[Bologna] Resta diritto: firma la petizione per l’approvazione dello statuto dei diritti dello studente all’esame

by / Commenti disabilitati su [Bologna] Resta diritto: firma la petizione per l’approvazione dello statuto dei diritti dello studente all’esame / 84 View / 23 febbraio 2015

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Quante volte ci è capitato di avere a che fare con docenti che, all’esame, sono perfettamente informati sulle nostre precedenti valutazioni? Oppure, quante volte ci è capitato di essere sull’orlo di una crisi di nervi perchè i tempi di correzione di una prova scritta sono così lunghi da non permetterci di sapere con certezza se dobbiamo iscriverci all’appello successivo? Ancora, quanti di noi si sono trovati in difficoltà a causa della “strana” richiesta di un docente di poter visionare il libro su cui abbiamo studiato, di cui magari è l’autore, per poter controllare che la copia sia nuova? Queste imbarazzanti scene sono sicuramente familiari a tutti coloro che sono iscritti all’Alma Mater da qualche anno, e purtroppo dimostrano come siano ancora diffusi abusi nei confronti di chi si trova nella posizione di debolezza data dal dover essere oggetto di valutazione, una valutazione dall’importanza determinante nel contesto di un percorso di studi dai tempi contingentati che impone i propri ritmi, esigendo produttività attraverso una colpevolizzazione morale e materiale dei più “lenti”. Una competitività che viene giustificata nell’opinione diffusa dall’esigenza di essere adatti alle richieste del mercato del lavoro ( “se ci laureiamo in ritardo rispetto agli altri, quale azienda ci assumerà mai?!” ) , ma che ha dei risvolti concreti ben più profondi: la percentuale di fuoricorso è ad esempio uno dei criteri attraverso cui il nostro Ateneo viene valutato dall’ANVUR, creando una dinamica per cui l’Ateneo stesso è interessato a ridurre il numero dei fuoricorso per non vedersi tagliati i fondi. Gli espedienti previsti a tal fine sono numerosi, e sono tutti finalizzati all’espulsione forzata dal percorso di studi del “ritardatario”: dall’aumento delle tasse, ai severi termini di decadenza, passando per l’accesso negato agli strumenti di diritto allo studio.

Senza entrare nel merito della questione, capiamo bene quanto ciascuno di noi sia assolutamente interessato ad una valutazione delle prove che rispecchi la propria preparazione e che sia elaborata secondo criteri trasparenti e per nulla arbitrari. Infatti talvolta è proprio sull’esito del singolo esame che si gioca la possibilità stessa di continuare a studiare: l’idoneità alla borsa di studio oppure alla riduzione della tassazione, per esempio, non si basa esclusivamente su criteri reddituali, ma è strettamente correlata al raggiungimento di un numero di crediti, peraltro piuttosto elevato. Ciò vuol dire che il mancato superamento anche di un solo esame può impedire l’accesso al beneficio e conseguentemente, molto spesso, il proseguimento della carriera universitaria. Questa situazione determina di per sè un vero e proprio ricatto esistenziale, soprattutto se entrano in gioco gli abusi facilmente perpetrabili da parte di alcuni docenti che fanno leva sulla condizione dello studente, oggetto di valutazione come “parte debole”.

Tutto ciò determina anche un altro tipo di problema, strettamente psicologico e legato all’approccio di ciascuno agli studi. Gli studenti che subiscono abusi di questo tipo, infatti, sono di fatto soggetti ad una lesione della propria dignità, e per questo sono portati a modificare il modo in cui si relazionano all’esame stesso tanto da non esprimere liberamente le conoscenze,  frustrando le competenze a 360° ed adeguandosi al metro di giudizio arbitrario del docente pur di ottenere una valutazione positiva della prova.

Noi pretendiamo che l’università ci formi come cittadini dotati di pensiero critico e capaci di impiegare proficuamente le proprie capacità al termine del percorso di studi, non accettiamo invece che ci venga insegnato come assecondare passivamente delle pretese arbitrarie, che ci venga imposto di chinare la testa rinunciando senza battere ciglio a nostri diritti.

Resta diritto:

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