Quale Università per quale lavoro?

by / Commenti disabilitati su Quale Università per quale lavoro? / 79 View / 11 settembre 2018

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In un articolo di questi giorni del Sole24Ore ( http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/notizie/2018-09-08/da-lettere-sociologia-laureato-tre-non-e-posto-giusto-100139.shtml?uuid=AE4gsEeF) si riporta che oggi un laureato su tre trova un lavoro che non risponde agli ambiti e alle conoscenze che ha acquisito durante il proprio percorso di formazione: non vi è alcuna corrispondenza tra il titolo di studio e il lavoro che si svolgerà, soprattutto nei primi anni dopo la laurea. Nello specifico i laureati hanno una formazione troppo elevata rispetto al lavoro che viene offerto loro e che faticosamente riescono a trovare.

Allo stesso tempo, sempre più si assiste alla tendenza per cui, durante gli anni dell’università e in quelli immediatamente successivi, agli studenti venga richiesta una continua acquisizione di competenze- sia all’interno dell’Università, sia tramite corsi extra curriculari, master- per rendersi più appetibili al mercato del lavoro. Tale richiesta produce ansia, competizione tra gli studenti, rincorsa acritica ai cfu, nell’inseguimento della promessa di un lavoro all’altezza delle aspettative.

Oggi, infatti, il mercato del lavoro richiede da un lato manodopera a bassa qualifica, dall’altro iperspecializzazione. Questo provoca non solo una modifica della didattica e dei programmi, ma anche una sostanziale preferenza delle imprese per i corsi scientifici o che producano competenze immediatamente spendibili. Anche i corsi laurea umanistici sono interessati da questo processo: la didattica viene sempre più appiattita alle esigenze del mercato e siamo sempre di meno a scegliere questo tipo di corsi proprio a causa del mancato riconoscimento dell’importanza di discipline umanistiche, quali Scienze Politiche, Lettere, Sociologia per il progresso della stessa società. Corsi iperprofessionalizzanti, master, modifiche dei corsi di laurea, delegittimazione completa e mancata valorizzazione delle conoscenze non immediatamente spendibili sul mercato: queste le trasformazioni di un’università completamente asservita alle esigenze del mercato, e che nel dibattito sullo skills mismatch è sempre quella che deve cambiare in funzione del mercato del lavoro, senza che venga mai messo in discussione lo stato di cose presenti.

Ogni giorno ci opponiamo a queste trasformazioni, che sviliscono il ruolo della formazione, privano gli studenti del proprio futuro e della possibilità di vivere pienamente il proprio percorso formativo, trasformando l’Università in una mera fabbrica di un prodotto immediatamente spendibile. Crediamo sia necessaria un’Università in grado di formare persone consapevoli, e non solo prodotti per il mercato del lavoro: per questo lottiamo per un’Università realmente finanziata ed accessibile a tutte e tutti che sia in grado di essere motore di sviluppo per il Paese e per il territorio in cui si inserisce. Pretendiamo di non essere costretti ad un presente, di rincorsa e competizione, e un futuro negato, fondato su precarietà e sfruttamento.