Pisa: verso un 17 novembre di tutti, per costruire un altro modello di società

by / Commenti disabilitati su Pisa: verso un 17 novembre di tutti, per costruire un altro modello di società / 7 View / 14 novembre 2011

Share

 

L’assemblea di ateneo di oggi, 14 novembre, è per noi un primo momento di confronto collettivo sulla complessa fase politica che stiamo vivendo.

Siamo studenti universitari e giovani immersi nell’università della crisi e nelle logiche del debito e della precarietà. Dopo anni di lotte, ci troviamo oggi nelle nostre facoltà a vivere l’applicazione dei tagli lineari e della riforma Gelmini, con una didattica sempre più dequalificata e una ristrutturazione in senso aziendale e verticistico del mondo della conoscenza. Soprattutto, l’imposizione dell’indebitamento sulle nostre vite di studenti si declina nel diritto allo studio, sfigurato dalla fondazione per il merito che ci obbliga a contrarre prestiti con i soliti istituti bancari per “garantirci il nostro diritto al futuro”.

Vediamo in tutto ciò l’ennesima espropriazione di ricchezze comuni: è questa la cifra delle nostre vite al tempo della crisi, connotate dall’imposizione di ricatti e dal furto del nostro futuro. In questi termini leggiamo l’avvento del governo presieduto da Mario Monti. Vogliamo dire chiaramente che non accettiamo la retorica dei governi tecnici, della necessità e dell’emergenza, dell’applicazione dei dettami della BCE. Non accettiamo di pagare un debito che non abbiamo concorso a creare. Non accettiamo l’attacco devastante al mondo del lavoro portato dall’art. 8 della manovra di ferragosto e dall’estensione generalizzata del metodo Marchionne. Non accettiamo l’espropriazione vergognosa dei beni comuni, così come avviene con il territorio in Val di Susa e più in generale con lo scippo del risultato referendario operato con l’art 4 della manovra di ferragosto.

 

È questo il punto della nostra analisi: non accettiamo che ventisette milioni di persone siano cancellate in nome degli umori dei mercati. Ci sembra ormai chiara l’insostenibilità della retorica propinataci dal circuito massmediatico, per la quale il bene del mercato coincide con il nostro bene. Non è così, e il nostro quotidiano lo testimonia: non possiamo accettare questo modo di imporre il pagamento del debito. Il rischio di default e la retorica del pareggio di bilancio a tutti i costi non possono essere la giustificazione per annientare i nostri diritti, per ridurre alla povertà le nostre vite: se questo deve essere il nostro futuro, diciamo che non vogliamo pagare questo debito, che è stato creato da soggetti privati e che non può essere scaricato sulle fasce più deboli della collettività.

 

Questo è il senso che vediamo nella giornata del 17 novembre, questi i motivi per cui saremo in piazza giovedì prossimo. Quest’anno il 17 novembre non rappresenta soltanto la giornata mondiale del diritto allo studio, ma deve essere calata in un orizzonte generale di lotta e di sciopero. Come studenti universitari, ci sentiamo parte integrante di quel 99% che non può tollerare ancora ricatti. Per questo chiediamo a tutte le donne e gli uomini schiacciati dalla crisi, a tutte le forze sociali, politiche e sindacali, di essere in piazza con noi il 17 novembre: costruiamo in questa giornata un primo momento di confronto e organizzazione collettiva, una ripresa di parola reale che parta da tutti e tutte, da luoghi come le facoltà e le piazze che devono tornare ad essere i nostri laboratori. Dire oggi “Occupy Pisa” significa scommettere sulla possibilità di creare nuove relazioni sociali, di iniziare tutti insieme a riprenderci, giorno dopo giorno, il futuro.