Quando il vento cambia da qualche parte una tempesta deve pur scoppiare…

Quando il vento cambia da qualche parte una tempesta deve pur scoppiare…

by / Commenti disabilitati su Quando il vento cambia da qualche parte una tempesta deve pur scoppiare… / 45 View / 15 luglio 2011

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La partecipazione è così, un fiume in piena che mal sopporta ogni ostacolo, ogni barriera che gli viene imposta è precaria e rischia di essere portata a valle assieme a tutto il resto. E’ successo questo nei referendum di Giugno, dove gli argini frettolosi, costruiti dai diabolici architetti di questo governo, hanno avuto solo l’effetto di imbarazzare il fiume della partecipazione, lasciando a gridare “Tutto cambia” migliaia di persone una sera di Giugno in una fantastica Villa Angeletti. E’ un fiume che abbiamo visto crescere questo autunno e che continua ad espandersi e a travolgere, è un vento che porta aria buona, dal profumo di democrazia.

Non bisogna essere marinai per sapere che quando il vento cambia da qualche parte i due venti, quello vecchio e quello nuovo, devono pur scontrarsi, e che li possono soffiare delle tempeste. A volte ce ne sono di grandi, visibili a tutti, come quella che sta soffiando in Val di Susa, altre vanno raccontate. Qui all’Università di Bologna soffia aria di tempesta da tempo ormai, come nel resto delle Università italiane, la partecipazione travolge anche le barriere che il nostro Rettore ha tentato di costruire nei confronti di una comunità che voleva esprimersi nel dibattito sullo statuto. Un Referendum proposto e autogestito dal tavolo Intersindacale che ha visto in più di duemila fra docenti, personale tecnico-amministrativo e ricercatori votare telematicamente o recarsi alle urne sotto lo slogan dei “4 Si per l’Università che vogliamo”.

Un dato, quello della partecipazione, che va oltre le spinte del referendum di Giugno ed oltre i ricordi delle splendide immagini di quello che è successo in Università negli ultimi anni. Crediamo che ci siano almeno due motivi per cui il risultato della partecipazione al referendum sullo Statuto di Ateneo segna una tappa importante nella costruzione di un’Altra Università. Il primo è sicuramente la “Voglia di Comunità” di Baumanniana memoria, il senso di indignazione che le riforme di questo governo producevano in Università è stata la luce sotto la quale ci si è riconosciuti come pezzi di una comunità viva. Ci è voluto poco a rompere gli argini dentro al quale la Gelmini ha tentato di separare, di dicotomizzare fra studenti e docenti, fra ricercatori e personale tecnico amministrativo, è ciò che ne è uscito fuori è stato tanto incredibile nella partecipazione quanto trascinante nei ragionamenti. Il secondo è stata la vittoria del” principio del piacere” sul “principio della realtà”, della capacità di immaginare un’alternativa contro la durezza delle retoriche dei tagli e dell’austerity dentro il quale ci si può solo adattare. Questo ci rende ancora più convinti che l’alternativa affonda le radici nel terreno della democrazia, che si da forma istituzionale qualora i vecchi paradigmi non raccontano più la realtà, travolgendo tutto e tutti.

Ancora una volta siamo riusciti a guardare lontano perché eravamo seduti in basso, lontano da chi si sente al vertice di un’azienda, investito del “potere divino” di nominare i presidenti delle Scuole e dei Dipartimenti, lontano da chi pensa di guardare ai poli della Romagna come a delle colonie rette dai “vicerè”. L’Università che vogliamo non ci passa dentro le strette maglie della burocrazia aziendale, della governance, ma ha bisogno di spazi grandi. Per questo l’utilizzo di strumenti telematici è stato un elemento centrale nella capacità di intercettare la partecipazione dei lavoratori dell’Università, confermando ancora una volta che la democrazia va costruita, difesa e riaffermata giorno per giorno. Spesso inventandosi e costruendo nuovi strumenti che permettano a tutte le componenti della comunità accademica di potersi esprimere sulla loro organizzazione, come quello del Referendum studentesco che il Rettore Dionigi ha rigettato assieme a tutte le atre proposte che gli erano state presentate nelle fantomatiche audizioni.

La Democrazia è l’unico linguaggio possibile di una comunità. Dove la democrazia prende spazio, dove la comunità trova canali dove poter aprire dibattiti e discussioni, le logiche aziendalistiche che la riforma dipinge sulle Università italiane sono argini fragili. Per questo, nonostante continuiamo a sentire una litanica voce provenire dalle istituzioni, iniziamo a renderci conto che diventa fondamentale iniziare a costruire un’Università capace di sottrarsi alle scelte sciagurate dei governi che in tempo di crisi decidono di barattare il futuro di un’intera generazione per chiudere le crepe di un sistema economico. Non siamo disposti a barattare neanche un minuto del nostro futuro per averne uno in più di questo presente, se questo era chiaro nelle assemblee di questo autunno, oggi è un filo rosso che tiene assieme tutta la comunità accademica nella costruzione di un’Altra Università. E’ per questo che fin da ora, dato il riconoscimento che il Rettore ha dato nei confronti della consultazione nello statuto stesso, assieme al tavolo intersindacale rilanciamo su un referendum di tutte le componenti dell’Università, perché solo noi possiamo decidere sul nostro futuro.

 

C. M. Panenka – Bologna