Riforma del CNSU: l’intervista di UniNews24 a Fabio Cacciapuoti

by / Commenti disabilitati su Riforma del CNSU: l’intervista di UniNews24 a Fabio Cacciapuoti / 68 View / 19 maggio 2015

Riportiamo l’intervista di Marco Viola per UniNews24 a Fabio Cacciapuoti, capogruppo di Link in Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, in cui viene esposta la nostra proposta di riforma dell’organo

Qui l’intervista originale

Qui la nostra proposta.

CNSU, la proposta di LINK per riformarlo

. in Italia

Fabio Cacciapuoti, 24 anni, è studente alla magistrale di ingegneria gestionale a Pisa. Eletto nel maggio 2013 al CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari), in quell’organo è capogruppo di Studenti-Indipendenti LINK e presidente della commissione Diritto allo Studio.

Oggi parliamo con lui della riforma del CNSU che sta venendo elaborando proprio in queste settimane in seno all’organo stesso.

Ciao Fabio. Comincerei dal chiederti di spiegare come funziona oggi il CNSU.

Ad oggi l’organo dovrebbe essere il maggior organo di rappresentanza studentesca. Lo è sulla carta, ma nei fatti non del tutto: non è sufficientemente conosciuto dagli studenti, né tantomeno considerato a pieno titolo dal ministero.

È un organo composto da 30 consiglieri: 28 studenti, 1 dottorando e 1 rappresentante degli specializzandi di medicina. A parte questi ultimi due, che sono eletti su base nazionale, i rappresentanti degli studenti sono eletti secondo 4 macro-seggi: NordEst, NordOvest, Centro, Sud (e isole).

Si riunisce spesso?

Nei mandati precedenti non si convocava molto spesso, ma durante questo mandato il CNSU ha intensificato la cadenza delle sue riunioni: si cerca di mantenerne almeno 8 all’anno, più eventuali sedute straordinarie per i pareri al MIUR. L’acquisizione di questi ultimi da parte del ministero è obbligatoria, ma non essendo vincolanti, questo ascolto diventa spesso solo un “pro-forma”. Finora ci sono stati infatti richiesti pareri solo su provvedimenti che erano già blindati, sui quali il CdM o il MIUR ha già una linea compatta. L’ultimo: il FFO 2015 [Fondo di Finanziamento Ordinario alle Università], che ci viene inoltrato molto a ridosso della sua approvazione, e che addirittura ignora totalmente e anzi procede nella direzione opposta rispetto alle indicazioni del CNSU sul FFO 2014 (alcune delle quali condivise anche dal CUN [Consiglio Universitario Nazionale] e talvolta addirittura dalla CRUI[Conferenza dei Rettori delle Università Italiane]).

Insomma, ascolto in stile PD, come nel caso dell’ascolto “veggente” della Senatrice Puglisi in occasione di YOUniversity Lab?

 

Diciamo lo stesso stile di ascolto che il governo ha avuto con la Buona Scuola: un ascolto un po’ fasullo, più di facciata che di confronto vero.

Sbaglio o è da un po’ che la Ministra non si fa vedere?

 

La Ministra si è presentata alla seduta di Marzo, ma solo a fronte di una lettera molto dura in cui lamentavamo le numerose inadempienze del ministero – ad esempio quando ci è stato inoltrato un parere la sera prima della seduta stessa. In generale, Giannini fatto diverse promesse… che non ha poi mantenuto. Una su tutte: nessuna notizia sul tavolo ministeriale sui LEP – Livelli Essenziali delle Prestazioni, necessario a dare il via al diritto allo studio – che invece lei e il dott. Mancini [responsabile università e ricerca per il MIUR] avevano garantito che sarebbe dovuto partire…quasi due mesi fa.

Immagino dunque che la trascurabilità dell’organo sia uno dei problemi. Ma forse non è il solo. Quali sono gli altri?

All’inizio del mandato abbiamo istituito un gruppo di riforma del CNSU, presieduto da Luca Santolamazza – anch’esso consigliere di LINK – per individuare i problemi più sentiti nell’organo e trovare una proposta condivisa tra le sue varie anime.

Diciamo che ci sono tre ordini problemi: in primis, quello già visto dell’efficacia. Il succo è che manca un filo diretto sia con parlamento e governo (es. le audizioni non sono obbligatorie e quindi sono state finora molto sporadiche) che con gli studenti.

A questo proposito, eccoci al secondo punto: la rappresentatività. 28 rappresenanti per 1 milione 700 mila studenti sono molto pochi. Inoltre, i collegi così strutturati permettono una sovra-rappresentanza a certi grandi atenei e poca ai piccoli atenei. Si rischia di vedere una rappresentanza delle associazioni, che sono organizzate a livello nazionale, più che degli atenei.

Terzo, alcune proposte sul regolamento interno al CNSU: ci sono problemi di trasparenza, di assenze croniche, di elettività delle cariche (ad es. i presidenti delle commissioni e vice-presidente che sono nominati dal presidente anziché essere eletti).

È una diagnosi condivisa?

Sì, soprattutto a riguardo dei problemi di efficacia.

Quindi, qual è la prognosi che avete individuato?

All’interno del gruppo di lavoro, abbiamo già approvato all’unanimità alcune proposte per migliorare l’efficacia dell’organo:

  1. Obbligo del ministero di rispondere entro 60 giorni alle mozioni e alle interrogazioni proposte dal CNSU;
  2. Istituzione di pareri che siano vincolanti su temi riguardanti l’università, sia prima che dopo l’emanazione del decreto;
  3. Audizione obbligatoria nelle commissioni parlamentari se si parla di università;
  4. Obbligo per gli atenei di sentire il CNSU per le questioni relative alla rappresentanza studentesca – es. modifiche allo statuto sulle rappresentanze studentesche negli organi;
  5. Dato che il CNSU ha l’obbligo di varare il documento sulla condizione studentesca ogni due anni, sarebbe utile istituire un momento pubblico ufficiale dove presentare il rapporto anche al Governo (ed eventualmente anche ai parlamentari delle commissioni competenti).

Abbiamo poi portato altre proposte relative agli altri due punti, e attendiamo il parere delle altre liste su queste proposte. Per citare alcuni esempi: rispetto alla rappresentatività, aumentare il numero di consiglieri, avere più collegi più piccoli per permettere un accesso anche alle liste locali; rispetto al regolamento interno, migliorare la trasparenza permettendo di pubblicare i verbali delle sedute sul sito del CNSU (oggi non viene permesso), rendere eleggibili le altre cariche, far decadere i consiglieri dopo tre assenze ingiustificate.

Se non ricordo male, nelle elezioni del 2010 LINK non si era candidata al CNSU proprio perché lo riteneva un organo poco efficace e poco rappresentativo. Cosa vi ha fatto cambiare idea a questo giro?

Non ero ancora presente alle discussioni del 2010. Ma la discussione si è ripresentata vivacemente anche nel 2013. Uno dei motivi di scetticismo era che l’organo aveva legittimato acriticamente tutte le riforme come quelle promosse da Gelmini e anche già da Moratti. Alla fine abbiamo pensato che la soluzione ideale fosse quella di presentare una candidatura vincolata dall’impegno di cambiare l’organo. E da qui nasce appunto questa proposta.

Se non doveste portare a compimento questa riforma, tu suggeriresti ai tuoi potenziali successori di ritentare?

Ovviamente non sarei io a decidere, ma il coordinamento nel suo insieme. Ma personalmente consiglierei di sì. Per ora posso dire che come LINK abbiamo valutato positivamente l’esperienza del CNSU fino ad ora, sia perché l’organo ha accolto e dato voce a molte delle nostre mozioni, sia perché avendo un contatto diretto con gli uffici tecnici del MIUR, anche se spesso nel dissenso, abbiamo avuto modo di confrontarci e migliorare alcune cose (o limitare alcuni danni) sotto il profilo tecnico.

Un problema generale della rappresentanza studentesca è la scarsa affluenza alle urne: raramente le urne raggiungono il 20%. Come spieghi questo dato così basso?

La disaffezione rispetto alla politica è un dato generale del paese, e non stupisce, purtroppo, che si rifletta anche sui nostri atenei. Nel caso specifico del CNSU, speriamo che questa riforma, che ambisce ad aumentarne efficacia, rappresentanza e trasparenza, possa migliorare l’affluenza degli studenti ai seggi.

Come risponderesti alle obiezioni di chi vi dice che non siete rappresentativi?

Crediamo da sempre che la politica non si rappresenti solo negli organi, che per noi sono solo strumenti e mai il fine. Se questi non verranno ascoltati, parleranno le piazze. E ci pare che abbiano parlato eloquentemente in questi ultimi tempi.

 

MarcoViola