RIPARTIAMO Sì, MA DALLE BASI: MINISTRO, ORA SERVONO RISPOSTE!

by / Commenti disabilitati su RIPARTIAMO Sì, MA DALLE BASI: MINISTRO, ORA SERVONO RISPOSTE! / 624 View / 19 aprile 2020

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In questi giorni il Ministero dell’Università e della Ricerca ha inviato alla Conferenza dei Rettori, al Cun e al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari un documento, a firma del Ministro Gaetano Manfredi, in cui vengono previste due fasi per la ripartenza dell’Università dopo l’emergenza dovuta al contagio da Covid19.

Dopo un lungo silenzio del Ministero dell’Università nelle settimane centrali dell’emergenza, in cui studenti, studentesse e la comunità accademica tutta hanno chiesto confronto e risposte sulle questioni più urgenti che riguardano la vita universitaria e il futuro degli studenti e dei lavoratori degli atenei del Paese, le indicazioni che arrivano dal Ministero per la ripartenza sono confuse e rispondono ben poco alle esigenze poste in questi mesi. 

La fase 1, quella del blocco totale, ancora non è finita, ma non emerge la volontà di analizzare quali sono i problemi del presente. Negli atenei non va tutto bene, come invece viene sostenuto in queste settimane dal Ministero: ci sono ancora studenti e studentesse che non possono accedere alla didattica online perchè non hanno la connessione e i dispositivi necessari, che non sanno se potranno svolgere gli esami nella prossima sessione e se riusciranno ad accedere ai benefici del diritto allo studio, e che, se non ci saranno le misure necessarie non potranno continuare il proprio percorso di studi.

In questa situazione viene inviato un documento in cui si parla di una fase 2, che dovrebbe avere inizio a maggio e finire ad agosto e una fase 3, per il prossimo semestre, da settembre a gennaio 2021.

Per la fase due non vengono previsti grandi cambiamenti, se non nel mese di luglio, in cui viene prevista la possibilità, se ci saranno le condizioni, di esami e lauree in presenza. 

Per quanto riguarda la fase 3 si parla di “didattica mista” con poca chiarezza – anche in questo caso – su quale sia la definizione di didattica mista, su quali siano i criteri per decidere quali attività svolgere in presenza e quali a distanza, cosa sarà garantito agli studenti e quali le modalità di organizzazione. 

La gestione di queste fasi di riapertura viene totalmente lasciata alle volontà e alle disponibilità dei singoli atenei, senza indicazioni rispetto a cosa sarà permesso fare e quali siano le modalità migliori per garantire contemporaneamente sicurezza e ripresa delle attività.

Oltre ai termini utilizzati che non rendono assolutamente chiari quali siano gli obiettivi e le volontà di azione del Ministero, nonché l’indirizzo che dovrebbero assumere gli atenei nei prossimi mesi, la confusione deriva anche dall’impossibilità di prevedere se queste fasi ipotizzate saranno in contraddizione o meno con le indicazioni del governo e degli esperti in merito al lockdown e se al centro di queste previsioni vi sia la garanzia e la tutela della salute delle persone. 

Nel documento inviato non ci sono indicazioni di questo tipo, ma solo vaghe fasi di ripartenza della macchina senza riferimenti alla sicurezza di chi ne fa parte. 

Manca inoltre la volontà di prevedere delle soluzioni strutturali e delle linee guida che riguardino tutti gli atenei del Paese, lasciando ai singoli Rettori e alle capacità delle singole università, già profondamente diseguali tra loro, la responsabilità di adottare misure senza che vi sia nessuna certezza che queste siano adeguate all’evolversi dell’emergenza e realmente sostenibili. 

Di fronte a tutte queste problematiche e mancanze risulta impossibile immaginare un confronto nel merito che garantisca di non lasciare nessuno indietro. Il confronto richiesto, oltre che sbrigativo, non basandosi su proposte chiare, non risulta essere proficuo nè tantomeno dettato dalla reale necessità di rendere tutti partecipi delle decisioni che verranno.

Riteniamo urgente aprire un confronto reale e continuo con studenti e studentesse, sia sulle esigenze dettate dall’emergenza attuale sia sulle fasi successive.

E’ necessario che il Ministro si confronti realmente con chi è stato e sarà protagonista di queste misure e che lo faccia con maggiore chiarezza.

E’ necessario un confronto anche per costruire misure che siano valide per tutti gli atenei e che non amplificano le attuali disuguaglianze tra le università del nostro Paese. 

Riteniamo centrale, inoltre, che in qualsiasi tipo di previsione di ripartenza venga tenuta al centro la salute delle persone, in particolare, in questo caso specifico, degli studenti e dei lavoratori dell’Università. Prevedere la ripartenza degli atenei è giusto, se però questa viene coordinata con quelle che saranno le scelte volte alla tutela della salute di tutti e tutte, e soprattutto se, oltre a prevedere la ripartenza della macchina, si mettono in sicurezza le persone che ne fanno parte.

Immaginare una ripartenza significa prima di tutto coordinare la riapertura degli atenei con quelle che saranno le tappe e le necessità di ripartenza del Paese tutto, tenendo come obiettivo fondamentale il contenimento del contagio. Significa, inoltre, prevedere soluzioni strutturali per gli atenei in termini di rispetto delle distanze, di disponibilità di spazi e di gestione delle attività in presenza. Significa prevedere la distribuzione di DPI, finanziati dal Ministero, per tutti coloro che rientreranno negli atenei nei prossimi mesi. 

Bisogna infine considerare che gli atenei e gli studenti erano già in emergenza prima della crisi. Preparare la ripartenza, senza lasciare indietro nessuno, significa necessariamente prevedere misure e finanziamenti importanti per l’Università e il diritto allo studio nel prossimo futuro.

Senza un rifinanziamento  del sistema del diritto allo studio e del sistema universitario tutto nel nostro Paese il rischio che siano studenti e Università a pagare la crisi in atto diviene sempre più reale.