lagrange, è nato Labuan, un laboratorio per il sapere libero e della cultura condivisa che si pone come obiettivo rilanciare e praticare welfare studentesco dal basso tramite l’autogestione, il mutualismo e la partecipazione. Per questo sin da domani, saranno attive aule studio, servizi rivolti agli studenti e alle studentesse come un cercalloggio contro la speculazione abitativa, uno sportello sindacale sui diritti degli studenti  e sull’orientamento universitario e lavorativo. A breve, anche vista la scadenza degli esami universitari e degli scrutini per gli studenti medi, partiranno anche delle ripetizioni a basso costo fatte dagli studenti per gli studenti.
Labuan è anche un laboratorio culturale. Nei prossimi giorni animeremo questo spazio con laboratori di pittura, fotografia, arti visive, mostre, presentazioni editoriali e cineforum. Tutte attività rivolte alle migliaia di studentesse e di studenti che vivono e si formano in questo quartiere e in questa città.

Labuan è un social network del reale, un’esperienza che si pone l’obiettivo di mettere in rete persone, conoscenze ed esperienze per rivendicare il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza anche e oltre le grige mura delle scuole e delle università. Il nostro obiettivo, grazie alla partecipazione degli studenti e le studentesse che studiano e si formano in questa città, è di far diventare Labuan una vera e propria cittadella del sapere libero, un punto di riferimento culturale al pari delle tante già esistenti in tutte le capitali europee. Se la Gelmini ci ruba il futuro e il sapere, noi ce li riprendiamo.

Labuan – Tiburtina Social Network.

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Il manifesto

Roma, 7 maggio 2011

“Io ho in mente che tutto sia incominciato dalle navi. Sempre, a memoria d’uomo, le navi avevano strisciato lungo le coste: ad un tratto se ne allontanarono e si slanciarono fuori, attraversando il mare. Sul nostro vecchio continente allora si sparse una voce: esistono nuovi continenti! E da quando le nostre navi vi approdano, i continenti ridendo dicono: il grande e temuto mare non è che un po’ d’acqua. E c’è una gran voglia d’investigare le cause prime di tutto: per quale ragione un sasso, lasciato andare, cade, e gettato in alto, sale. Ogni giorno si trova qualcosa di nuovo. Perfino i centenari si fanno gridare all’orecchio dai giovani le ultime scoperte.”

Bertold Brecht – Vita di Galileo

Siamo sbarcati a LABUAN, il giorno dopo lo sciopero generale. LABUAN – Tiburtina Social Network è la nuova tappa di un lungo viaggio. Arriviamo dal vociare alla partenza dei cortei, dalle urla di felicità collettiva, dalle scuole e facoltà occupate. Arriviamo da una navigazione in mare aperto, tra le intemperie di un mondo sempre più iniquo e le onde che ci spingono verso l’orizzonte, quell’utopia che ci dà la forza di navigare e costruire un altro mondo possibile.

Siamo studenti, dottorandi, precari. Ci sentiamo troppo spesso stranieri, oppressi, qui a Roma, la nostra città di origine o di adozione, una città troppo spesso trasformata in camicia di forza.
Se “ogni città riceve la sua forma dal deserto cui si oppone”, noi, che ci opponiamo quotidianamente al deserto arido che qualcuno chiama pace, non vogliamo lasciarci costringere, non intendiamo piegarci di fronte al ricatto del lavoro, ai prezzi esorbitanti delle case, ai costi della cultura.
Per questo abbiamo deciso di riappropriarci di un pezzo di città, perché non vediamo un altro modo per costruire spazi e momenti di aggregazione liberi dai diktat del mercato. Non lo facciamo per farne una fortezza, uno spazio chiuso, un’isola felice in una città grigia. Vogliamo costruire connessioni: Tiburtina Social Network è una rete di relazioni sociali vere e concrete, che vivono nella condivisione di uno spazio di esperienze, idee, iniziative.

LABUAN è un’isola, per troppo tempo assediata dall’abbandono e dall’indifferenza. LABUAN è un’isola ma non ci sentiamo naufraghi. LABUAN è un’isola, non un semplice rifugio dalle intemperie, ma un porto, luogo di incontro tra persone, esperienze, culture.

LABUAN è il progetto che dà senso a uno spazio e lo trasforma, mettendolo al servizio della collettività, rispondendo a necessità sociali concrete, rendendo liberamente accessibile a tutte e tutti ciò che ora è schiavo delle dinamiche del mercato e del profitto. Con le nostre pratiche di mutualismo organizziamo dal basso i servizi pubblici che le istituzioni non garantiscono, proponendo un progetto di protagonismo attivo dei soggetti sociali: aule studio, ripetizioni, il mercatino del libro usato, la biblioteca sociale, laboratori creativi, sportelli di informazione e assistenza, corsi di lingua per stranieri. Uno spazio in cui si possa resistere ai nuovi fascismi, al razzismo, al ricatto della precarietà. Uno spazio in cui amare, libero dall’omofobia, dal patriarcato e dalle forme di controllo sui corpi e i sentimenti.

Oggi in un momento in cui la socialità è diventata oggetto di consumo, le piazze si sono spostate in centri commerciali, le scuole e le università sono diventate sempre più carceri, non-luoghi privi di senso e vita collettiva, in cui il lavoro è sinonimo di precarietà e ricatto, aprendo questo spazio scegliamo il nostro tempo e i nostri luoghi. In un tessuto sociale che viene disgregato dall’assenza di luoghi collettivi e dall’imposizione di barriere invalicabili tra centro e periferia, proviamo a invertire la tendenza dando vita a uno spazio di aggregazione.

Facciamo una scelta. Prendiamo l’iniziativa. Non vogliamo lasciarci vivere, preferiamo affermare, come studenti, dottorandi, precari, il nostro essere pienamente cittadini. La nostra storia mette radici nelle società di mutuo soccorso, nelle case del popolo, nel movimento sindacale. Crediamo fermamente nella necessità di uno spazio collettivo, dove tutte e tutti abbiano piena cittadinanza e pertanto possano agire attivamente, dove la democrazia non sia un enunciato di principio ma una pratica radicale di riappropriazione delle nostre vite, in cui il potere sia inteso come verbo e non come sostantivo.
Consideriamo la riappropriazione degli spazi in termini di ripubblicizzazione: restituiamo all’uso pubblico, all’interesse generale e alla gestione democratica e partecipata uno spazio che le pubbliche istituzioni hanno abbandonato. Non ci considereremo mai i proprietari di questo spazio: siamo un soggetto sociale, una parte della comunità territoriale, che partecipa a un processo collettivo di produzione di saperi pubblici, servizi pubblici, cultura pubblica, bandendo ogni presunzione di autosufficienza e mantenendo questo processo sempre aperto alla collettività.

Se i poteri forti di questa città vogliono costruire muri e fortezze, a queste contrapponiamo ponti verso il futuro, casematte di resistenza, piazze aperte di democrazia. All’abbandono contrapponiamo riappropriazione e uso sociale, per farne punti di partenza e non ritorno verso una società giusta, eguale e solidale.
Non si illudano che ci rinchiuderemo dentro queste mura. In questo arsenale del futuro costruiamo le navi per nuovi viaggi.

L’isola-fortezza è stata conquistata, LABUAN, l’isola circondata dal mare in tempesta è il luogo da cui riparte la nostra lotta, LABUAN è stata liberata.